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Giovedì, 03 Marzo 2016 11:10

Abruzzo Montepulciano raddoppia export. Dalla Germania al Giappone le mete del nostro vino

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Coldiretti, a trent’anni dallo scandalo metanolo e’ boom montepulciano in Abruzzo in dieci anni raddoppiato l’export di vino

Era marzo 1986. Sono trascorsi trent’anni dallo scandalo del metanolo che mise in ginocchio il settore vitivinicolo nazionale. Ma da allora, il vino italiano è rinato arrivando a diventare il prodotto simbolo di un Paese ora leader a livello mondiale. Un percorso di qualità, una Rinascita vera e propria, che visto protagoniste tutte le regioni d’Italia. Anche, anzi soprattutto, l’Abruzzo, che può considerarsi oggi tra le regioni in cui il vino – con particolare riferimento al Montepulciano - ha saputo imporsi fino a diventarne l’immagine di riferimento, con una filiera che costituisce il principale comparto agricolo regionale (21% dell’intera PLV, la più elevata incidenza tra le regioni italiane) e può contare su oltre 32.000 ha di vigneto specializzato (di cui 3.559 ettari a biologico) localizzati prevalentemente in collina, una produzione media di uva vinificabile attestata intorno ai 5 milioni di quintali all’anno a cui corrisponde un quantitativo medio di vino intorno ai 3,5 milioni di ettolitri (70% dei quali rossi, il restante 30% bianchi) per un totale di diciottomila aziende interessate sempre a più alta specializzazione.

Un settore fiorente, come conferma un dato per tutti: l’export regionale nel 2015 ha raggiunto il tetto di 138milioni di euro, più del doppio rispetto a dieci anni fa quando il valore dell’export abruzzese era inferiore 61 milioni di euro (elaborazioni Coldiretti Abruzzo su dati Istat).

Le mete del nostro vino? Germania, Francia, Regno Unito, Usa e Canada, ma anche i nuovi mercati quali quelli orientali.

“Il caso del metanolo rappresenta un esempio per tutto il sistema produttivo italiano della necessità di passare da un’economia basata sulla quantità ad un’economia che punta invece su qualità e valore” dice il Direttore di Coldiretti Abruzzo Giulio Federici – Dobbiamo fare tesoro di quanto è avvenuto trenta anni fa e della Rinascita che ne è derivata, continuando a mettere in pratica un approccio sempre più attento nei confronti di qualità, specificità e distintività del prodotto vino, caratteristiche che hanno portato il vino abruzzese, con particolare riferimento al Montepulciano, ad essere apprezzato in tutto il mondo”.

Il boom dell’export registrato in Abruzzo è comunque in linea con l’andamento di tuttala penisola, dove il vino ha fatto segnare nel 2015 il record storico nelle esportazioni che hanno raggiunto il valore di 5,4 miliardi di euro. Il risultato è che oggi nel mondo 1 bottiglia di vino esportata su 5 è fatta in Italia che si classifica come il maggior esportatore mondiale di vino. Il 66% delle bottiglie di vino esportate dall’Italia sono Dog/Doc o Igt. In termini di fatturato il primo mercato del vino Made in Italy con il valore record delle esportazioni di 1,3 miliardi di euro sono diventati gli Stati Uniti che hanno sorpassato la Germania che rimane sotto il miliardo davanti al Regno Unito con oltre 700 milioni di Euro. Ma negli ultimi anni si sono aperti nuovi mercati prima inesistenti come quello della Cina dove le esportazioni di vino hanno superato gli 80 milioni di euro nel 2015. Nel 2015 rispetto all’anno precedente le vendite hanno avuto un incremento in valore di oltre 13% negli Usa, mentre nel Regno Unito l’export cresce dell’11% e la Germania rimane sostanzialmente stabile. In Oriente le esportazioni sono cresciute sia in Giappone sia in Cina rispettivamente in valore del 2% e del 18%.

CIA Chieti/Pescara in difesa del montepulciano d’Abruzzo

Mercoledì 2 marzo, all’hotel Villa Medici di Rocca San Giovanni, doppio incontro dedicato al vino Dalle novità legislative al mercato: il mondo del vino, alle prese con un momento di grande cambiamento, sotto i riflettori accesi dalla Cia Chieti Pescara nel corso di un doppio incontro organizzato presso l’Hotel Villa Medici a Rocca San Giovanni nel pomeriggio di mercoledì scorso, 2 marzo 2016. L’incontro è partito con il seminario tecnico “Autorizzazioni impianto e reimpianto vigneti. Il nuovo sistema dei registri in cantina” e poi, a seguire, c’è stato il convegno “Il Montepulciano d’Abruzzo e le sfide di mercato: il ruolo del protagonisti. Gli sviluppi della Ocm unica dopo la riforma del settore vitivinicolo”. Si è partiti, dunque, con meeting più tecnico, per poi passare a una riflessione approfondita sul Montepulciano d’Abruzzo, in un momento in cui è in ballo la discussione sulla denominazione di alcuni vitigni tra cui proprio il nostro Montepulciano. Ad affrontare il tema sono stati l’assessore regionale alle Politiche agricole Dino Pepe, il presidente Cia Abruzzo Mauro Di Zio, il presidente Cia Chieti Pescara Nicola Antonio Sichetti, il direttore Cia Chieti Pescara Alfonso Ottaviano, il responsabile vitivinicolo della Cia nazionale Domenico Mastrogiovanni e Carmine Masoni della Cia Abruzzo. Ad ascoltarli circa 200 agricoltori del settore, tra cui il vice presidente della cantina Rinascita Lancianese, Domenico Bomba, e il presidente della Cantina di Paglieta, Angelo Di Giulio, che hanno preso la parola insieme a molti altri interventi.

In provincia di Chieti si trovano i due terzi della superfice vitata abruzzese e della produzione vinicola. Il territorio provinciale, inoltre, ospita la quasi totalità del mondo cooperativo ed associativo del settore, oltre che eccellenze del privato.

La Confederazione italiana degli agricoltori ha voluto dire la sua sui cambiamenti normativi che stanno investendo il mondo del vino. Dalle nuove norme sulla etichettatura, ai registri telematici, alle menzioni aggiuntive, alle limitazioni per i piccoli produttori, alla paventata liberalizzazione dei vitigni “su cui – ha sottolineato il presidente Cia Chieti Pescara, Nicola Antonio Sichetti – siamo fortemente impegnati, anche a livello nazionale, a far sì che ciò non avvenga”. Apertura al nuovo, ampiezza di vedute, ma anche difesa del vitigno simbolo della nostra regione, il Montepulciano, che rappresenta il 54,33% dell’intero patrimonio vitivinicolo abruzzese.

Nell’opera di tutela e valorizzazione del Montepulciano, Cia sottolinea anche come giochi un ruolo fondamentale la cooperazione. Quanto al tema della diversificazione delle produzioni e la loro tutela, che spinge verso una valorizzazione dei territori a discapito – sembrerebbe ma a leggere bene non è così – dei vitigni, Cia propone la sua strada: diversificazione territoriale, mantenendo però la centralità del Montepulciano. E dunque è vero che per accrescere la competitività del nostro vino occorre diversificarne la provenienza. Ma, rispetto a un mercato sempre più attento alle diversificazioni, l’unico aspetto su cui i viticoltori abruzzesi possono incidere è quello del territorio.

“Il nostro vitigno principe, il Montepulciano, rappresenta per l’Abruzzo il miglior ambasciatore nel mondo”, ha ribadito anche l’assessore Dino Pepe. “Riusciamo a comunicare l’Abruzzo attraverso il Montepulciano. Partendo da questo dato abbiamo intenzione di sviluppare anche una serie di azioni virtuose a livello di comunicazione, che ci possono consentire, ad esempio, attraverso le etichette delle nostre bottiglie di comunicare l’Abruzzo. Come il Qr code inserito nell’etichetta per accedere alle bellezze del nostro territorio”.

“Montepulciano ambasciatore d’Abruzzo”, ma anche, all’inverso, “Abruzzo ambasciatore del Montepulciano”, ha concluso il presidente regionale Cia Mauro Di Zio, auspicando cioè una difesa del vitigno da parte dell’intero territorio.

Ultima modifica il Giovedì, 03 Marzo 2016 15:53