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Lunedì, 24 Gennaio 2022 17:44

Giorno della Memoria e le parole: Olocausto, Porajmos, Shoah.

Scritto da Angela Curatolo
Il ghetto di Varsavia. Il ghetto di Varsavia.

Lo sterminio sistematico di 6 milioni di ebrei ricordato ogni anno, le vittime totale del nazismo è stimabile tra i 15 e i 17 milioni tra civili e prigionieri di guerra

Perchè il 27 gennaio?

E' stato scelto questo giorno dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Il 27 gennaio si celebra il Giorno della memoria, per commemorare le vittime dell'Olocausto, o meglio Shoah, termine ebraico con il quale viene indicato lo sterminio degli Ebrei vittime del genocidio nazista.

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

In quel giorno le truppe sovietiche della 60ª Armata del "1º Fronte ucraino" del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento di Auschwitz e liberandone i superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista. L'apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati in quel lager nazista. La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico è indicata quale data ufficiale agli Stati membri dell'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.

E' conosciuto con il termine Olocausto, 'sacrificio estremo'. Una parola che nella Genesi viene usata da Dio quando comanda Abramo di uccidere Isacco, l'unico figlio: "offrilo in olocausto". Nei culti cananei indicava i sacrifici nella valle dell'Hinnom, l'olocausto umano al dio Moloch. Nel greco antico (e successivamente nel latino come holocaustum) questo termine indicava un tipo di sacrificio religioso in cui il corpo della vittima animale, dopo l'uccisione, veniva completamente bruciato, così che nessuna parte commestibile poteva essere consumata.

Rito religioso che era praticato nelle epoche antica e arcaica sia nel mondo greco sia in quello ebraico come pure in altre civiltà dell'Asia Minore. A causa del significato religioso del termine, alcuni, ebrei ma non solo, trovano inappropriato l'uso di Olocausto per il genocidio ebraico: risulta offensivo paragonare o associare l'uccisione di milioni di ebrei a una "offerta a Dio".

Per questo il termine Shoah, "desolazione, catastrofe, disastro", è stato adottato più recentemente per descrivere specificamente la tragedia ebraica. Questo termine venne usato per la prima volta nel 1940 dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla distruzione degli ebrei polacchi. Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d'Europa.

Il genocidio fu conseguenza delle politiche razziali del nazismo, oltre agli ebrei interessò anche altri gruppi etnici come i rom e sinti (i cosiddetti zingari), le popolazioni slave dell'Unione Sovietica e della Polonia (considerati nel complesso Untermenschen), e altri gruppi di dissidenti, oppositori e minoranze considerate "indesiderabili" come disabili, malati di mente, omosessuali, comunisti, massoni, pentecostali, testimoni di Geova e altri. Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime dell'Olocausto, indicato spesso per tutte le vittime del nazismo, è stimabile tra i 15 e i 17 milioni tra civili e prigionieri di guerra.

Per indicare specificatamente lo sterminio degli ebrei si usa il termine Shoah, così come molti Rom usano la parola Porajmos o Porrajmos (grande divoramento), oppure Samudaripen (tutti morti) per descrivere lo sterminio operato dai nazisti nei loro confronti.