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Giovedì, 24 Settembre 2020 15:24

Montesilvano. Quando Ermanno Falco mise in versi le criticità dell'Auditorium del colle.

Scritto da Angela Curatolo
Nella foto l'Auditorium appena costruito e oggi - Ermanno Falco autore della poesia dedicata alla struttura Nella foto l'Auditorium appena costruito e oggi - Ermanno Falco autore della poesia dedicata alla struttura

Esempio di polemica politica trasfigurata in storia e poesia. Un nuovo tipo di confronto politico

L'Auditorium del colle di Montesilvano, Sciarretta, ha una storia interessante: nasce dal dissodamento delle tombe del vecchio Camposanto del Colle. Progettato dall'architetto Marco Volpe, incaricato dal sindaco Renzo Gallerati, appena costruito apparve tra gli esempi di nuove architetture inedite in un libro d'arte internazionale dell'Electa.

Un vecchio cimitero antico diventò così un Auditorium, nell'architettura s'imprime la coscienza di un popolo, diceva  lo storico Alfred Leslie Rowse  “Si potrebbe considerare l'architettura come la storia impressa nelle pietre.”

I resti vennero traslati e lì nacque l'unico teatro di Montesilvano.

Questa è la sua storia, anche le strutture ne posseggono una, spesso molto più affascinanti della struttura stessa.

La struttura di 100 posti all'aperto non venne mai adoperata dopo l'inaugurazione in pompa magna con la presenza di Sergio Mattarella, oggi Presidente della Repubblica e tante personalità di Stato, perchè inagibile e mai nessuna amministrazione intervenne per sanarla attraverso dei lavori.

Inutile dire che per anni ci furono tantissime critiche in merito all'opera, finita in degrado e abbandonata.

Oggi la politica nel mondo ha perso charme e classe nel confronto. Il linguaggio è spesso virulento e si è ridotta a spettacolarizzazione, ma non è stato sempre così. Persino in una piccola città come Montesilvano se ne possono cogliere esempi nella storia.

Un ricordo degno di nota che appare tra le tante critiche incassate dall'Auditorium, è quello dell'ex consigliere dell'Amministrazione Cordoma, Ermanno Falco, di centro destra, che in modo originale, espresse in poesia vernacolare abruzzese la sua polemica verso quello che era, all'epoca, uno dei pochi Auditoria in Abruzzo, additandolo come "bruttura".

La sua nota introduttiva era pungente e critica verso l'opera stessa, metteva in rilievo, però, alcune delle criticità che ancora oggi non sono mai state sanate. L'architetto Volpe infatti ha più volte dichiarato che basterebbe una modesta somma per rendere agibile la struttura.

Come la storia richiede questa è una 'campana' diversa, espressa in versi abruzzesi. Un'aspetto che fa cultura e lancia un nuovo modo, chissà, di confronto politico popolare.

Nota introduttiva alla poesia di Ermanno Falco.

"Il turista che legge una delle tante indicazioni stradali con la scritta 'Auditorium' viene prima colpito da una scarica di adrenalina intellettuale (gli auditorium in Abruzzo sono più unici che rari), poi da sfrenato desiderio di andare a visionare la struttura culturale di cui si immagina mirabili fattezze. Una volta arrivati sul posto ci vorrà molto tempo, tuttavia, a localizzare l’impianto, che si affaccia all’imbocco di una vera e propria 'curva della morte', rigorosamente strozzata, in discesa e senza marciapiedi e parcheggi. Imboccato l’angusto cancello d’ingresso, il suo residuo entusiasmo sarà definitivamente falcidiato dalla visione di un blocco di cemento armato, in cui si contrappongono un palcoscenico che sembra un mattatoio comunale e una platea che ricorda il parterre di un cinodromo clandestino. Ma, grazie a Dio, tali brutture non sono percepibili da occhio umano perchè da tempo immemore il Comune di Montesilvano non utilizza la struttura nemmeno per una mostra-mercato di finocchi nostrani".

LU CAMBESANDE VICCHIE

 

                                                                                                             Lu cambesande vicchie ere chiamate

stu mure ‘mbò scrustate e vicchiarelle:

‘nu fazzole de terre arrambecate

Tra la Rocchette e Cone de la Stelle.


La bona gente che passeje llà fore

nen s’azzardeje de parlà ‘n credenze

pecchè senteje a calà dentr’ a lu core

‘nu sense de rispette e riverenze.


‘Nu jurne che sembreje come n’atre

arrevòsere betoniere e gru:

n’ghe ‘nu lambe spuntose ‘nu teatre

‘mmezz’alle case di chi ne’n ce sta cchiù.


Lu fatte è che da quande, aùm aùm,

tra museche, rumore, cante e balle

lu cummune ci’arcavò l’Auditoriùm

pure a le murte j girene le palle!

Lu Patraterne, però, vede e pruvvede,

a tutte quinte ha levate l’imbarazze:

senza parchigge, solde e marciapiede

Montesilvane ‘n’ci ha fatte cchiù ‘nu cazze.


Mò la pace e lu silenzie hanne arturnate,

le fiure addore e li cillitte cante:

sott’a ‘stu mostre de cemente armate

s’armettene a durmì l’aneme sante!