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Venerdì, 30 Ottobre 2020 15:27

Montesilvano, il mistero di fra Nicola e la sua macabra storia. Era il 1907 quando...

Scritto da Angela Curatolo
Agostinoni immortalò il santino che girava all'epoca che invitava a rendere omaggio a Fra Nicola. Agostinoni immortalò il santino che girava all'epoca che invitava a rendere omaggio a Fra Nicola.

Una storia raggelante, accaduta a Montesilvano colle all'inizio del '900 e documentata sul Secolo XX, de visu, da Emidio Agostinoni, intellettuale cittadino, giornalista e insegnante, nonchè senatore.

Tutto cominciò quando la chiesa di San Michele arcangelo cominciò dei lavori edilizi, era il 1907. Montesilvano era in Provincia di Teramo, si era appena staccata da Cappelle sul Tavo, a cui era stata unita per incapacità politica, così narrano le cronache di quel tempo.

Il sindaco era Marino Delfico, il figlio di colui che diede il nome al famoso edificio del colle.

Le famiglie erano davvero poche, in quello che Agostinone indica più volte come "paesello", la marina era selvaggia e Villa Carmine era un minuscolo villaggio.

Durante i lavori spunta impetuosamente una bara, contenente un corpo intatto di quello si pensa essere un frate. Prima del 1806, anno dell'editto Napoleonico, i corpi venivano tumulati e e seppelliti nelle chiese. Successivamente, per igiene e per ossequio al principio di uguaglianza, Napoleone volle che le persone venissero sepolte in fosse comuni al di fuori delle mura cittadine, salvo i notabili cittadini. Legge che si este anche in Italia.

Testimonianza ne troviamo nel racconto di Marco Volpe, architetto dell'Auditorium Sciarretta mai aperto per inagibilità, che sorge proprio sull'antico cimitero, dove furono esumati i cadaveri dalle fosse comuni dell'epoca.

La notizia dell'apparizione di questa bara balenò nel paese in un schioppo di fucile. E nel giro di poche gli abitanti ribattezzarono l'anonimo corpo, prima Fra Domenico, soppiantato dal nome Fra Nicola. 

Contemporaneamente una voce di corridoio rimbalzava ingigantendosi sempre più: Fra Nicola fa i miracoli!

Così tutti si recarono a pregare davanti alla fossa con la bara aperta.

E in pochi giorni si cristallizzò l'usanza di sfiorare e baciare il santo, si santo, perchè, nel frattempo, era diventato il santo nuovo di Montesilvano. Dai luoghi limitrofi moltitudini di fedeli malati, venivano a rendere omaggio a Fra Nicola, chiedendo al grazia.

Vinai, botteghe, ristoratori lavoravano come non mai. Lu sand aveva fatto la grazia a Montesilvano Colle. Appena si arrivava donne si avvicinavano elencando tutti i miracoli che il povero corpo aveva già fatto.

Tutti facevano la fila, mangiavano inchinati la terra e baciavano, toccavano Fra Nicola, uno gli spezzò un alluce.

A quel punto intervenne la Curia che decise provvisoriamente di trasferire il corpo con i lumini in Madonna della Neve, chiesa vicina, lasciando vuota la fossa.

Così alcune capopopolo, per non lasciar svanire l'entusiasmo e gli affari, pensarono a delle idee marketing degne di nota per l'epoca seppur un tantinello Horror. Le persone facevano la fila per entrare nella fossa vuota e addormentarsi e avere la grazia dal Frate, se non ti addormentavi significava che non avresti avuto l'agognata grazia.

E chi non riusciva per la troppa gente, poteva comprare la terra della fossa di Fra Nicola, che disciolta in acqua portava la grazia e guariva. Agostinoni parla di terra putrida di morte e colma di sputi e calpestio di scarpe. Lui c'era durante questo delirio.

 Il mistero rimane perchè nessuno documentò dove poi il corpo fu tumulato, si pensa per logica nel cimitero-auditorium, altro mistero di questo Comune.

Questa storia dai risvolti agghiaccianti rivela che il vero turismo spirituale è nato a Montesilvano colle che perse un 'santo', un corpo a cui costò tantissimo rimanere intatto a più di cento anni dalla sepoltura.

Ultima modifica il Sabato, 31 Ottobre 2020 13:02