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Parkour: Ma quali tetti? Allenamento e conoscenza di sè

parkeur"Forma fisica, consapevolezza e duro allenamento." L'admin del sito e forum Apki e praticante di Parkour Giorgio Ferrè, socio APKI, ne racconta la storia e la filosofia: "Allenamento, potenziamento e condizionamento sono parte stessa della disciplina, non sono un requisito." E precisa: "sconsiglio il fai da te partendo da qualche video o tutorial via web, non solo tecnica e allenamento rimarranno approssimativi ma soprattutto si rischia di non capire l’essenza di questa disciplina." Cos’è il parkour?  "Ricerca di se stessi in equilibrio con gli altri e l'ambiente che ci circonda."

 

Nei giorni scorsi sono sorte polemiche sul Parkour, emulato da ragazzini sulla scia della Tv e del web. Alcuni, ignorandone le finalità e la disciplina, hanno sollevato questioni sulla sua  pericolosità solo sulla base di acuni spot pubblicitari o format tv che non hanno alcuna relazione con la vera disciplina praticata da insegnanti e associazioni.  Questo mondo, invece, non ha nulla a che vedere con la competizione a tutti i costi, il rischio, la pressione degli sponsor, le competizioni Moto Gp, Formula Uno, dove contano solo soldi, successo e potere. Il parkeur è una disciplina di allenamento, è una filosofia, una palestra del pensiero e del corpo.

Il Parkour innanzitutto è un buon metodo di allenamento.

"Presentarlo come una competizione, dove si vince qualcosa rischiando di più, è fortemente diseducativo". Dice Giorgio Ferrè, praticante di parkour, socio della prima associazione riconosciuta di parkour in Italia, Apki. Agonismo e  competizione sono sostuiti da raduni e  scambi perchè ciò che conta nel Parkour è sviluppare  "la fatica, il rispetto, la fiducia in se stessi, il rispetto di se stessi e degli altri, il concedere tutti se stessi, il superare le proprio paure fisiche e mentali, abituarsi a sentire gli ostacoli come possibilità e non impedimenti, sentirsi più forti e sicuri verso le avversità e più umili e disponibili verso i più deboli." Lo scopo è quello di "muoversi da un punto all'altro nella maniera più rapida, sicura ed economica possibile, utilizzando tutte le capacità del corpo umano".

"Capisco la preoccupazione di alcuni amministratori pubblici - ammette Ferrè - Sicuramente, il primo e più importante ruolo è dei praticanti stessi che devono essere rispettosi di se stessi e di chi e cosa gli sta intorno, e allenarsi e praticare con consapevolezza.

E aggiunge: "L'emulazione di un gesto è una componente dell'adolescenza che si ritrova da sempre, e che rigurda tanti gesti anche più pericolosi e deleteri(alcool, fumo, droga...), la maniera di prevenire questi fenomeni è incanalare l'energia dei ragazzi in maniera costruttiva, avere la possibilità di informarli correttamente, responsabilizzarli, avere educatori/insegnati/maestri in grado di supportarli."

Ferrè consiglia agli amministratori pubblici, sindaci e istituzioni sportive (la uisp già collabora con apki e altre realtà locali), "di supportare momenti di formazione come stage e workshop, la crescita di insegnanti validi, aiutare le associazioni serie sul territorio, individuare eventualmente aree libere per l'allenamento e restituire strutture e spazi verdi per allenarsi."

Il parkour nasce in Francia alla fine degli anni '80, da alcuni ragazzi che, "per non soccombere al grigiore delle periferie parigine, ormai ghetti per gli immigrati, incentrano la loro vita e la loro passione su questo tipo di allenamenti, chiamandolo Parkour, dal francese Parcours, che significa percorsi, in riferimento ai percorsi militari a cui si applicavano tecniche varie di superamento di ostacoli." Il primo a formalizzare il Parkeur è il militare Georges Hébert, alla fine '800. L'Hebertismo ha un motto "Essere forti per essere utili".  David Belle, militare e pompiere, lo trasforma in una filosofia e nel 1997 insieme ad altri mette su il gruppo degli Yamakasi, fondatori dell'Art du deplacement.

In Italia il parkour  arriva nel 2004-2005 con l'APKI  che ha l'intento di presentarlo come disciplina  sportiva, non agonistica, diffondendolo come valido metodo di allenamento.

"I praticanti e le realtà organizzate hanno una precisa responsabilità nelle parole, nei gesti e soprattutto quando si allenano o praticano: il primo insegnamento avviene per esempio e per la coerenza." Informa Ferrè.

La filosofia del Parkour è legata all'idea che non esista "un luogo" adatto, quindi, lo sono tutti". Dall'armonizzazione con il territorio, potenziando le capacità fisiche naturali, nasce l'idea che "ogni città, paese, regione e ambiente naturale ha le sue particolarità" e quindi "le strutture urbane sono varie in altezza e in conformità" risultando "adatte alla pratica". Il Parkour non è uno sport "estremo" in cui cercare il brivido a tutti i costi. "La confusione di questa disciplina è nata dall'esplosione del fenomeno commerciale, dai canali comunicativi" che hanno eclissato gli stessi praticanti.

E i tetti? "Credo che il 90% dei praticanti, anche esperti, non abbia mai saltato da un tetto e forse nemmeno visto da vicino.

"Oggi ci sono tante realtà locali ben organizzate, - prosegue Ferrè - che organizzano anche corsi come ASD (associazioni sportive dilettantesche), presso scuole, campi estivi, raduni e workshop." Inoltre sottolinea che "Ci si muove anche in funzione di certificazione per l'insegnamento, come parkourgeneration.com con ADAPT."

Ferrè ammette che i maestri di Parkour in Italia ancora "si contano sulle dita della mano", pertanto è meglio avvicinarsi a questa disciplina solo "sotto la guida di un esperto". Occorre, inoltre "buona consapevolezza e conoscenza di sè, fisica e mentale" e "un buon metodo di allenamento".

"Bimbi e ragazzini fino a 15 16 anni" prima di pensare a questo tipo di allenamento dovrebbero "iniziare un corso serio di ginnastica artistica, acrobatica o arti marziali. Solo dopo provare ad allenarsi con persone più esperte". Ferrè precisa: "sconsiglio il fai da te partendo da qualche video o tutorial via web, non solo tecnica e allenamento rimarranno approssimativi ma soprattutto si rischia di non capire l’essenza di questa disciplina." 

 Ferrè conclude infine:"Il parkour non è una disciplina pericolosa se concepita in maniera corretta, ci sono più incidenti in proporzione ai praticanti sui campi di calcetto o su un ring. Certo i propri limiti vanno espansi con la giusta calma e progressione, ed evitare sempre di esporsi a pericoli inutili o ingestibili".

 

 www.genovaparkour.com

www.milanmonkeys.com

www.parkourwave.com

 www.goparkour.it

 Info : http://www.apki.it/

 

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