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Venerdì, 18 Giugno 2021 14:37

Premio Internazionale Flaiano di Letteratura 2021, i vincitori e finalisti

Scritto da Rendez

Ecco i vincitori e finalisti, 48 in totale del premio.

 

Michel Houellebecq

Michel Houellebecq, pseudonimo di Michel Thomas, è uno scrittore, saggista, poeta, regista e sceneggiatore francese.

L’autore, spesso assimilato al movimento anglosassone detto di Anticipazione sociale, è considerato uno dei più rilevanti scrittori della letteratura francese contemporanea. Si è segnalato anche come critico letterario e per le sue prese di posizione critiche all’Islam.

Dal temperamento polemico e provocatorio, ha disegnato un paesaggio letterario cinico e sconsolato, nel quale domina la povertà affettiva e sessuale della società contemporanea.

Ha esordito nel 1991 con Lovecraft. Contre le monde, contre la vie, saggio sullo scrittore statunitense di narrativa fantastica e precursore di molti temi di fantascienza. Ha raggiunto il successo con Les particules élémentaires (1998, trad. it. 1999, Le particelle elementari), dal quale nel 2006 il regista Oskar Roehler ha tratto l’omonimo film.

Tra le altre opere: Lanzarote (2000, trad. it. 2002); Plateforme (2001; trad. it. 2003); La possibilité d’une île (2005; trad. it. 2005, divenuto un film con la regia dell’autore nel 2008); La carte et le territoire (2010; trad. it. 2010), con cui si è aggiudicato il premio Goncourt; la raccolta di poesie Configuration du dernier rivage (2013; trad. it. 2015); il romanzo Soumission (2015; trad. it. 2015).

Nel 2014 la mostra Before landing, allestita presso il Pavillon Carré de Baudouin di Parigi, ha presentato il reportage fotografico realizzato dallo scrittore, sorta di estensione virtuale del suo libro La carte et le territoire, mentre nel 2016 sono stati editi in Francia Houellebecq 1991-2000, primo volume delle sue opere complete in cui sono raccolti romanzi, poesie e saggi, e il testo Mémoire d’outre-France; è dello stesso anno la pubblicazione in Italia della sua produzione poetica integrale, raccolta nei due volumi La vita è rara, mentre nel 2017 è stato pubblicato En présence de Schopenhauer (trad. it. 2017) e nel 2019 il romanzo Sérotonine (trad. it. 2019). Tra le opere più recenti occorre citare la raccolta di testi Interventions 2020 (2020).

I suoi libri sono tradotti in italiano da “Bompiani” che ha raccolto in due volumi la sua opera omnia, e da “La nave di Teseo”.

Presso Bompiani sono apparsi la raccolta poetica completa La vita è rara. Tutte le poesie (2016) e i due volumi delle Opere (2016 e 2017).

Walter Pedullà

Walter Pedullà, laureatosi in Lettere all’Università di Messina, ha insegnato Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma dal 1958 al 2005 (nei primi 8 anni come assistente di Giacomo Debenedetti, il suo maestro).

È stato giornalista professionista dal 1962 al 1980. È stato critico letterario del quotidiano Avanti! dal 1961 al 1993 e attualmente collabora al Messaggero, dopo aver collaborato con l’Unità, Italia Oggi e Il mattino. Ha fondato nel 2001 due riviste culturali: L’Illuminista e Il Caffè illustrato, da lui poi anche dirette.

Ha diretto con Nino Borsellino la Storia generale della letteratura italiana, in dodici volumi, che, edita nel 1999 da Rizzoli e Motta, è stata nel 2004 ristampata in edizione economica e in sedici volumi dall’Espresso. Ha diretto la collana di classici italiani Cento libri per mille anni (due interamente curati da lui - uno su Svevo, un altro su narratori e prosatori del Novecento - e due in collaborazione con altri: uno sul saggio del Novecento e uno sulla poesia e il teatro del Novecento). È stato presidente o membro delle giurie di svariati premi letterari (Strega, Viareggio, Campiello, Mondello, Scanno, Pen Club, Flaiano, Bari, Penna, Pisa, Aquileia, Coni, Latina, Oriente-Express, Trulli, Crotone, Vibo, Padula, Siderno, Palmi, Locri, Gela, Messina, Taranto, ecc.).

È stato Presidente della RAI dal febbraio 1992 al luglio 1993. Dal 1995 al 31 ottobre 2001 è stato Presidente del Teatro di Roma.

È autore di numerosi libri di saggistica letteraria, tra cui monografie su Savinio, Gadda, Palazzeschi, Debenedetti, raccolte di saggi centrati su temi generali del Novecento come il futurismo, la neoavanguardia, la comicità, la Controcultura, il fantastico, la questione meridionale, l’emarginazione.

È con Pagliarani, Malerba, Manganelli, Guglielmi tra i fondatori della Cooperativa Scrittori, della quale è stato vicepresidente. Ha diretto la Casa Editrice Lerici.

“Il pallone di stoffa - Memorie di un nonagenario” (Rizzoli) è avvolgente e straripante, fluido e sorprendente, denso di sorprese, giocoso e ironico.

Correre attraverso novant’anni con alle spalle il fatto decisivo, per l’imprinting autobiografico, di essere il suo autore morto e poi risorto, una volta, quasi due.

Walter Pedullà usa se stesso, ricordi, emozioni, passioni, illusioni, i pensieri che hanno attraversato la sua vita e l’hanno resa come lui ora la rappresenta al passo, al trotto, al galoppo, modulando con grande sapienza i vari registri.

Il grande critico letterario, il professore che sa farti amare l’infinito intrattenimento della scrittura letteraria in un corpo a corpo continuo con la sua sostanza: i molti volti di un intellettuale così scintillante coerente e concreto della sua stazza trovano l’alveo giusto per dirci come è vissuto lo studente povero del Sud che è diventato critico militante, accademico, presidente Rai, responsabile di grandi imprese culturali.

Per il Flaiano si tratta di “Una autobiografia davvero unica e ancor più sorprendente per l’esplosione anche giocosa palazzeschiana della sua scrittura, cinquecento pagine che si bevono in un baleno e non sai se incantano più certi sapidi lampi adolescenziali da narratore sagace o i deliziosi ritratti al volo di Ungaretti, Pagliarani, D’Arrigo”, motiva così la scelta la giuria del Premio.

Premio Speciale Flaiano di Letteratura 2021

 

Claudio Piersanti

Quel maledetto Vronskij

(Rizzoli)

Claudio Piersanti è scrittore tra i nostri maggiori, vincitore di numerosi premi per i suoi romanzi, tra cui il Premio Viareggio (1997, con Luisa e il silenzio) e il Premio Selezione Campiello (2006, con Il ritorno a casa di Enrico Metz), e autore dei memorabili racconti L’amore degli adulti (1989).

Dalla pena di un grande narratore, la storia di un uomo che non crede alla fine di un amore. Un romanzo irresistibile di ossessioni, tenacia e tenerezza.

“Perdonami sono tanto stanca. Non mi cercare”.

Solo questo lascia scritto Giulia, prima di scomparire nel nulla. E suo marito Giovanni, nella casa improvvisamente vuota, si sente un naufrago.

Il loro è un amore fatto di cose minime: la colazione al mattino, con le fette imburrate e la marmellata; un bacio volante prima di andare al lavoro e un altro più lungo la sera, quando lui torna dalla tipografia con le dita sporche d’inchiostro; abbracciarsi in giardino tra le rose che lei ha potato con cura. Dopo una vita insieme, non hanno ancora perso la voglia di farsi felici l’un l’altra. O almeno, così credeva lui.

Adesso Giovanni, in cerca di risposte, guarda tra i libri di Giulia e dagli scaffali pesca il più voluminoso: Anna Karenina. Comincia a leggere. E si convince che sua moglie abbia trovato un altro uomo, un amante focoso, un maledetto Vronskij. Geloso e amareggiato, si chiude in tipografia, deciso a creare una copia unica del capolavoro di Tolstoj: carta pregiata, copertina in pelle, nella speranza, un giorno, di fare il suo ultimo pegno d’amore per Giulia.

Ma la vita non è un romanzo, procede per strappi lievi e imprevedibili.

Quando il mistero della scomparsa si svela, Giovanni capisce che c’è sempre qualcosa che ci sfugge, e tutto ciò che possiamo fare è smettere di averne paura.

 

 

 

Finalista Premio Flaiano di Narrativa 2021

 

Antonio Pennacchi

La strada del mare

(Mondadori)

 

Operaio fino a cinquant’anni, Antonio Pen­nacchi è nato nel 1950 a Latina, dove vive. È considerato uno dei maggiori scrittori italia­ni. Ha pubblicato per Mondadori numero­si romanzi, tra cui Il fasciocomunista (2003), Mammut (2011), Canale Mussolini (Parte pri­ma, 2010, vincitore del Premio Strega, e Parte seconda, 2015), la favola nera danese Brutto gatto maledetto, i racconti di Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni (2006), Il delitto di Agora (2018). È autore del saggio Fascio e martel­lo. Viaggio per le città del Duce (Laterza, 2008). Collabora con “Limes”. Ha moglie, due figli e due nipoti femmine.

 

Antonio Pennacchi torna con un romanzo in­tenso ed epico, un nuovo e indimenticabile capitolo della saga della famiglia Peruzzi, in cui racconta gli anni Cinquanta dell’Agro Pontino, del “mondo del Canale Mussolini” e delle donne e degli uomini che lo abitano. E come sempre, nell’opera di Pennacchi, la “piccola” Storia delle famiglie originarie del Veneto, che erano scese nel basso Lazio alla fine degli anni Venti del Novecento per co­lonizzare le terre bonificate dal regime fasci­sta, e che lì erano diventate una comunità, si intreccia e si mescola con la “grande” Storia italiana e internazionale del dopoguerra.

Otello, Manrico, Accio, e tutti i figli e le figlie di Santapace Peruzzi e di “zio Benassi”, cre­scono negli anni del boom economico, men­tre Littoria diventa Latina, e si sviluppa, si dirama, si spinge fino al mare, grazie a quel­la “Strada del mare” per costruire la quale Otello si spezzerà la schiena, che legherà La­tina allo scenario splendido e maestoso del Mediterraneo, del lago di Fogliano e del pro­montorio del Circeo, e che sarà poi percor­sa, oltre che dagli abitanti delle paludi pon­tine, dai grandi nomi della storia italiana e internazionale di quegli anni, tra cui Audrey Hepburn, e John e Jacqueline Kennedy.

E così, tra realtà e finzione, sogno e crona­ca, seguendo e raccontando lo scorrere de­gli avvenimenti, Antonio Pennacchi traccia i percorsi dell’anima dei suoi personaggi, e costruisce un grande romanzo corale che unisce, come capita di rado, scorrevolezza e profondità~ commozione e divertimento, em­patia e gusto intellettuale.

La strada del mare è una nuova, imperdibi­le tappa dell’epica italiana del Novecento, quell’epica che il romanziere di Latina ha sa­puto raccontare come nessun altro.

 

 

Finalista Premio Flaiano di Narrativa 2021

 

gianni solla

Tempesta madre

(Einaudi)

 

Gianni Solla è nato nel 1974 a Napo­li, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Airbag (ad est dell’equatore) e Il fiuto dello Squalo (Marsilio).

Tempesta madre è il suo primo romanzo per Einaudi.

 

All’istituto Santa Sofia, Jacopo è il so­lo maschio della classe, e a otto anni il suo rapporto con le donne è già com­plicato. A partire da quello con la ma­dre, che gli fa imparare a memoria ver­si di Majakovskij, spegne i mozziconi di sigaretta nei piatti ed è divorata dal­la voglia di vivere. Per le suore della scuola è chiaro che quella ragazza con la maglietta troppo corta è all’origine dei comportamenti di Jacopo: tacitur­no, fin troppo interessato alle gambe delle sue compagne e soprattutto fissa­to con la scrittura. I suoi temi, che han­no sempre lei come protagonista, fan­no il giro della scuola.

Sua madre e suo padre non vivono in­sieme ma non hanno mai smesso di li­tigare furiosamente, lei in italiano e lui in napoletano, lui macellaio e lei segre­taria della Brahms edizioni musicali.

Una notte, Jacopo e la segretaria – così lui chiama sua madre – si trasferiscono abusivamente in una palazzina popo­lare al Rione delle mosche: due buste, una scatola, e lo zaino di scuola come unico bagaglio. L’ascensore non fun­ziona e il bagno è senza porta, ma c’è un solo letto in cui dormire: se Jacopo dovesse scegliere un momento perfet­to della sua vita, indicherebbe quello. Nel rione c’è anche la macelleria di suo padre, e il pomeriggio Jacopo si chiude nella cella frigo a riempire di parole i fogli per incartare la carne.

Quella di Jacopo è un’educazione senti­mentale fallimentare, e a leggerla scap­pa spesso da ridere. Un incontro disa­stroso dopo l’altro, fino alla catastro­fe definitiva: l’incontro con Veronica, maestra di meraviglia e di fuga.

Un romanzo amaro, ironico, abrasivo, che rivela una nuova voce di inusua­le freschezza, in cui il sorriso e l’emo­zione convivono a ogni pagina. Gianni Solla si fa spazio tra gli scrittori capa­ci di affrontare il dolore a viso scoper­to, con grande fiducia nella letteratura.

 

«Se una cosa la puoi scrivere, allora vuol dire che la puoi capire».

 

 

 

Finalista Premio Flaiano di Narrativa 2021

 

mariapia veladiano

Adesso che sei qui

(Guanda)

 

Mariapia Veladiano, laureata in filosofia teologia, ha lavorato per più di trent’anni nella scuola, come insegnante e poi come preside. Collabora con la Repubblica e con la rivista Il Regno. Il suo primo romanzo La vita accanto, ha vinto il Premio Calvino ed è arrivato secondo al Premio Strega nel 2011. Sono seguiti il romanzo Il tempo è un dio breve, il giallo per ragazzi Messaggi da lontano, la raccolta di riflessioni Ma come tu resisti, vita.

Guanda ha pubblicato i romanzi Una storia quasi perfetta e Lei, su Maria d Nàzaret, e il saggio Parole di scuola.

 

 

«Come stai zia Camilla?»

«Adesso che sei qui, il mondo comincia per me».

 

 

Incontriamo zia Camilla sulla piazza di un piccolo paese non lontano dal lago di Gar­da e dal corso dell’Adige. Per le borsette e i cappellini tutti la chiamano la Regina, e in effetti nel portamento assomiglia alla regina d’Inghilterra, con qualche stranezza in più. Qualcuno l’ha fatta sedere sulle pie­tre della fontana dove la raggiunge la ni­pote Andreina, e un pezzo di realtà di zia Camilla si ricompone. È l’esordio, così lo chiamano, di una malattia che si è manife­stata a poco a poco, a giorni alterni, finché il mondo fuori l’ha vista e da quel momen­to è esistita per tutti, anche per lei. Zia Camilla è sempre vissuta in campagna tra fiori, galline e gli amati orologi, nella gran­de casa dove la nipote è cresciuta con lei e con zio Guidangelo. Ora Andreina, che è moglie e madre mentre la zia di figli non ne ha avuti, l’assiste affettuosamente e intanto racconta in prima persona il presente e il passato delle loro vite.

Una narrazione vi­va ed energica, come zia Camilla è sempre stata e continua a essere. Intorno e insieme a loro, parenti, amiche, altre zie, donne venute da lontano che hanno un dono uni­co nel prendersi cura, tutte insieme per fronteggiare questo ospite ineludibile, il “signor Alzheimer”, senza perdere mai l’allegria. Perché zia Camilla riesce a rega­lare a tutte loro la vita come dovrebbe essere, giorni felici, fatti di quel tempo presente che ormai nessuno ha più, e per questo ricchi di senso.

 

 

Finalista Premio Flaiano di Narrativa Giovani 2021

 

maddalena fingerle Lingua madre

(Italo Svevo)

 

Maddalena Fingerle è nata a Bolzano nel 1993. Alcuni suoi rac­conti sono usciti su «Nazione Indiana», «Cra­pulaClub» e «Narrandom».

Lingua madre ha vinto la XXXIII edizione del Premio Italo Calvino.

 

 

«Le parole pulite sono così: dici una cosa e intendi quella cosa, sono vere e limpide, non ci sono associazioni mentali che le rovinano, che le macchiano o che le sporcano».

 

Paolo Prescher odia le «parole sporche», quelle parole che secondo lui non dicono ciò che dovrebbero dire, e le persone ipocrite che le pronunciano. Per questo odia la città in cui è nato, Bolzano, con la sua retorica sul bilin­guismo e l’apparente armonia identitaria. Da qui l’idea di abbandonare l’italiano, il deside­rio di parlare una lingua incontaminata e la fuga a Berlino, dove incontra Mira, l’unica che riesce finalmente a pulirgli le parole, tanto che persino tornare a casa gli appare possibile.

Si consuma cosi un’ossessione in tre atti, in cui Maddalena Fingerle riflette sul valore delle pa­role e sul loro potere e, attraverso uno stile ful­mineo e raffinato, rivela il senso più profondo del linguaggio.

 

 

Fremdschämen, è una parola che non c’è in italia­no, ma con cui riesco a capire tanto di quello che provo per mia madre: significa vergognarsi per qual­cun altro. E poi c’è anche la Schadenfreude, che mi fa pensare a mia sorella, che è felice quando agli altri succedono cose brutte. In italiano si traduce con stronza. La mia parola preferita, al momento anco­ra pulita, è Sollbruchstelle. Indica un punto di rot­tura prestabilito che può essere quello delle tavolet­te di cioccolata e per me significa confine.

 

 

Finalista Premio Flaiano di Narrativa Giovani 2021

 

giorgia tribuiani

Blu

(Fazi Editore)

 

Giorgia Tribuiani è nata ad Alba Adriatica ma vive a Bologna. Dopo la laurea in Editoria e giornalismo e un master in marketing e comunicazione, ha collaborato con testate giornalistiche e agenzie di stampa e cura la comunicazione online per alcune multinazionali.

Attualmente lavora come docente di Scrittura creativa presso la Bottega di narrazione, il Penelope Story Lab e la Side Academy.

Ha esordito nel 2018 con il romanzo Guasti, edito da Voland.

 

 

Ginevra, per tutti Blu fin da bambina, ha diciassette anni, frequenta il liceo artistico ed è una ragazza solitaria intrappolata in un mondo tutto suo fatto di rituali ossessivi e gesti scaramantici.

I suoi genitori sono divorziati e Blu vive con la madre, una donna che lavora molto ed è spesso fuori casa. Blu ha un fidanzato, che non riesce a lasciare perché divorata dai sensi di colpa, un ragazzo che vorrebbe amare e di cui, invece, sopporta appena la presenza. L’unica cosa che ama davvero è l’arte, e disegnare risulta un’attività in cui dimostra di avere talento.

Così, quando durante una gita scolastica assiste a un’esibizione di performance art, resta folgorata da quel modo di esprimere l’atto creativo e dall’artista stessa, fino a sviluppare per lei una vera e propria ossesssione. A questo punto, i pensieri maniacali si fanno via via più opprimenti, finché la sua determinazione a essere una brava ragazza la porta a vivere uno sdoppiamento della personalità subdolo e pericoloso.

Un romanzo forte e diverso che ci trascina nella mente claustrofobica di un’adolescente, prigioniera di azioni morbose e incomprensibili manie, sino a svelarne il delirante meccanismo.

Il ritmo serrato imprevedibile e la densità della scrittura rendono in modo perfetto il tormento psicologico della protagonista e l’incessante lotta interiore per sconfiggere il suo doppio.

Un libro che conferma il grande talento di Giorgia Tribuiani, autrice nuova e originale, capace di immedesimarsi e rendere appieno l’essenza e il tormento dei suoi personaggi.

 

 

 

Finalista Premio Flaiano di Narrativa Giovani 2021

 

alice urciuolo

Adorazione

(66THA2ND)

 

 

Alice Urciuolo, lavora come sceneggiatrice. È tra le autrici della serie di successo Skam Italia (Netflix, TIMvision e Cross Productions) ed è attualmente impegnata nella scrittura di altri progetti per piattaforme internazionali. È nata in provincia di Latina, vive a Roma.

Adorazione è il suo primo romanzo.

 

 

A Pontinia, piccolo centro di fondazione fascista nel mezzo dell’Agro Pontino, la giovane Elena è stata uccisa dal fidanzato. A distanza di un anno, i suoi amici sono ancora divisi tra il dolore di quel trauma e il bisogno di un’adolescenza normale. Nell’arco di un’estate afosa, vissuta fra le architetture metafisiche di Pontinia e di Latina e le sensuali dune di Sabaudia, e con Roma, la grande città, sullo sfondo, si intrecciano i loro destini. C’è Diana, con la sua voglia sulla gamba che la rende tanto insicura, e c’è la sua migliore amica Vera, che sembra invece non aver paura di niente. Ci sono Giorgio, il fratello di Vera, che era innamorato di Elena e non lo ha mai detto a nessuno, e Vanessa, cugina di Giorgio e Vera e migliore amica di Elena. Intorno a loro una comunità ancora regolata nel profondo da valori patriarcali perfettamente interiorizzati, una comunità dove le famiglie sono spesso tenute insieme solo dall’ipocrisia e dal silenzio. Le ragazze e i ragazzi dovranno così crescere, perdersi e ritrovarsi da soli. Faranno i conti con il vuoto e la passione, l’insicurezza e l’ansia, l’accettazione e l’affermazione di sé. La morte di Elena assumerà per ognuno un significato diverso, e per ognuno si sovrapporrà alla propria storia personale, a un’educazione sentimentale e sessuale fatta di estremi, in cui l’amore, la tenerezza e il desiderio si mescolano alla sopraffazione, all’umiliazione e alla vergogna.

 

 

 

 

20° Premio Internazionale Flaiano di Italianistica

La Cultura italiana nel mondo

 

Gaetana marrone

The Cinema of Francesco Rosi

(Istituto Italiano di Cultura - New York)

 

 

Gaetana Marrone è cattedratica alla Princeton University, tra le istituzioni accademiche più prestigiose al mondo. Per anni è stata Direttrice e co-Direttrice del Dipartimento di Francese e Italiano contribuendo al suo successo. Il suo insegnamento e i suoi interessi spaziano dalla letteratura a quello che in termini pasoliniani si definirebbe “cinema di poesia”, con particolare attenzione alle qualità formali e alla collocazione storica dei film.

Seguendo la grande tradizione filologica della critica italiana, Gaetana Marrone in tutti i suoi saggi, ha seguito la genesi delle opere analizzate, e dunque in primo luogo il loro “farsi” in un complesso processo di interazione col contesto socio-culturale, e in seguito la loro ricezione da parte del pubblico e dei critici.

In questo modo i libri di Gaetana Marrone hanno definito con acuta sensibilità, rigore e precisione storica il profilo di autori fondamentali nella cultura italiana novecentesca, e hanno disegnato grandi affreschi storici in cui le opere letterarie e filmiche sono apparse come risposte e insieme come interrogazioni rispetto ai grandi temi della vita italiana moderna e contemporanea.

Oltre alla capacità di sollecitare nuove prospettive interpretative, le pubblicazioni di Gaetana Marrone Puglia – più volte premiate dall’Accademia Americana (American Association of Italian Studies Presidential Award; Scaglione Prize) – dimostrano un’attività scientifica continua che ha aperto spazi nuovi all’Italianistica grazie a un dialogo serrato con i metodi e gli interessi della ricerca umanistica statunitense: da La drammatica di Ugo Betti (1988), a New Landscapes in Contemporary Italian Cinema (1999), a The Gaze and the Labyrinth: The Cinema of Liliana Cavani (2000).

Gaetana Marrone ha anche diretto e coordinato un’importante Enciclopedia of Italian Literary Studies (2007). Nel 2010 Gaetana Marrone è stata insignita del titolo di “Cavaliere della Repubblica Italiana”, e fa ora parte del Board of Directors dell’American Society of Italian Legion of Merit.

 

The Cinema of Francesco Rosi è il primo studio che affronta l’intera carriera intellettuale e artistica di Rosi. Gaetana Marrone ha potuto contare su un materiale di straordinario interesse e in gran parte sconosciuto che le è stato fornito dal regista stesso, e del quale ha fatto il miglior uso possibile. Grazie a questo ricchissima documentazione riscopriamo il cinema di Rosi nella sua profondità, in tutte le ramificazioni che lo collegano alla letteratura, all’antropologia, alla storia, alla critica sociale. Ne riscopriamo anche le risonanze più intime grazie alla disponibilità di informazioni biografiche di prima mano. Gaetana Marrone ha disegnato in punta di penna l’itinerario dell’uomo non meno che dell’autore, mettendo l’uno e l’altro in stratto rapporto, e scrivendo un saggio rigoroso dal punto di vista scientifico, ma ricco, vivace, coinvolgente come un romanzo.

The Cinema of Francesco Rosi è inoltre un modello di analisi filmica e di ricerca sulle pratiche del film autoriale italiano. Gaetana Marrone non si sofferma infatti su un solo aspetto del cinema di Rosi, ma li tocca tutti egualmente, mostrando come il regista italiano sia capace di collegare i vari elementi del linguaggio cinematografico: dal soggetto alla sceneggiatura, dai costumi alla recitazione, dalla fotografia alla musica. In questo modo i film di Rosi, analizzati nel loro messaggio etico e morale, rifulgono anche nel loro valore estetico e formale, e rivelano la loro originalità e capacità di innovare la grammatica dell’immaginazione cinematografica non solo italiana ma internazionale, come dimostra il commento entusiasta di Martin Scorsese dopo la lettura del libro della Marrone: “I’m so heartened to see the publication of Marrone’s book, a celebration and an investigation of one of the true masters of cinema”.

Per questo motivo ritengo che onorare col premio Flaiano il libro di Gaetana Marrone, sarebbe un modo eccellente per onorare e celebrare il respiro internazionale di una tradizione della quale lo stesso Flaiano fu indimenticato protagonista, grazie ai suoi interessi filmici e drammaturgici.

 

Fabio Finotti, Direttore per chiara fama dell’Istituto di Cultura di New York

 

 

 

20° Premio Internazionale Flaiano di Italianistica

La Cultura italiana nel mondo

 

jaana vaahtera - päivi mehtonen

Kansankielestä. De vulgari eloquentia

(Istituto Italiano di Cultura - Helsink

 

 

Jaana Vaahtera è docente universitaria di lingue classiche all’Università di Turku (Turun yliopisto). La sua ricerca è orientata sulla percezione del tema del linguaggio e del suo uso nell’antichità e sulla formulazione dei pensieri. Ha inoltre studiato storia della linguistica antica e della retorica e, negli ultimi anni, alcuni aspetti del De vulgari eloquentia di Dante Alighieri e dei primi libri scolastici di greco e latino pubblicati in Finlandia.

Tra le sue pubblicazioni citiamo: Forthcoming (accepted article): Jaana Vaahtera, Servius and Virgil: Lessons in gender agreement, CPh (Classical Philology).

Jaana Vaahtera & Minna Seppänen 2020. Varhaisimmat suomenkieliset kreikan ja latinan kieliopit suomalaisen sivistyksen asialla, Sananjalka, 62, 176-194.

Jaana Vaahtera 2019. On sensory images in Dante Alighieria’s De vulgari eloquentia eloquentia, “Vedi lo sol che ’n fronte ti riluce”: La vista e gli altri sensi in Dante e nella ricezione artisticoletteraria delle sue opere (Dante nel mondo 16), ed. Maria Maúlanka-Soro. Canterano: Aracne, 245–257.

Päivi Mehtonen & Jaana Vaahtera 2015, Noble Negation: The Value of Linguistic Spaces in Dante’s De vulgari eloquentia, Rhetorica 33:4, 393–408.

Jaana Vaahtera 2014. Il De vulgari eloquentia e un vernacolo settentrionale: la traduzione in finlandese, Settentrione Nuova Serie 26 (Società finlandese di lingua e cultura italiana), 101–105.

Jaana Vaahtera 2013. Word Formation (‘paragÙg_/s_nthesis’), Ancient Theories of, Encyclopedia of Ancient Greek Language and Linguistics. Online.

Jaana Vaahtera 2008. On grammatical gender in ancient linguistics – the order of genders, Arctos 42: 247–66.

Jaana Vaahtera 2000. Observations on genus nominum in the Roman grammarians, Arctos 34: 233–51.

 

 

Päivi Mehtonen è docente a contratto di letteratura comparata (Dosentti, Università di Helsinki). I suoi principali campi di ricerca sono la storia e la teoria della poetica, la filosofia della letteratura e la scrittura d’avanguardia. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Letteratura comparata presso l’Università di Tampere, Finlandia (1996, compresi due anni 1994-1996 come Visiting Research Student in Medieval Studies presso l’Università di York, Regno Unito). Nella sua dissertazione di dottorato Old Concepts and New Poetics (Societas Scientiarum Fennica 1996) ha indagato aspetti della tradizione emergente della poetica latina nel Medioevo.

Mehtonen ha ricoperto numerosi incarichi accademici nell’ambito della ricerca, insegnamento, amministrazione e direzione di progetti presso le Università di Tampere e Helsinki. Dal 2013 ha avuto l’opportunità (e il coraggio) di lavorare come scrittrice e ricercatrice indipendente.

Ha pubblicato quattro monografie, curato dieci volumi e scritto quasi un centinaio di articoli accademici in inglese e finlandese, oltre a traduzioni (come il De vulgari eloquentia di Dante con Jaana Vaahtera, 2021) e recensioni di libri.

Prima che il Covid cambiasse il nostro mondo, Päivi Mehtonen trascorreva molto tempo in biblioteche, archivi e residenze all’estero. Tra le spedizioni recenti ricordiamo quella alla Residenza di Mazzano Romano, Italia (Fondazione Väinö Tanner, 2019) e la borsa di studio presso Herzog August Bibliothek (Wolfenbüttel, Germania, 2018).

Le recenti pubblicazioni internazionali (peer-reviewed) di Mehtonen includono:

Articoli

“Noble Negation: The Value of Linguistic Spaces in Dante’s De vulgari eloquentia”, co-written with Jaana Vaahtera. Rhetorica 33:4, 393–408, University of California Press 2016.

“Aspects of the Reception of Jacob Böhme in Sweden and Finland”, in Jacob Böhme in Central and Eastern Europe, eds. C. Brink, L. Martin & C. Muratori, Dresden: Sandstein Verlag 2021.

“Exprimental Gothic: Avant-Gardist Interpolations in Gothic Literature”, co-written with Sami Sjöberg. Journal of Avantgarde Studies 1, Brill 2021 (forthcoming).

Opere come curatrice

The Poetics of Transcendence (editor, with E. Heinämäki & A. Salminen; Amsterdam, New York: Brill & Rodopi 2015).

Gothic Topographies: Language, Nation and ‘Race’ (editor, with M. Savolainen; Milton Park: Routledge 2016, second edition).

 

 

L’editore finlandese Faros presenta il “De vulgari eloquentia” come un’opera breve, ma intensa, scritta da un rifugiato politico nei suoi vagabondaggi durante l’esilio. L’opera di Dante sul volgare, continua Faros, ha avuto il grande merito di elevare la lingua italiana e le altre lingue romanze rispetto al latino, arrivando a superarlo come lingua della poesia.

I destini di un’Europa nascente, le tappe delle lingue e l’idea di Dante di un “mondo come patria” sono ancora temi di grande attualità. L’opera è rimasta incompiuta, ma è stata un lavoro pionieristico sull’origine, l’essenza, la diffusione e l’uso delle lingue in Europa. De vulgari eloquentia è ora pubblicato per la prima volta in finlandese, nella traduzione di Päivi Mehtonen e Jaana Vaahtera, che si aggiunge alle altre già pubblicate in tutte le lingue dell’area nordica.

Oltre al testo latino originale, l’edizione bilingue fornisce al lettore un’ampia introduzione e una sezione esplicativa con un ricco e vasto repertorio di note. La lunga prefazione ripercorre la biografia di Dante e i suoi scritti. Mentre la Divina commedia e la Vita nova sono ben note grazie alle traduzioni di Eino Leino, Elina Vaara ed Aline Pipping pubblicate nel secolo scorso, le altre opere di Dante non lo sono. La traduzione in oggetto intende quindi colmare una lacuna nello studio di Dante in ambito nordico.

Si tratta di un’edizione bilingue, cosa non usuale nelle traduzioni pubblicate in Finlandia. Trattandosi della prima traduzione del De vulgari eloquentia, questa appare una soluzione feconda, che invita ad un nuovo tipo di lettura, permettendo a chi conosce il latino di seguire l’originale, nonché lo stesso lavoro di traduzione.

Pare superlfuo ricordare qui l’importanza del De vulgari eloquentia nella storia della lingua e letteratura italiana, ma è invece importante sottolineare come un piccolo editore finlandese abbia scelto di rendere omaggio al nostro sommo poeta proprio nell’anno del 700 anniversario della sua scomparsa. La Finlandia, in tempi molto più recenti, ha dovuto affrontare a sua volta il tema dell’elevazione della lingua del popolo a lingua di cultura, degna di essere usata in tutti i contesti della vita civile. Si ritiene pertanto che la traduzione dell’opera non mancherà di sollecitare l’interesse da parte dei linguisti finlandesi e del pubblico in generale.

 

 

Patrizia Gambarotta, Direttore Istituto Italiano di Cultura Helsinki

 

 

 

 

20° Premio Internazionale Flaiano di Italianistica

La Cultura italiana nel mondo

 

alfonso campisi

Terres promises

(Istituto Italiano di Cultura - Tunisi)

 

Alfonso Campisi, è nato a Trapani, è Professore ordinario di Filologia italiana e romanza alla Facoltà di lettere dell’Università de la Manouba (Tunisia); Professore della prima cattedra al mondo di Lingua e Cultura Siciliana; Membro  e direttore della commissione nazionale di dottorato in italianistica (Tunisia); Presidente – regione Africa – dell’A.I.S.L.L.I. (Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana), per la diffusione della lingua e cultura italiana nel continente africano, Presidente fondatore della “Cattedra universitaria Sicilia per il dialogo di Culture e Civiltà”, collabora con l’Università della Pennsylvania, Philadelphia (USA) e con l’Università Paul Valéry di Montpellier 3 (France).

Cavaliere della Repubblica italiana nel campo delle Lettere (Presidenza della Repubblica italiana 2020)

Premio Internazionale Proserpina ( Italia 2016) per gli intellettuali siciliani che si sono distinti nel mondo.

Filologo e mediterraneista, studioso dell’emigazione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo, di lingua e cultura siciliana, storia della Sicilia e del Maghreb.  Accademico, Presidente del Consiglio Scientifico della Accademia della Lingua Siciliana. Le sue ultime ricerche si focalizzano sull’identità, la lingua e la storia dell’emigrazione siciliana in Tunisia e negli Stati Uniti.

Membro dell’équipe di ricerca internazionale sulle scritture di frontiera, creazioni, migrazioni, transferts culturali,  presso la “Maison des  Sciences de l’Homme”, Montpellier (Francia).

Collaboratore alla Redazione culturale del quotidiano francofono “La Presse” di Tunisia.

Fra i suoi libri per la maggior parte in francese ricordiamo: Ifriqiyya e Siqilliyya , un jumelage méditerranéen (Tunisi 2010), Filologia siciliana e le diverse parlate di Sicilia (Tunisi 2013), L’instrumentalisation linguistique, culturelle et politique de Mario Scalesi ( Tunisi 2013), Trilinguisme en Tunisie (Tunisi 2013) e Voyageurs arabes en Sicile normande, XI-XIII siècles  (Tunisi 2014), Memorie e conti del mediterraneo: l’emigrazione siciliana in Tunisia XIX e XX secolo ( Tunisi 2016), Mparamu lu sicilianu (New York 2019), I meticci italo-africani nel Corno d’Africa : un percorso nella memoria post-coloniale italiana ( Roma 2020), Terres Promises (Tunisi 2020)

Ideatore del film (in fase di montaggio)  “Siciliani d’Africa: Tunisia Terra Promessa”, di A. Campisi/M. Bivona, sponsorizzato in parte dall’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi

Grande appassionato del Mediterraneo e della Tunisia,  esponente di spicco dell’antica collettività italiana di Tunisia, vive alla Marsa (Tunisia).

 

Il romanzo “Terres Promises”, in italiano “Terre Promesse”, ripercorre una pagina di storia italiana relativa all’emigrazione in Tunisia avvenuta tra il XIX e il XX secolo.

Molti furono i siciliani a lasciare alla fine dell’Ottocento la loro terra per emigrare non solo in America, in Argentina, in Europa...ma anche in Tunisia, diventata per molti di loro la “Terra promessa”.

Ci fu un tempo, non molto lontano quando le famiglie  Borsellino, Giacalone, Campo, Strazzera, Caruso, Campisi, Gandolfo, Garsia, Bannino...vennero a stabilirsi in Tunisia. La maggior parte di loro proveniva dalla Sicilia occidentale e in particolare dal palermitano, dal trapanese e dalle  isole Egadi.

Gente umile, semplici manovali, muratori, imbianchini, falegnami, agricoltori...che seppero costruire e dare vita ad interi quartieri chiamati “Petite Sicile”, (Piccola Sicilia) riuscendo ad integrarsi piuttosto bene alla popolazione locale.

Dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni quaranta del Novecento, l’isola di Favignana e tutta la regione di Trapani, furono particolarmente colpite dal fenomeno migratorio verso la Tunisia e le donne dopo gli uomini, lasciarono la Sicilia con la speranza di poter un giorno fare ritorno.

Il romanzo traccia cosi’ la storia di una giovane donna dal nome Ilaria, eroina del romanzo, che spinta dalla miseria, parte insieme ad altre donne, alla ricerca di fortuna, in Tunisia, paese che le insegnerà la tolleranza e la spingerà a capire meglio “l’altro”, il “diverso”. Sarà in Tunisia che Ilaria, donna intelligente e astuta, dotata di un grande spirito critico nei confronti della religione e delle ingiustizie sociali, conoscerà in terra di Tunisia il successo professionale ma anche l’amore, spingendosi fino in Sud Africa, allora sotto il regime politico dell’apartheid.

Ilaria, grande lettrice di romanzi da Gramsci a Vittorini, ma anche di letteratura russa come “Guerra e Pace”, “Anna Karenina”, restava pur sempre la figlia di una prostituta e di padre ignoto e destinata a vivere all’ombra di una società maschilista e patriarcale o a prendere la strada del convento, come spesso accadeva alle ragazze povere di Favignana. Ribellandosi alle regole imposte dalla società siciliana dell’epoca e ai diktat della religione, decide di essere la sola padrona del suo proprio destino, di lasciare la sua terra, i suoi affetti, per emigrare a sud del Mediterraneo! 

Una storia di emigrazione che potrebbe oggi essere considerata “anomala” per certuni, un’emigrazione  nord/sud o sud/sud verso due grandi paesi che hanno accolto a braccia aperte i migranti italiani, integrandoli e rispettandoli.

Un romanzo all’insegna del dialogo interculturale, interreligioso che da la parola al “popolo muto”, al popolo siciliano di Tunisia, ignorato dal protettore francese ma anche dalla classe intellettuale italiana.