Il provvedimento, approvato dal governo in tempi rapidissimi durante la pausa estiva e da convertire in legge entro il 10 ottobre, cancella il Fondo Nazionale Trasporti, elimina ogni vincolo di destinazione delle risorse e modifica i criteri di distribuzione. In Abruzzo, con una quota nazionale ferma a circa il 2,69%, il rischio è un ulteriore peggioramento dei servizi, soprattutto nelle aree interne.
Interviene il Segr.FILT CGIL Abruzzo Molise Di Eugenio Aurelio: "L’approvazione del decreto-legge sul federalismo fiscale regionale, avvenuta con estrema rapidità durante la pausa estiva e ora avviata all’iter parlamentare, apre una fase di profonda preoccupazione per il futuro del trasporto pubblico locale, con ripercussioni che rischiano di colpire in modo drammatico le regioni, soprattutto quelle a bassa densità di popolazione e, quindi anche l’Abruzzo."
Si legge in una nota:
Il provvedimento, che dovrà essere convertito in legge entro il prossimo ottobre, introduce un cambiamento radicale nel sistema di finanziamento delle Regioni a statuto ordinario, stabilendo che a partire dal 2027 l’attuale assetto del Fondo Nazionale Trasporti venga interamente sostituito da una compartecipazione regionale al gettito Irpef.
Questo meccanismo cancella di fatto l'attuale sistema di trasferimenti statali blindati ed elimina ogni vincolo di destinazione delle risorse per la mobilità, facendole confluire nel bilancio regionale generico senza alcuna garanzia di utilizzo per lo specifico settore.
Alle Regioni viene così lasciata una totale discrezionalità nella gestione dei fondi, con il concreto rischio che il trasporto pubblico perda centralità nelle scelte economiche e che le risorse vengano distratte verso altre voci di spesa, nonostante si tratti di un servizio essenziale per garantire il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini.
Anche secondo gli enti territoriali, questo impianto costringerà le amministrazioni locali e le Regioni a una fase di continua e incerta negoziazione sui bilanci, rendendo i finanziamenti meno stabili, meno certi e privi di quella prevedibilità fondamentale per programmare i servizi sul territorio.
In Abruzzo questa prospettiva è particolarmente allarmante, considerando che la nostra regione beneficia di una quota del riparto nazionale ferma ad appena il 2,69% e che già oggi l’offerta di trasporto pubblico presenta gravi carenze sia in termini quantitativi sia qualitativi.
A destare ulteriore preoccupazione sono i nuovi criteri di distribuzione delle risorse previsti dal decreto, che potrebbero attribuire un peso decisivo alla densità della popolazione e ad altri indicatori demografici, favorendo nettamente le grandi aree metropolitane e penalizzando le regioni a minore densità abitativa.
Senza una fase transitoria, i nuovi criteri demografici penalizzerebbero l'Abruzzo riducendo i servizi proprio nelle aree interne e montane. Il taglio delle corse colpirebbe le fasce più fragili (studenti, lavoratori e anziani), dimenticando che nei territori periferici il trasporto pubblico non è un semplice costo di bilancio, ma un presidio essenziale contro lo spopolamento e l'isolamento sociale.
Sul fronte del lavoro, l'insufficienza dei fondi stanziati per il rinnovo contrattuale degli autoferrotranvieri pregiudica la tutela salariale del personale, compromettendo la stabilità e la qualità complessiva del servizio.Per questo si chiede alla politica regionale e ai parlamentari abruzzesi di emendare il decreto-legge per ripristinare il vincolo di destinazione delle risorse, introdurre una fase transitoria di almeno due anni basata sui parametri storici e garantire adeguate coperture finanziarie per il rinnovo del CCNL di categoria.
La riforma del federalismo fiscale non deve amplificare le disuguaglianze o scaricare l'incertezza economica su cittadini e lavoratori, poiché la mobilità è un diritto sociale inviolabile e le risorse per il trasporto pubblico non possono essere destinate a far quadrare i bilanci delle Regioni.



