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Mercoledì, 25 Febbraio 2026 16:58

Gestione canili in Abruzzo: Gabriele Bettoschi chiede verifiche urgenti in Commissione Vigilanza del Consiglio Regionale

Bettoschi: "in Abruzzo più che incrementare la lotta al randagismo si è incrementato il business del randagismo”

Convocata per domattina, la Commissione Vigilanza, del Consiglio Regionale, presieduta da Sandro Mariani, per discutere come vengono gestiti i canili in Abruzzo e sulle responsabilità di Asl e Regione. In audizione è stato convocato Gabriele Bettoschi, presidente dell’Associazione Tutela Diritti Animali Ets/Arci, per discutere anche delle problematiche relative alla lotta al randagismo e che in più occasioni aveva denunciato il disinteresse della Regione Abruzzo verso ogni problematica del benessere animale.

In Abruzzo, il business della gestione dei canili è concentrato nelle mani di discussi operatori privati (oggetto di interrogazioni parlamentari e di ripetuti servizi giornalistici anche nazionali). Un mercato per fare affari, che tristemente coinvolge anche alcune associazioni animaliste che gestiscono o hanno gestito canili abusivi (L’Aquila, San Demetrio ne' Vestini, Sulmona, Capestrano, Pescara, Manoppello, Silvi, Alba Adriatica).

“A distanza di circa 35 anni dall’entrata in vigore della Legge quadro 281/1991, in Abruzzo più che incrementare la lotta al randagismo si è incrementato il business del randagismo” precisa Gabriele Bettoschi, Presidente di Tutela Diritti Animali Ets/Arci “un business del randagismo che fa emergere precise responsabilità di Asl, Comuni e Regione”.

“Per tale motivo illustreremo le ragioni che rendono necessario l’avvio di una scrupolosa verifica sulla effettiva operatività del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria e Sicurezza Alimentare e del Servizio Veterinario delle Asl d’Abruzzo, estendendola anche alla regolarità dei loro atti, sugli obblighi di vigilanza sull’operato dei Comuni in materia di applicazione della normativa vigente, sui controlli delle strutture di ricovero cani, oltre che a tutte le numerose strutture abusive” dichiara Gabriele Bettoschi.

Nel documento inviato alla Regione, l’Associazione aveva evidenziato:

A. mancanza di una valida vigilanza da parte di Regione e Asl;

B. atti macroscopicamente irregolari del Dipartimento Sanità Animale regionale, che non solo sembra non svolgere appieno attività di programmazione, indirizzo, coordinamento e controllo in materia di sanità animale ma è anche responsabile della non attendibilità dell’ Albo regionale Associazioni Protezione Animali e di quello delle Guardie zoofile, del “Rapporto Annuale sul Randagismo” e persino del “ Libro delle Regole” della Sanità Veterinaria, oltre della irregolare iscrizione di almeno due strutture all’Albo Regione Strutture Ricovero;

C. ispezioni Asl effettuate in maniera estremamente superficiale e incomplete, come avvenuto per il canile di Collelongo, forse perché il cui abusivo gestore Comar Farmar Casalinense Srl gestisce, per conto della stessa Asl, il canile sanitario e il servizio accalappiamento cani per tutta la provincia de L’Aquila (ciò grazie a un’autorizzazione del Dipartimento Sanità Animale della Regione, sulla cui legittimità ci sono non poche perplessità, “così come faremo emergere dagli atti che saranno portati a riprova” e ha avuto per anni come direttore sanitario addirittura un veterinario Asl” , precisa Bettoschi;

D. preoccupante e conflittuale gestione di pubblici servizi Asl oltre che a L’Aquila, anche a Teramo e Chieti, da parte di un unico imprenditore locale del business del randagismo;

E. canili pubblici, che non vengono aperti per evitare di fare concorrenza a gestori privati

F. non corretto utilizzo delle risorse pubbliche per la gestione delle strutture dei canili sanitari (realizzati anche in violazione di legge, come quelli di Pescara e Teramo, che sono in locazione, in violazione art.6 comma 1/a LR 47/2013);

Nel documento viene fatto emergere che la fallimentare gestione della lotta al randagismo è da ricercare:

1. nei discutibili comportamenti spesso omissivi e anche clamorosamente errati da parte della Asl, fonte anche di probabile danno erariale, come ad esempio, per le irregolari procedure per censimento colonie feline e delle relative mancate sterilizzazioni, che fanno lievitare i costi quando vengono effettuati fuori ben oltre i tempi necessari, malgrado siano previsti anche dai livelli LEA;

2. nel crescente disinteresse della Regione verso ogni problematica del benessere animale, che genera:

abbandoni di cani, avvelenamenti, maltrattamenti e uccisioni addirittura in canili sanitari per mano di dirigenti veterinari Asl senza che vengano presi provvedimenti disciplinari malgrado il danno d’immagine comunque creato (oltre ai recenti fatti di cronaca dei canili sanitari Asl di Pescara e Lanciano, non si può non ricordare quello de L’Aquila, i cui dirigenti Pierluigi Imperiale e Mauro Ponziani sono stati condannati in via definitiva);

3. nell’evidente disinteresse da parte del Dipartimento Sanità Animale anche ad adempiere agli obblighi previsti dalla LR 47/2013. Infatti:

a. l’art. 20 prevede di regolamentare entro 180 giorni, l’accesso degli animali d’affezione in strutture di cura, da 12 anni, ma nulla ad oggi è stato predisposto;

b. l’art.23 prevede la promozione educativa e corsi di formazione che non sono mai stati organizzati;

c. l’art.6 prevede che i canili sanitari sono strutture realizzate e gestite dalle Asl, ma a Pescara e a Teramo in violazione di legge le Asl preferiscono pagare rilevanti affitti, piuttosto che realizzare un proprio canile sanitario, così come la legge impone;

d. mancato rinnovo della Convenzione della Regione con l’Università di Teramo, dipartimento di medicina veterinaria per il servizio di emergenza clinica all’interno dell’ospedale universitario didattico veterinario;

e. dalla mancanza di un effettivo e approfondito controllo delle voci di bilancio relative al randagismo da parte delle Asl.