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Martedì, 12 Gennaio 2021 18:22

Orfani bianchi, una dedica intensa per chi vive ai margini

Scritto da Irma Alleva

RUBRICA

SPAZIO LIBRI

a cura di Alleva Irma

Bentrovati con Spazio Libri e un nuovo romanzo o meglio un nuovo scrittore che continua ad avere una corsia preferenziale nelle mie personali scelte di lettura, Antonio Manzini.

Non so dirvi se mi sono innamorata di Rocco Schiavone grazie a Manzini oppure di Manzini attraverso le vicende del vice questore di Aosta Rocco Schiavone, è certo però che sono profondamente legati. E quando ho visto Orfani Bianchi(Chiarelettere) tra gli scaffali della libreria la curiosità di leggerlo è stata troppa! Con la possibilità inoltre, di tornare a conoscere Manzini, per la prima volta disgiunto dal suo alter ego su carta e oltretutto alle prese con una protagonista femminile.

"Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che per trovare un angolo di serenità è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania. E mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?". ANTONIO MANZINI

La protagonista in questione non si chiama Maria ma Mirta, una giovane donna originaria della Moldavia che vive e lavora a Roma come badante, appunto, per costruirsi l'opportunità di una vita migliore. Nel suo paese ha lasciato suo figlio Ilie di 11 anni che nel frattempo cresce con la nonna, ormai stanca ed anziana. E proprio la morte improvvisa di quest'ultima costringe Mirta a collocare Ilie in un'orfanotrofio, almeno fino a quando non avrà raccimolato abbastanza per consentire al ragazzo di raggiungerla in Italia.

Mirta combatte,fatica, senza troppe lamentele mentre mantiene un filo continuo di mail con suo figlio che rappresenta l'unico stimolo per non arrendersi dinanzi alle difficoltà che il suo lavoro inevitabilmente genera fotografando attraverso considerazioni varie una collettività, la nostra, ben poco idillica.

E' un Manzini inedito, che va a toccare molti nervi scoperti della nostra società, a tratti duro ma realistico e coinvolgente, con un chiaro invito a spingerci oltre. A guardare dietro donne e uomini che decidono di mettere in stand-by la propria vita per dedicarla a qualcun'altro, trascinandosi un vissuto, spesso, pesante come un macigno e che rimangono ai margini nonostante si mettano a disposizione di lavori duri e che di frequente noi stessi italiani non siamo disposti a prendere in carico.

Perché leggerlo? Perchè è un romanzo toccante, che lascia dell'amaro in bocca ma nella quantità giusta, quella che serve, di tanto in tanto, per riprendere la giusta angolazione di veduta.

Ah quasi dimenticavo! Per chi vuole, il giovedì sera intorno alle 21.30 sono su Radio Delta 1 all'interno dello spazio di Stefania D'alonzo e Daniele di Ianni per brevi e leggeri consigli di lettura. A presto!