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Martedì, 15 Novembre 2016 19:42

Crisi. Prelievi, oltre 1000 euro scatta il controllo fiscale

Come ostacolare l'economia di un Paese?  Chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrà essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Il rischio impaurire i contribuenti e scoraggiare lo shopping. Intanto domani il tax day


Entro domani le imprese sono chiamate a passare in cassa. Più precisamente a versare all’erario ben 27 miliardi di euro per onorare Iva, ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori, ritenute Irpef dei lavoratori autonomi, addizionali regionali/comunali Irpef e ritenute Irpef e Ires delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico. Lo afferma l’Ufficio studi della Cgia.
L’imposta più pesante sarà l’Iva: imprese e lavoratori autonomi verseranno 12,8 miliardi di euro, mentre le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori costeranno 11,5 miliardi. Le altre voci, invece, saranno più contenute: l’addizionale regionale Irpef e le ritenute Irpef in capo agli autonomi costeranno entrambe 1 miliardo, l’addizionale comunale Irpef 412 milioni e le ritenute dei bonifici per le agevolazioni fiscali Irpef collegate al risparmio energetico e alle ristrutturazioni edilizie solo 162 milioni.
"Il peggio, comunque, deve ancora arrivare – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - il prossimo 30 novembre ci sarà un’altra scadenza da far tremare i polsi. Se le persone fisiche e le società di persone verseranno la seconda o la rata unica dell’Irpef, dell’Irap e dell’Inps, le società di capitali saranno chiamate a onorare l’Ires e l’Irap. In questa occasione l’erario incasserà altri 28 miliardi; uno in più di quanto riscuoterà domani".
Con troppe tasse e una burocrazia che non accenna a diminuire, la Cgia fa notare che fare impresa continua ad essere sempre più difficile. “Con un fisco più semplice – conclude il Segretario della Cgia Renato Mason – anche l’Amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente nel contrastare gli evasori/elusori fiscali. La selva di leggi, decreti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano ad essere uno dei settori più virtuosi della nostra Pubblica amministrazione". La Cgia tiene infine a precisare che in questa analisi non sono stati conteggiati i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro domani.

 

A partire da oggi, viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di 'nero' qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario.

È questo l'emendamento appena approvato al decreto fiscale e che, come ricorda il portale 'laleggepertutti.it' rischia di impaurire contribuenti e risparmiatori. Benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l'uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte.

Se è vero che nel conto corrente ci sono i propri soldi, in linea teorica, e si dovrebbe essere liberi di farne quello che si vuole, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che si preferisce, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest'ultimo (o meglio, l'Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l'operazione, si nasconda un'attività in nero.

Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell'Agenzia delle Entrate).

La giurisprudenza ammette - sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate - gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Per questo è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell'impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento. Si tratta, ovviamente, solo di una 'presunzione' contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari.

Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell'impiego di consistenti somme di denaro. La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma in base alla quale i prelievi possono costituire 'compensi'.

Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito 'numerico': la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di 'franchigia' entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l'eccedenza rispetto alle stesse.

 

 

fonte Adnkronos

Ultima modifica il Martedì, 15 Novembre 2016 19:56

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