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Martedì, 16 Giugno 2026 15:57

'Prenda la scopa e inizi a fare qualcosa', frase del sindaco di Montorio ad una consigliera di opposizione

PD: il terzo caso documentato di insulti sessisti o di episodi legati alla violenza di genere consumati all'interno delle assise civiche della provincia di Teramo in tempi recenti.


"Prendi la scopa per imparare a fare qualcosa". Questa è la frase detta dal neo sindaco di centrodestra Fabio Altitonante alla consigliera d'opposizione Alessia Nori, sua rivale alla corsa di primo cittadino, nel consiglio comunale inaugurale di Montorio al Vomano, in provincia di Teramo.

Attraverso una nota ufficiale siglata dal segretario provinciale Robert Verrocchio, i dem hanno condannato senza appello l'episodio, definendolo "una grave ferita per la democrazia locale e per il rispetto che si deve alle istituzioni". Secondo la ricostruzione del segretario provinciale, il primo cittadino avrebbe ripetutamente interrotto l'esponente della minoranza consiliare, puntando sull'attacco personale. "Non hai preso neppure i voti dei parenti", una delle altre frasi pronunciate durante l'accesa seduta consiliare. La presa di posizione del Partito Democratico evidenzia però come l'episodio di Montorio non sia purtroppo un fulmine a ciel sereno, bensì l'ultimo tassello di un mosaico allarmante. Quello registrato nelle ultime ore rappresenta infatti il terzo caso documentato di insulti sessisti o di episodi legati alla violenza di genere consumati all'interno delle assise civiche della provincia di Teramo in tempi recenti, vedasi Isola del Gran Sasso e Atri. Una scia di intolleranza che delinea un preoccupante problema culturale trasversale sul territorio. Nel manifestare la massima solidarietà a nome del partito alla consigliera Alessia Nori, Verrocchio ha voluto lanciare un severo monito sui doveri morali legati alle cariche pubbliche.

"Il rispetto non si impone con il machismo da quattro soldi, si guadagna solo con lo spessore democratico" ha concluso il segretario provinciale, intimando formalmente al sindaco di Montorio l'obbligo di formulare delle scuse pubbliche immediate sia alla consigliera offesa sia all'intera comunità. "Le parole rivolte a lei dal sindaco - chiosano il segretario regionale Daniele Marinelli e la portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, Roberta Tomasi - rappresentano un episodio che non può essere derubricato a semplice scontro politico o a una battuta infelice. Sono insulti che arrivano da chi dovrebbe essere esempio di ben altro".

Licheri - Chiavetta (SI-AVS): “Dal sindaco di Montorio parole inaccettabili. Solidarietà alla consigliera Nori.”
Sinistra Italiana, Alleanza Verdi e Sinistra esprime piena solidarietà alla consigliera comunale Alessia Nori per le frasi che, secondo quanto riportato, le sarebbero state rivolte dal sindaco di Montorio al Vomano, Fabio Altitonante, nel corso della prima seduta del Consiglio comunale.

Prima ancora del merito delle singole espressioni, colpisce la gravità sul piano istituzionale. Un sindaco, quando siede in Consiglio comunale, non rappresenta soltanto la propria maggioranza, ma l’intera comunità: anche la minoranza, anche i cittadini che non lo hanno votato, anche chi esercita legittimamente il diritto-dovere di opposizione.

Utilizzare lo scranno più alto dell’istituzione comunale per colpire, deridere o delegittimare una consigliera di minoranza è già di per sé un fatto politicamente grave. Se poi il confronto degenera in espressioni come “non hai preso neppure i voti dei parenti” e, soprattutto, “prendi la scopa e impara a fare qualcosa”, siamo davanti a un linguaggio inaccettabile, violento e intriso di un maschilismo anacronistico che non dovrebbe trovare spazio in nessuna sede pubblica, tantomeno in un’aula consiliare.

«Il Consiglio comunale non è proprietà del sindaco né della maggioranza», dicono Licheri e Chiavetta. «È il luogo della rappresentanza democratica. Chi lo presiede o vi interviene dal ruolo più alto ha un dovere in più: garantire rispetto, equilibrio e dignità istituzionale. Le parole rivolte alla consigliera Nori, se confermate nei termini riportati, sono gravi non solo perché offensive, ma perché rivelano una concezione proprietaria e muscolare delle istituzioni».

«Sminuire una donna impegnata in politica richiamando stereotipi domestici appartiene a un linguaggio vecchio, regressivo e pericoloso», sostengono i due segretari. «Non è una battuta, non è colore politico, non è dialettica aspra. È il riflesso di una cultura che continua a considerare la presenza femminile nelle istituzioni come qualcosa da ridicolizzare o rimettere al proprio posto. Questo è esattamente ciò che va respinto con nettezza».

Riteniamo necessario che il sindaco Altitonante chiarisca pubblicamente quanto accaduto e rivolga le proprie scuse alla consigliera Nori, al Consiglio comunale e alla cittadinanza.

Le istituzioni democratiche si difendono anche attraverso il linguaggio. E chi le rappresenta ha il dovere di esserne all’altezza.

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