Ho assistito, giorni or sono, alla presentazione di un libro su Castiglione Messer Raimondo. E' Il mio paese. Il libro rivede il suo passato. Con un' ottima veste tipografica, racconta la storia del suo territorio, dei suoi abitanti.
Le vicissitudini di cui è stato protagonista nel corso dei secoli. Con dipinti e con foto, ricorda gli uomini, illustri e non, che hanno caratterizzato o meritato per il paese: professionisti, artigiani, agricoltori, personaggi interessanti o curiosi. Una identità comunale, territorio ed abitanti, di cui essere consapevoli ed orgogliosi.
Prendere atto che noi ci siamo perché ci furono loro. E non è poco. Ogni pianta nata, cresciuta e sviluppata con le sue radici, ha una identità del tutto “sui generis” che va salvaguardata ad ogni costo. Anche la UNESCO riconosce e protegge questo tipo di entità e realtà particolari. La globalizzazione, se necessaria e/o utile, ben venga. Culture varie ed eterogenee sono ben accette. Ma non tentare di annullare le tante realtà comunali disseminate in questo Abruzzo, baciato dal mare e protetto dai monti. Cancellarle o sopprimerle vuol dire buttare al vento secoli di esperienze di vita vissuta . Vita tessuta di cultura, di tradizioni, di credenze, di religioni, di ideali. Questo patrimonio andrebbe gelosamente custodito, a cominciare dal dialetto. Senza ignorare l'evolversi dei tempi. Anzi. Tutto il nuovo, se utile e/o necessario, come già scritto, sarà accettato e costituirà un'aggiunta, un arricchimento in tutti i sensi. In questa ottica, per esempio, le lingue saranno utili. Anche se, a mio avviso, una frase di lingua, italiana o straniera, non potrà mai sostituire ed avere la valenza di una tipica e calzante frase dialettale. In conclusione, non dimenticare che il presente è il frutto del passato che, a sua volta, è il presupposto del futuro.



