Turismo/viaggi
Abruzzo
di David Ferrante
Sabato 24 e Domenica 25Novembre 2012 - Il FineSettimanAbruzzese - Un altro fuoriporta di facile approccio e dal fascino “fantasmagorico” consigliato dall’amico Gianni mai stanco di esplorare con ogni mezzo ogni angolo dell’Abruzzo.
Sperone, un borgo due volte fantasma che veglia un altro fantasma, quello del lago Fucino.
Sperone, oggi frazione di Gioia dei Marsi (AQ), nato dall’unione di due castelli, Sparnasio (dal dio Pan protettore dei pastori e delle greggi) e Asinio, che dopo la loro distruzione furono sostituiti da quello di Speron d'Asino. Importante presidio di avvistamento e di difesa del borgo sottostante, guardava l’allora lago Fucino controllando l'unica via di comunicazione con la valle Peligna e le zone del Tavoliere.
Sorto su un antico insediamento romano a 1240 m. d’altitudine, sussurra ancora la propria esistenza con i suoi ruderi e i resti del castello databile alla seconda metà del secolo XIII. Ancora oggi reclama attenzione con la sua torre che come un arto risorto dalla sepoltura chiama a sé i passanti.
“…torre medievale, un cilindro in blocchi di pietra corroso dal tempo e dagli uomini (…) Ai piedi della torre si dipana scosceso e corrotto il paese vecchio segnato dal terremoto. All’estrema sinistra, sul ciglio del dirupo, la chiesetta di San Nicola, o meglio, i suoi resti. Aperta in due come un melograno, misera cattedrale in miniatura, offre alla vista quello che resta delle strette navatelle e, nell’abside, una serie di affreschi dilavati da decenni di pioggia, gelo e fiocchi di neve (…) Sembrerebbe un’opera giovanile del Di Litio” [Coscetta].
Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, l’antico borgo fu abbandonato e ricostruito più a valle e in una zona più pianeggiante: due file di case basse e lunghe che guardano la piazza e la ricostruita chiesa. Ma l’importanza strategica del borgo oramai era solo un ricordo. I pochi abitanti quasi abbandonati, soprattutto nei mesi invernali, protestarono per l’isolamento e furono ospitati dal comune di Gioia dei Marsi. Il trasferimento iniziato nel 1964, ebbe termine nel 1971. Ma il trasloco si completò molto dopo quando anche gli abitanti del cimitero scesero a Gioia.
“Alla destra della chiesa, chiuso da un diroccato muro a secco, affacciato sul vuoto del dirupo con vista sulle baracche asismiche sull’altro lato del vallone, un piccolo cimitero abbandonato, distrutto e predato come la chiesa e il resto del paese (…) ossa che spuntavano dalla terra smossa (…) dicono siano stati i lupi, ma io ci vedo la mano di ben altri lupi profanatori. Vedi, anche laggiù, nella chiesa delle baracche ci sono segni inequivocabili di strane manomissioni. Ho sempre pensato a qualche setta dedita alle messe nere…” [Coscetta].



