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Venerdì, 12 Giugno 2026 15:52

1.978 detenuti iscritti all'Università, distribuiti in 55 Atenei

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Abruzzo è in prima fila nel garantire il diritto allo studio nelle carceri italiane



Il diritto allo studio negli istituti di pena si consolida e diventa una strategia nazionale sempre più integrata. Nel corso dell’Assemblea nazionale della CNUPP (Conferenza nazionale dei Poli universitari penitenziari) tenutasi a Sassari, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa con l’ANDISU (Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario) che punta a rafforzare la sinergia tra Università ed Enti per il Diritto allo Studio, garantendo un supporto concreto ai detenuti che scelgono l'istruzione superiore come percorso di riscatto e reinserimento sociale. Parte attiva è stata svolta dall'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara, rappresentata dal Delegato del Rettore, Gianmarco Cifaldi, docente di Sociologia penitenziaria ed ex Garante dei detenuti della Regione Abruzzo a riprova del concreto impegno dell'Ateneo nel garantire l'accesso alla cultura e alla formazione come strumenti fondamentali di ricostruzione personale e civile, in linea con i dettami costituzionali La rete abruzzese dei Poli Universitari Penitenziari si conferma pilastro fondamentale nel panorama del Centro-Sud Italia, grazie alla partecipazione dei tre Atenei regionali aderenti alla CNUPP: l'Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara, l'Università dell’Aquila e quella di Teramo, una sinergia che garantisce la copertura capillare dell'offerta formativa all'interno degli istituti di pena della regione. A livello nazionale, i dati evidenziano una rete accademica in forte crescita con 1.978 detenuti iscritti all'Università, distribuiti in 55 Atenei e supportati da circa 900 tra Docenti, tutor e Personale amministrativo. Spicca il raddoppio della presenza femminile (104 studentesse, pari al 3,5% dell'intera popolazione detenuta femminile italiana) e un grande mutamento nelle scelte dei corsi: l'area politico-sociale (Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione) raccoglie il 25% degli iscritti, superando l'ambito giuridico fermo al 13%.L'efficacia dello studio in carcere trova conferma nei dati sulla sicurezza: per i detenuti che intraprendono un percorso universitario, il rischio di tornare a delinquere si abbatte del 70%, trasformando l'investimento nella formazione in un concreto presidio di sicurezza sociale e di inclusione.
“La firma di questo protocollo - spiega il Professor Giammarco Cifaldi - rappresenta una svolta decisiva che mette finalmente a sistema le migliori pratiche, nate sui territori, come nel caso dell’Abruzzo che, nel 2021, fece da apripista in Italia, nell’azzerare le tasse universitarie agli studenti ristretti, grazie alla mia proposta di legge, quand’ero Garante dei detenuti. La sinergia tra la “d'Annunzio” e l'Amministrazione penitenziaria – sottolinea il Professor Cifaldi - è una realtà solida, come dimostrano le attività sul campo, le visite didattiche dei nostri studenti di Criminologia nei reparti detentivi e l’ultimo progetto pilota, promosso in sinergia con la Professoressa Ester Vitacolonna, Docente di Scienza dell'Alimentazione e delle Tecniche dietetiche applicate, per conseguire il diploma ITS Academy Turismo e Cultura e ITS Academy Agroalimentare nelle carceri di Lanciano e Sulmona, con la eventualità per i circa 6° studenti iscritti di proseguire con un corso di Laurea Magistrale. Lo studio in carcere – conclude il Professor Giammarco Cifaldi - non è un privilegio, ma è la concreta e positiva applicazione dell'Articolo 27 della nostra Costituzione sulla finalità rieducativa della pena”.

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