Termina così una delle annate più deludenti della storia del Delfino, negativa sotto tutti i punti di vista. La crisi di risultati (solo un sesto posto in regular season, con ben 41 punti di distacco dalla capolista Cesena) è stata accompagnata da un’ancor più grave crisi di gioco, con prestazioni pessime in particolare contro avversari di caratura assai modesta. I tre tecnici che si sono succeduti sulla panchina (Zeman, Bucaro e Cascione) hanno provato invano a dare una fisionomia alla squadra, cambiando di continuo gli interpreti e talvolta anche il modulo; difatti non è mai esistito un undici titolare. Neanche il calendario è stato favorevole ai biancazzurri, con una estenuante serie di partite disputate in notturna (soprattutto nei mesi freddi) e in giorni feriali, che di fatto hanno contribuito a tenere lontano il pubblico dallo stadio Adriatico. A tutto ciò si sono aggiunti altri eventi fuori dal campo, dai problemi di salute di mister Zeman ai guai giudiziari privati di qualche giocatore, fino alla crescente contestazione della tifoseria nei confronti della dirigenza, che hanno complicato ulteriormente il cammino della squadra.
Difficile prevedere chi, tra dirigenti, tecnici o giocatori, rimarrà nella prossima stagione, visto che anche lo stesso presidente Sebastiani sembra intenzionato a cedere le redini della società. Di certo questa volta non sarà sufficiente mettere qualche toppa, ma si dovrà effettuare una ricostruzione radicale. Definito al più presto l’assetto societario, occorrerà effettuare una programmazione seria e a lunga scadenza, perché una piazza come Pescara non merita uno spettacolo come quello andato in scena quest’anno.