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Giovedì, 07 Marzo 2019 20:01

Truman Capote. Questa cosa chiamata amore

Scritto da kim redy

di Massimo Sgorbani con Gianluca Ferrato, impianto e regia Emanuele Gamba scene Massimo Troncanetti, costumi Elena Bianchini

 

Uno straordinario Gianluca Ferrato è il protagonista di questo irresistibile monologo, nuovo spettacolo del Florian Metateatro in collaborazione con Teatro della Toscana sulla vita del grande scrittore americano Truman Capote. Il debutto del nuovo allestimento è per sabato 9 marzo alle 21 e domenica 10 alle 17,30 al Florian Espace. È il Capote più irriverente quello che emerge da Truman Capote questa cosa chiamata amore, in cui Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato, diretto da Emanuele Gamba, un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti. Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta ha segnato la letteratura degli Stati Uniti. Truman Capote, geniale scrittore, giornalista e drammaturgo, è stato, dopo Hemingway, forse il più grande esempio di autore divenuto protagonista, e vittima, dello star system a stelle e strisce. Un predestinato alla scrittura. Inizia a scrivere a otto anni, a diciassette le prime pubblicazioni, a diciannove vince il primo O. Henry Award della sua vita. Dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità̀, Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese, quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri, da Colazione da Tiffany a Marlon Brando. Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo del 1966, capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico.

“La regia di Emanuele Gamba modula in modo sapiente il testo con i tagli di luce, le gigantografie, gli elementi scenici di questo vertiginoso monologo a cui Ferrato dà vita e irresistibile vitalità, con continui cambi di velocità, con alterazioni della voce e spostamenti repentini, con contagioso ardore.” Franco Cordelli, Il Corriere della Sera “Gianluca Ferrato è Capote ma è anche se stesso, nella sua vita di attore fuori dal coro. Il lavoro ha un’intensità inconsueta ed è fitto di stupefazioni. E la chiusa docissima, in omaggio alla biondissima icona della fragilità, svela il segreto. Che spiega la sfrontata libertà di parola, in un’ora, che è una vita.” Maura Sesia, La Repubblica

INGRESSO € 10 RIDOTTO € 8 RIDOTTO SPECIALE € 7 (per scuole di teatro, danza, musica convenzionate)