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Lunedì, 27 Aprile 2020 11:47

Edilizia, rischio paralisi e sopravvivenza

Scritto da P.V.

 Ciccazzo di Feditalimprese: "Dopo mesi di agonia, si lotta ancora contro un virus che, oltre alle migliaia di vittime ha creato un dissesto economico considerevole nell’economia italiana, nonché in quella mondiale. Sono stati colpiti tutti i settori, tra cui l’edilizia, un settore già debole, rimasto danneggiato dalla profonda recessione mondiale dell’ultimo decennio, e che forse solo ultimamente riusciva a vedere uno spiraglio di luce".

"Adesso l’edilizia - afferma Alessandro Ciccazzo responsabile settore Edilizia di Feditalimprese, - si ritrova a fronteggiare anche l’emergenza Covid-19. Il governo in merito, ha varato tante misure per la salvaguardia prima della salute e poi dell’economia, misure perfette dal punto di vista accademico ma scarsamente applicabili ai bisogni reali delle imprese edili ed ai problemi che devono affrontare in questo momento. Ad oggi queste misure risultano molto confuse lasciando un ampio margine all’interpretazione."

Gli imprenditori italiani sono abituati a fare i conti con una burocrazia astrusa e spesso asfissiante, che ne ha ridotto notevolmente i ricavi nell’arco degli anni. Ai problemi burocratici della “Fase 1” si aggiungeranno purtroppo, le problematiche operative relative alla “Fase 2”.

Al momento della ripartenza l’edilizia italiana dovrà fronteggiare: maggiori costi per la sicurezza dei propri lavoratori; riduzione della produttività dovuta alle norme di distanziamento sociale; grossi problemi logistici dovuti alla difficoltà di reperire approvvigionamenti; e soprattutto rilevanti criticità negli spostamenti dei dipendenti, poiché i mezzi aziendali non sono stati dimensionati nell’ottica di garantire il distanziamento sociale. Tutto questo ridurrà la marginalità delle imprese, poiché ad oggi, non sono stati previsti interventi di adeguamento dei prezzi delle lavorazioni per compensare i maggiori costi del lavoro. L’edilizia, oggi più di ieri, avrebbe bisogno di alcune manovre concrete:

- aiuti erogati sottoforma di fondo perduto, che consentano di recuperare e non solo di traslare le perdite avute in questi mesi;

- riduzione del carico fiscale ai mesi di effettiva attività lavorativa;

- adeguamento dei prezzi che tenga conto dei nuovi costi;

- agevolazioni che ridiano un senso all’investimento sul mattone.

"Tante le promesse continua Carmelo Ciccazzo di Feditalimprese, che non hanno avuto un riscontro reale nella sfera degli imprenditori italiani. Cassa Integrazione che ad oggi in Sicilia rimane soltanto una promessa; prestiti per liquidità alle imprese che si rivelano un ulteriore modo di indebitarsi per poter adempiere agli oneri fiscali; sospensione dei canoni di locazione, di noleggio, delle rate dei mutui con criteri di ammissibilità che ancora in tanti cercano di capire, e cosi via…"

Nella speranza che il governo si renda conto delle problematiche e delle esigenze del settore Edile, l’unica realtà che oggi può dare speranza agli imprenditori italiani, rimane Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del Ministero dell'Economia che sin da prima del Covid-19, con le svariate misure messe a disposizione cerca di dare nuova linfa al tessuto economico italiano. Il bando “Resto al Sud” ne è la prova concreta. Attraverso finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto da la possibilità agli aspiranti imprenditori italiani di poter realizzare i propri sogni.

In un secondo comunicato nel pomeriggio scrive: “Più che di una fase 2 si tratta di una fase 1 estesa. Dalle nuove aperture annunciate nei prossimi giorni rimangono fuori soprattutto i negozianti, i ristoratori, i professionisti, i consulenti e le piccole imprese artigiane. Cioè quelli che in alcuni casi stanno ancora aspettando i 600 euro, e che si stanno indebitando con il prestito fino a 25.000 euro. 

Bisogna finirla con queste ipocrisie: il governo deve assumersi le sue responsabilità! Ovviamente bisogna mediare tra l’interesse alla salute e gli interessi economici, ma questi vanno comunque tutelati”, è questo l’appello di Francesco D’Alessandro, segretario di Feditalimprese Piemonte, organizzazione sindacale delle PMI che denuncia alcune criticità di questa seconda fase annunciata dal governo:

- non sono state date certezze, ma c’è stato solo un trasferimento di responsabilità in capo alle imprese e alle famiglie, che già dal 2008 soffrono per la crisi economica;

- l’Italia è ancora divisa tra le regioni, e a causa della stretta interconnessione tra le filiere produttive e le attività commerciali, il rischio è che una apertura a spizzichi e bocconi porti più danni che vantaggi;

- mancanza di chiarezza sulla disponibilità di tamponi e test rapidi per poter riaprire in sicurezza;

- nessun intervento adeguato per i settori maggiormente colpiti come Cultura, Food, Turismo e non solo, per i quali Feditalimprese chiede investimenti a fondo perduto.

Inoltre, rilevano da Feditalimprese, rimangono una serie di carenze organizzative per le quali non sono state trovate soluzioni soddisfacenti, come ad esempio per i lavoratori che non hanno avuto diritto neanche ai 600 euro o per il problema su dove lasciare i bambini nel momento in cui si torna al lavoro.

“C’è il rischio che si disperda un patrimonio nazionale di imprese e di cultura imprenditoriale enorme e non più ricreabile. Ci vuole una riflessione più profonda. Ovunque si possa mantenere distanziamento sociale dobbiamo cercare di riaprire”, riassume D’Alessandro, che ribadisce le richieste già avanzate in precedenza al governo da Feditalimprese Piemonte, tra le quali: il blocco immediato del cuneo fiscale e l’azzeramento costo del lavoro per tutto il 2020, la riapertura immediata delle grandi opere pubbliche con l’Istituzione di un Garante unico nazionale con contatto diretto e poteri di polizia giudiziaria che monitori ed eviti le infiltrazioni criminali e riduca a zero la burocrazia; nuovi ed immediati investimenti nella sanità con l’assunzione di nuovi 20.000 medici e 50.000 infermieri; azzeramento della burocrazia per la cassa integrazione e credito d’imposta del 50% per le aziende che integrano la cassa integrazione (50% dell’integrazione) da utilizzarsi in quote costanti nei prossimi 5 anni; pace fiscale con tassazione unica forfettaria per tutto il 2020 per le aziende fino a 50 milioni di euro di fatturato e condono fiscale. 

Ultima modifica il Lunedì, 27 Aprile 2020 17:01