Le zone costiere sono tra le mete predilette per chi visita l'Italia e il litorale adriatico non fa eccezione. C'è però un problema che spesso non viene tenuto nella dovuta considerazione: il ritrarsi delle spiagge a causa dell'estrazione massiva di sabbia a scopo edile.
La sabbia marina, a differenza di quella del deserto che non può aggregarsi con il cemento, è alla base del settore delle costruzioni per la produzione del calcestruzzo e, mantenendo l'attuale ritmo per le estrazioni, si arriverebbe all'estinguersi di tutte le spiagge del pianeta nel corso di questo secolo. A sostegno di questa tesi c'è l'incremento del settore edile cinese, capace nel biennio 2016-17 di impiegare più cemento degli Stati Uniti nell'arco del 20esimo secolo.
Inoltre, la combinazione di aumento demografico e urbanizzazione porta a situazioni di emergenze abitative che non possono certo attendere il ciclo naturale di sostituzione dei granelli di sabbia (che impiega dai cento ai mille anni per arrivare sulle coste dalle rocce erose).
Molti sono i progetti nati per trovare un'alternativa all'uso di sabbia marina, dall'argilla alla polvere di vetro, ma la strada è ancora in salita. Un primo passo sta nel diffondere una maggior presa di coscienza nell'opinione pubblica ed augurarsi che le politiche future possano tener conto di questo problema, specie nella pianificazioni delle costruzioni cittadine. Per avere una panoramica con fonti e dati è anche possibile consultare il seguente report.



