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Martedì, 18 Agosto 2026 20:03

Addio a Varenne, l'ultimo mito senza tempo della corsa

cds

​"Un cavallo non ci dà soltanto la sua forza, ma ci presta anche le sue ali."

— Ronald Duncan


​Nessun cavallo ha saputo incarnare la perfezione atletica, la potenza pura e l'affetto popolare con la forza devastante di Varenne, il leggendario fuoriclasse del trotto mondiale che si è spento all'età di 31 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore degli appassionati di sport di tutto il pianeta. La notizia della scomparsa del trottatore più vincente della storia è giunta nelle prime ore del mattino, diffusa attraverso i canali ufficiali che da anni ne seguivano la meritata pensione. Un infarto fulminante, accertato dal veterinario nella notte tra il 17 e il 18 agosto, ha posto fine alla parabola di un animale straordinario, che trascorreva le sue giornate nell'allevamento LJ ad Eboli, in provincia di Salerno. L'annuncio, carico di commozione, ha espresso il dolore di chi lo ha accudito fino all'ultimo istante, ricordando come il Capitano abbia finalmente spiegato le sue ali per volare altrove e ricongiungersi con lo storico proprietario

Enzo Giordano, scomparso nel 2025 all'età di 71 anni.

​Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, dal blasonato stallone americano Waikiki Beach e dalla fattrice italiana Ialmaz, Varenne non è stato soltanto un dominatore delle piste, ma un autentico fenomeno socioculturale capace di valicare i confini tradizionali dell'ippica. Acquistato da Enzo Giordano dopo un esordio tanto promettente quanto sfortunato, il cavallo venne affidato alla guida sapiente dell'allenatore finlandese Jori Turja e all'incomparabile sensibilità del driver romano Giampaolo Minnucci, che ne è diventato la voce e il braccio per l'intera e gloriosa carriera agonistica. Insieme hanno costruito un sodalizio leggendario, capace di collezionare numeri che hanno ridefinito per sempre la storia dello sport mondiale.

​Il palmarès di Varenne parla con la precisione inconfutabile dei numeri: 73 corse disputate, 62 vittorie e un totale di premi vinti che supera i 6 milioni di euro, cifra mai raggiunta prima da alcun trottatore. Dalla prima affermazione di prestigio nel Derby italiano del trotto nel 1998, il Capitano ha iniziato una scalata inarrestabile verso la gloria globale. Nel 2001 e nel 2002 ha firmato l'impresa leggendaria del "Grande Slam", trionfando nelle tre competizioni regina del trotto europeo — il Prix d'Amérique a Parigi, l'Elitloppet a Stoccolma e il Gran Premio Lotteria di Agnano a Napoli — a cui ha aggiunto negli Stati Uniti la prestigiosa Breeders Crown. Nessuno prima di lui era riuscito a imporre un'egemonia così totale, abbattendo record di velocità su ogni pista e sbaragliando la concorrenza con una superiorità atletica che pareva quasi naturale.

​La biomeccanica perfetta: l'inimitabile modo di trottare

​Ciò che rendeva Varenne letteralmente imbattibile sul piano agonistico era una meccanica di corsa unica e rivoluzionaria, studiata persino dagli esperti di biomeccanica equina. Il suo modo di trottare era la sintesi ideale tra potenza muscolare e una fluidità quasi ipnotica:

​Estensione e falcata: Varenne possedeva una falcata straordinariamente ampia e profonda. Quando mulinava le zampe, la sua azione posteriore era in grado di spingere il corpo in avanti coprendo porzioni di pista superiori alla media di qualsiasi avversario, senza mai perdere l'assetto né appesantire l'azione.
​Resistenza alla rottura: Nel trotto la minaccia costante è la "rottura al galoppo", ovvero il cambio di tirata che porta alla squalifica. Varenne vantava un equilibrio dinamico e un'elasticità nei garretti talmente perfetti che, anche nei momenti di massimo sforzo o quando veniva sollecitato per un sorpasso repentino, manteneva un ritmo impeccabile senza mai rischiare di scomporsi.
​Progressione costante e bilanciamento: La sua falcata dava la sensazione visiva che il cavallo non toccasse quasi il terreno, sfiorando l'asfalto o la sabbia della pista con un'agilità disarmante. Invece di dissipare energie in movimenti verticali, tutta la spinta proveniva dalla schiena e dagli arti posteriori, canalizzandosi in un'accelerazione orizzontale pura che diventava devastante nei quattrocento metri finali.

​Il legame simbiotico con Giampaolo Minnucci

​Al centro dell'incredibile epopea di Varenne c'è stato anche il rapporto viscerale e indissolubile con il suo driver di sempre, Giampaolo Minnucci. Tra il guidatore romano e il trottatore si è creata un'alchimia rara, un'intesa quasi telepatica trasformata in uno dei sodalizi più vincenti della storia dello sport internazionale. Minnucci incrociò il destino di Varenne quando il cavallo muoveva ancora i primi passi e comprese immediatamente di trovarsi di fronte a un esemplare unico, dotato di una potenza straripante ma anche di una spiccata intelligenza tattica.

​In pista le mani di Minnucci trasmettevano indicazioni impercettibili tramite le briglie, lasciando che fosse la straordinaria meccanica naturale di Varenne a dettare i tempi dell'attacco. Il driver non ha mai fatto uso di maniere forti: il frustino era solo un segnale visivo o ritmico, mai uno strumento di coercizione. Durante le corse più complesse, tra partenze affollate e contromosse degli avversari, i due agivano come un unico organismo. Nelle calde domeniche ad Agnano o sul nastro di Vincennes, Minnucci sapeva esattamente quando coprire il cavallo e quando lasciargli briglia sciolta per scatenare la sua leggendaria e fluida progressione.

​Un'eredità che supera il tempo

​Ciò che ha reso Varenne una figura unica non è stata soltanto la serie ininterrotta di trofei, ma la sua incredibile capacità di attrarre l'attenzione di un pubblico vastissimo, trasformando la domenica delle corse in un evento di massa. Quando scendeva in pista, gli ippodromi di tutto il mondo registravano il tutto esaurito, e milioni di persone si sintonizzavano davanti agli schermi per assistere alle sue vittorie.

​Dopo il ritiro ufficiale dalle competizioni, avvenuto il 28 settembre 2002 al termine di un trionfale tour mondiale conclusosi a Montréal, Varenne ha iniziato una seconda vita altrettanto prolifica come stallone. Con oltre duemila figli generati, il suo preziosissimo patrimonio genetico ha continuato a scorrere nelle vene delle nuove generazioni di trottatori in ogni angolo del globo. Anche dopo la fine delle gare, il legame tra Minnucci e il Capitano non si è mai interrotto, fatto di visite continue in allevamento e di un affetto immutato nel tempo.

​La sua scomparsa chiude definitivamente un'epoca irripetibile. Varenne ha dimostrato che la grandezza non conosce limiti di specie e che la passione sportiva può essere accesa dall'armonia perfetta tra un uomo e un cavallo. Il Capitano lascia in eredità un ricordo fatto di record imbattuti, emozioni pure e una scia di gloria che continuerà a correre libera nei racconti di chiunque abbia avuto il privilegio di vederlo volare sulla pista.

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