Un’antologica che vuole ricordare il primo direttore dell’Accademia di Belle Arti, Piero Sadun, a cento anni dalla nascita e a cinquanta dall’istituzione dell’accademia stessa. Un ringraziamento agli eredi dell’artista, presenti all’ inaugurazione, e agli organizzatori dell’iniziativa è arrivato dai rappresentanti delle istituzioni: il Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e il Vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Santangelo, anche per la bella opportunità culturale che l’iniziativa offre al territorio. Da oggi, martedì 4 e fino a giovedì 27 giugno, la mostra SADUN100 è aperta nel Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, un protagonista dell’arte italiana del secondo Novecento, che nei primi anni Settanta ha contribuito in maniera significativa alla promozione della migliore cultura contemporanea nella città dell’Aquila. Dal 1969 al 1974, anno della sua prematura scomparsa, Piero Sadun è stato, infatti, il direttore storico della neo-fondata Accademia di Belle Arti dell’Aquila, “prima accademia sperimentale” d’Italia: più attenta all’arte contemporanea e più recettiva verso i fermenti più interessanti emersi nel Paese dopo la contestazione studentesca del ’68. Grazie alla sua illuminata direzione, sin dai suoi esordi l’istituzione aquilana ha annoverato tra i propri docenti personaggi di primo piano della cultura del nostro tempo, come Carmelo Bene, Alberto Arbasino e Sylvano Bussotti. A questi si aggiungono i critici e storici dell’arte: Achille Bonito Oliva, primo vice direttore dell’Accademia (1969-1971), Giorgio de Marchis, Lorenza Trucchi e Augusta Monferini. Tra gli artisti si ricordano:Antonio Scordia (Pittura), Mario Ceroli (Scenografia), Luigi Marotta (Decorazione), Andrea Cascella (Scultura) con Cesare Tacchi in qualità di assistente, Enrico Castellani, Guido Strazza, Paolo Scheggi, Giulia Napoleone, Gianfranco Notargiacomo, Franco Berdini, Franco Nonnis, insieme con il disegnatore e illustratore satirico Pino Zac (Giuseppe Zaccaria), il regista teatrale Antonio Calenda, l’architetto Piero Sartogo, lo scrittore Enzo Forcella e la giornalista Emilia Granzotto. Non a caso, in un articolo pubblicato nel dicembre 1974 sul Corriere della Sera in ricordo dell’artista appena scomparso, Cesare Brandi rilevava che Sadun: "aveva fatto dell’Accademia dell’Aquila una specie di Parnaso". L’esposizione raccoglie una quarantina di opere tra le più rappresentative della ricerca matura dell’artista, concentrandosi, orientativamente, sugli anni Sessanta e Settanta, coincidenti con la fase più vicina all’esperienza accademica dell’Aquila. Poiché Sadun appartiene a quella generazione di artisti che, progressivamente, si allontana dalla figurazione – per quanto aggiornata sulla lezione delle Avanguardie storiche – per fare proprio il lessico astrattista, la mostra s’incentra, in particolare, sui grandi quadri materici, dominati dall’emergenza prorompente del colore, spesso monocromatico. Le opere, selezionate per la loro storia espositiva, provengono dalle collezioni degli Eredi e da prestigiose raccolte, si ricorda in particolare, quella del Ministero degli Affari Esteri italiano e la Fondazione Scialoja. Un focus è dedicato all’attività di decoratore d’interni compiuta dall’artista, che ha firmato le case di importanti cantautori italiani, da Domenico Modugno a Franco Migliacci a Nada. Della cantautrice livornese, in particolare, l’Accademia ha curato il restauro di tre grandi dipinti, realizzati da Piero Sadun nel 1970. Gli studenti delle Scuole di Fotografia e Decorazione sono stati, invece, coinvolti nelle attività, rispettivamente, di documentazione per il catalogo e allestimento della mostra. Il catalogo è editato dalla casa editrice Luoghi Interiori di Città di Castello e contiene, oltre ai saggi dei curatori e di Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri, le interviste ad Achille Bonito Oliva e a Lorenza Trucchi curate da Luca Verdone, il contributo storico-critico di Anna Di Castro e una ricca antologia della critica.



