Pescara, 23 luglio 2026 - Forte discontinuità, contratti a termine, part-time involontario e salari ben al di sotto della media nazionale: è il quadro che emerge dallo studio del Servizio Uil Lavoro, Coesione e Territorio e Uil Abruzzo, basato sul XXV Rapporto annuale Inps e sul Rapporto dell’Ispettorato nazionale del lavoro sui dati del 2025 e del 2026.
I numeri dell’Abruzzo confermano come la precarietà sia una costante strutturale che penalizza in modo particolare i giovani e le donne. L'occupazione cresce poco e gli stipendi sono sotto la media. La qualità complessiva dell'impiego rimane fortemente problematica: la retribuzione media annua pro capite in media è di 20.966 euro, un dato significativamente inferiore alla media nazionale dei dipendenti privati (25.387 euro) e molto distante dalle regioni del Nord come la Lombardia (31.867 euro).
Per quanto riguarda le giornate retribuite all'anno: la media si attesta su 237 giornate. Soltanto il 68,9% dei dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato, Il restante 37% è imbrigliato in contratti part-time, che riducono drasticamente le entrate e penalizzano la futura copertura pensionistica, mentre la percentuale di contratti full-time si ferma al 63,0%. Le donne rappresentano il 41,6% dei dipendenti privati extra-agricoli, mentre i giovani under 30 costituiscono solo il 20,1%.
Michele Lombardo, segretario generale della Uil Abruzzo commenta: “I dati emersi dal Rapporto INPS e da quello dell’Ispettorato del Lavoro ci confermano che non possiamo più limitarci ad esultare per i soli numeri assoluti sulla crescita degli occupati. Bisogna guardare dentro quei numeri per capire che tipo di lavoro si sta creando. In Abruzzo abbiamo una retribuzione media annua che supera di poco i 20.000 euro, ben lontana dalle regioni trainanti del Paese. La nostra campagna “NO AI LAVORATORI FANTASMA” nasce proprio per dare voce e visibilità a tutte quelle persone che vivono un'esistenza lavorativa frammentata, fatta di contratti part-time non scelti e discontinuità. Senza retribuzioni adeguate e stabilità contrattuale non c’è un vero futuro né per i nostri giovani né per lo sviluppo del nostro territorio”.
Massimo Longaretti, componente della segreteria Uil Abruzzo aggiunge: “L'analisi mette a nudo divari di genere e generazionali pesantissimi che si riflettono in modo drammatico sul nostro tessuto regionale. Un giovane under 30 guadagna a livello nazionale oltre 12.000 euro in meno rispetto ad un lavoratore adulto, lavorando in media solo 198 giorni l’anno; le donne affrontano un gap retributivo che nel settore privato sfiora il 29% e un divario pensionistico del 25,2%. A questo si aggiunge la sofferenza delle madri lavoratrici, che affrontano carenze dei servizi e rigidità aziendali che spesso costringono alle dimissioni”.
Secondo il report della Uil, la precarietà a livello nazionale colpisce in modo orizzontale le fasce più fragili. Chi lavora a tempo indeterminato guadagna in media 30.560 € l'anno, contro gli 11.034 € delle opzioni a tempo determinato e i 9.188 € dei lavoratori stagionali. Un lavoratore part-time guadagna in media 12.583 € a fronte dei 31.686 € del tempo pieno. Per quanto riguarda la genitorialità nel 2025 sono state circa 60.000 le convalide di dimissioni nei primi tre anni di vita del bambino, riguardanti per il 68% le madri. Le motivazioni principali risiedono nelle difficoltà legate ai servizi di supporto (38%) e all'organizzazione del lavoro (28,4%).
Inoltre, la discontinuità e il part-time involontario si convertono in una penalizzazione pensionistica per le donne, che percepiscono un assegno mensile medio lordo di 1.619,39 € contro i 2.165,78 € degli uomini (-25,2%).



