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Giovedì, 22 Ottobre 2020 18:05

Montesilvano. Il sogno di Peppino D'Agnese. L'uomo che piantò i pini dell'ex FEA.

Scritto da Angela Curatolo
Giuseppe, Peppino, D'Agnese, accanto ai pini. Sotto l'inaugurazione del monumento ai caduti Giuseppe, Peppino, D'Agnese, accanto ai pini. Sotto l'inaugurazione del monumento ai caduti

Guerino D'Agnese racconta di quando gli alberi furono piantati per volere del padre assessore, imprenditore e eroe di guerra. Lo stesso che volle costruire il monumento ai caduti, ora abbandonato e nascosto in piazza Montanelli. "Nel campo di Concentramento di Norimberga. Su 250 italiani se ne salvarono 11". Questo il vero significato del monumento. "Arriva il 4 Novembre, dovrebbe essere spostato da questa indegna postazione".

Montesilvano ha storia e identità, ma deve difenderle, conoscerle, curarle, proteggere, amarle, perchè sono come gli alberi, ci vuole tanto tempo per farle diventare grandi.

"Erano gli anni '70. Mio padre è stato eletto 4 volte e in 2 di queste è stato anche assessore, una volta era assessore anziano. Un assessorato che mi ricordo è quello ai servizi pubblici ed alla vigilanza urbana". Guerino D'Agnese montesilvanese, racconta di quando suo padre, Giuseppe, Peppino D'Agnese, fece piantare quegli alberi dietro l'a ex FEA, gli stessi tagliati il 12 ottobre dalla attuale Amministrazione e volle far costruire il monumento ai caduti.

"Era il periodo in cui davanti al bar centrale di Settimio, dove attualmente c'è il rondò, i vigili urbani, mentre smistavano il traffico su una piccola pedana, ricevevano i doni dai cittadini di Montesilvano. Altri tempi. Le cose che ti riferisco le conosco solo perchè ad ora di pranzo, nei sabato di fine settimana, eravamo tutti insieme a tavola e notavo le sollecitazioni a mio padre. O veniva da noi il comandante dei vigli urbani Nino Fanti, da poco deceduto, a far firmare delle carte a mio padre, o ascoltavo le telefonate che lui faceva e riceveva in quei momenti". I ricordi di fanciullo che ascoltava incuriosito le conversazioni dei grandi.

"Avevamo un telefono, di quelli neri, a parete proprio davanti al tavolo del soggiorno dove si pranzava. Ecco perchè mi ricordo queste poche cose su quando il Comune ebbe, non in proprietà che è avvenuto molto tempo dopo, sotto il sindaco Attilio Di Mattia, ma in concessione quell'area - ex FEA- da poter utilizzare per servizi pubblici".

Riferisce: "In quegli anni le estati erano bollenti e mio padre sosteneva che fosse necessario piantumarci alberi che avessero grosse capacità di ombreggiamento per riparare ambulanti e clienti durante il mercato rionale, dato che fu subito quella la scelta su cosa farci in quanto la posizione permetteva di raccogliere sia l'utenza degli abitanti costieri che di quelli del centro".

Il mercato quindi una naturale destinazione dell'area.

"Un altro particolare, da ragazzotto, mi faceva sorridere dei comportamenti di mio padre. Il suo desiderio di rendere più verde l'area centrale dell'allora paese lo portò a far decidere la giunta, a piantumare pini lungo via D'Annunzio, da Via Chiarini fino al Comune, per creare un viale".

L'assessore mostrava una certa educazione ambientale, che le amministrazioni successive, purtroppo, non hanno portato avanti negli anni.

"Furono piantumate le esili pianticelle di pino, con i loro supporti in legno che permettessero loro di crescere dritti. In quell'area,vicino al piazzale della chiesa, c'erano due scuole, che mi sembra ancora ci siano, una scuola professionale e le scuole medie". Racconta Guerino.

"La mattina alcuni ragazzacci decisero di fare delle bravate andando a scrollare le piantine che, deboli com'erano subirono dei danni. Da quel giorno mio padre, prima di entrare nella nostra azienda, si posizionava davanti alle scuole e se, poco poco, qualche ragazzo si avvicinava con fare sospetto alle piantine, li richiamava a gran voce. Mi ricordo addirittura che nella nostra segheria - Sacil, era un imprenditore che dava lavoro a più di 50 persone abitanti del luogo - fece costruire una mazza di faggio nel caso dovesse intimidire i più facinorosi. La protezione ad personam dei pini durò per più di un anno". Precisa, poi, "So solo queste cose, chiaramente con gli occhi di ragazzo, quindi non ho contezza di atti amministrativi o quant'altro".

Monumento ai caduti.

Nel campo di Concentramento di Norimberga. Su 250 italiani in quel campo, dopo 2 anni di stenti, se ne salvarono 11.

"Non tutti i montesilvanesi sanno che mio padre fu l'artefice della costruzione del Monumento dei Caduti Tomba degli eroi, cosa a cui teneva molto ( ho nel mio ufficio l'attestato che il 15 novembre 1970, il gruppo civico Rinnovamento Democratico, capeggiato da mio zio Pierdante Colagrande, gli consegnò ), da ex internato del campo di Concentramento di Norimberga. Su 250 italiani in quel campo, dopo 2 anni di stenti, se ne salvarono 11. Ogni volta che capitava uscisse il discorso su quei giorni, con degli ospiti a casa, mio padre si commuoveva, ricordando i suoi amici di prigionia morti nelle baracche per tisi, fame e freddo".

Per questo Guerino D'Agnese crede vivamente che il monumento ai caduti andrebbe spostato dal luogo dove è stato messo, in piazza Montanelli, coperto completamente e al buio, in mezzo ad una aiuola. In molti lo vorrebbero al centro città, Piazza Diaz, dove era sin dall'inizio.

Ultima modifica il Giovedì, 22 Ottobre 2020 19:14