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Giovedì, 01 Marzo 2018 17:55

Rigopiano. Quando il social spaventa come un'arma. Coniugi Feniello: “D'Alfonso rispondi”

photoshot del filmato e estratto del verbale dei Carabinieri photoshot del filmato e estratto del verbale dei Carabinieri

I coniugi Feniello, genitori di Stefano, morto a 28 anni tra le 29 vittime della tragedia di Rigopiano, accaduta nel 18 gennaio 2017, fanno incursione, con il loro amato cane Fifi (così chiamavano Stefano), alla cena organizzata per D''Alfonso in un ristorante d'elite a Montesilvano, 'armati' solo di uno smartphone e della foto del figlio.

 

Il filmato in diretta sul profilo social di Alessio Feniello di 45 minuti circa rivela che il social può spaventare più di una pistola in alcune situazioni.

“Sarò la sua ombra finchè campo”, le parole di Alessio Feniello per Luciano D'Alfonso, “finchè non ci darà delle risposte su quella sera” a Rigopiano “non avrà pace dalla mia famiglia”.

Ieri sera, sapendo della cena di pesce alla Polena, si è recato alle 20,30 al ristorante insieme alla moglie, con “l'arma letale” più potente dei nostri giorni, lo smartphone, in compagnia del cane Fifi e la foto del figlio Stefano, si è seduto al posto presidenziale in attesa di Luciano D'Alfonso per porgergli alcune domande e non si è presentato. 

La diretta inizia così: “Lei chi è?” Chiede un signore.

Feniello: “sono una persona ferita”.

Entra nella sala con lo smartphone puntato per la ripresa e chiede ai commensali, intenti a conversare tra loro in attesa del candidato al Senato: “non vi vergognate di stare qua?”

Piomba il silenzio nella sala.

La signora Feniello chiede tra i tavoli, “siete gente qualunque o contate qualcosa in Abruzzo? Se fossero stati figli vostri avrebbero mandato l'elicottero quella sera?”

Il signor Alessio, “Io non ho paura di nulla se mi uccidete mi fate un favore.” E poi verso le persone sedute ai tavoli: “Quello è mio figlio, ve lo presento stasera.”

Una lunga scena che appare come un film di Quentin Tarantino, questa volta però di Pulp c'è il macabro ricordo di una tragedia. I protagonisti sono due genitori feriti, 'armati' solo di un smartphone puntato che si dimostra immobilizzante per gli invitati.

E c'è una unica domanda che perseguiterà e tormenterà i Feniello, i parenti delle altre vittime, l'Abruzzo intero: “si poteva evitare?”

Ancora una volta non ci sono risposte.

L'incursione è priva di violenza, colma di disperazione, parole intense, a volte forti, molto forti; i Feniello reiterano sempre la stessa questione: si poteva evitare? Vogliono sapere, parlare con il Presidente.

La disperazione non conosce paura: “Non siete capaci di ammazzarmi", "mi volete arrestare? Arrestatemi".

Vengono in epilogo i Carabinieri, dopo alcuni tentativi di convincere Alessio a interrompere la ripresa, il filmato termina poco dopo e in altro successivo, lui stesso racconta che è stato "aggredito", si è sentito male, “credevo un infarto”. Gli agenti presenti nel filmato non smentiscono mentre prendono le generalità della coppia fuori dal ristorante, c'è il 118. Un abbraccio del cuoco preoccupato non calma i coniugi Feniello che si sentono incompresi e questa volta, dicono, anche dalle forze dell'ordine.

Ultima modifica il Giovedì, 01 Marzo 2018 18:47

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