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Lunedì, 02 Maggio 2016 20:23

Il premier contestato a Firenze per il Dl Banche, "siamo risparmiatori truffati"

Scritto da Red En
Matteo Renzi Premier italiano Matteo Renzi Premier italiano foto web

Parte da Firenze la campagna per il sì al referendum sulle riforme. Ad attenderlo, una cinquantina di persone che si sono presentati come i "truffati del decreto banche".

Eludendo i controlli di sicurezza, hanno raggiunto il premier all'ingresso del teatro intonando "buffone, buffone" e mostrando cartelli con su scritto: "Fino all'80 per cento? Ancora una volta truffati" e "risparmiatori di serie A e risparmiatori di serie B ancora una volta truffati".

Durante il comizio in teatro, Renzi ha risposto alle contestazioni e ha spiegato: "Abbiamo salvato i correntisti, più che le banche. In passato si sono fatti prestiti molto discutibili. Sul tema delle banche abbiamo messo fine a questa lunga vicenda e diciamo: portiamo le banche a dare credito ai territori ai piccoli e medi imprenditori e ai piccoli artigiani". Il premier ha poi sottolineato che "è la prima volta dalla crisi che la classe media ha cominciato a risparmiare". Parlando delle riforme, Renzi ha spiegato che "l'Italia ha recuperato i problemi che aveva. Ogni deputato metterà la faccia su quello che voterà". "Anni fa l'Italia era incastrata in una depressione politica - ha aggiunto -. Si chiedeva di abbassare le tasse e si rimase per sei mesi a discutere su come chiamare la tassa che si voleva eliminare. A fronte di questo - ha detto ancora Renzi - è accaduto che le riforme improvvisamente hanno cominciato a a realizzarsi: il Parlamento è uscito dall'incantesimo e le cose sono state fatte".

"A quelli che dicono che la nostra riforma è contro quello che volevano i Costituenti - ha detto poi il presidente del consiglio - diciamo che stiamo utilizzando proprio un articolo voluto dai padri costituenti: il bicameralismo paritario non è quello che volevano i padri costituenti. Non si trovarono d'accordo e fecero una norma transitoria dicendo 'così non va bene'". "Girerò come un globe-trotter. Siamo a un bivio tra l'Italia che dice sempre sì e l'Italia che dice solo no", ha detto ancora il presidente del consiglio che poi ha annunciato che "i comitati saranno diecimila in tutta Italia, dalle dieci alle cinquanta persone per comitato. Adesso diventa un bivio tra l'Italia che dice sì e l'Italia che dice solo no".

Matteo Renzi sceglie la sua città per dare il via alla volata che porterà al referendum costituzionale sulla riforma del Senato e ancora una volta sceglie parole ultimative: "Siamo a un bivio tra l'Italia che dice sempre sì e l'Italia che dice solo no". E nell'annunciare che lui stesso girerà "come un globe-trotter" ribadisce: "La rottamazione non vale solo quando si voleva noi. Se non riesco vado a casa". Il premier fa capire che bisogna cogliere l'attimo perchè "il Parlamento è uscito dall'incantesimo e le cose sono state fatte". E chiede l'aiuto dei cittadini: "Fino a ottobre serve una gigantesca campagna porta a porta per chiedere se si vuole riportare l'Italia a due anni fa o andare a testa alta verso il futuro" e quindi "i comitati saranno diecimila in tutta Italia". Nel merito Renzi replica "a quelli che dicono che la nostra riforma è contro quello che volevano i Costituenti" dicendo che "stiamo utilizzando proprio un articolo voluto dai padri costituenti: il bicameralismo paritario non è quello che volevano i padri costituenti".

E dopo il gong, le due squadre si posizionano: la maggioranza di governo plaude alle riforme e al referendum, con qualche voce che chiede solo che non sia un plebiscito personale, e l'opposizione mena fendenti su riforme e governo. "Renzi è un produttore automatico di annunci cui non seguono mai i fatti" taglia corto il capogruppo M5S alla Camera, Michele Dell'Orco. "Parla di un'abolizione del Senato che non esiste - sostiene - visto che i senatori ci saranno ancora e il Senato continuerà a costare i soldi dei contribuenti. La sua credibilità è zero". Forza Italia annuncia con Renato Brunetta una "mobilitazione per dire 'nò a questa 'schiformà e mandare a casa un premier mai eletto dal popolo sovrano". Il capogruppo alla Camera parla di riforma "sbagliata e illiberale, perchè 'limita gli spazi di democrazia senza rendere il sistema né più efficiente nè meno costoso". Ma critica anche "il tentativo di Renzi di usare l'appuntamento con le urne in 'modo improprio per legittimarsi politicamente'". Anche Sel si schiera per il no: "Non c'è un'Italia che dice sempre sì e una che dice sempre no. C'è un'Italia che non vuole l'uomo solo al comando. Un'Italia che dice no per non dire signorsì" afferma il capogruppo alla Camera Arturo Scotto. E' un affondo a tutto campo quello del leader leghista Matteo Salvini: "Renzi pericoloso bugiardo, sta svendendo il lavoro, le aziende, il risparmio, la sicurezza, i confini e il futuro degli italiani". Dal mondo dell'impresa giunge invece l'endorsement di Sergio Marchionne, ad di Fca, che apprezza le riforme fatte, non solo quelle istituzionali: "Siamo a buon punto dobbiamo continuare su questa strada: non vorrei che si fermasse tutto". (AGI)

Ultima modifica il Lunedì, 02 Maggio 2016 20:26

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