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Mercoledì, 01 Dicembre 2021 16:48

Commissione Ue ritira linee guida lessico inclusivo: Natale si può ancora dire.

Scritto da Angela Curatolo
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Un decalogo che sconsigliava alcune espressioni come Buon Natale. E' stato ritirato ma ha detto la proponente Helena Dalli: "lavoreremo ancora su questo documento".

Se c'è una cosa subdola e irritante è proprio la censura delle parole o qualcosa che vi assomigli come la riprogrammazione del linguaggio in una società. Verrebbe da scrivere per protesta una sfilza di parole non gradite.

E' cominciata alcuni anni fa la riprogrammazione della comunicazione, con 'sindaca', assessora', 'avvocata', furono bandite alcune parole come 'clandestino', di cui, per amor del vero non si sente la mancanza.  Tutti alla fine si sono attenuti, più o meno, in nome di un lessico democratico, educato, inclusivo. Eliminare parole dall'uso comune equivale a damnatio memoriae, come accadde a Tutakhamon. E' importante invece ricordare tutto, anche quelle cose che non sono belle, che non fanno onore, per evitare di ripercorrerle nel modo più sbagliato e pericoloso.

In Europa il decalogo sull'uguaglianza consigliava la neutralità nella comunicazione, nei luoghi istituzionali, probabilmente tv, giornali etc. in virtù del politicamente corretto, arma efficace come strumento per modificare la società a piacimento di chi governa.

Cosa c'è scritto nel documento ritirato ormai dalla proponente?

Se fosse bon ton, questo documento Ue, sarebbe stato diverso. Ma non lo era.

Per il genere erano 'preferibili' i nomi e pronomi neutrali. Piuttosto che 'he' o 'she' (egli o ella), meglio usare un più generico 'they' (loro). Mai, inoltre, salutare una platea con 'ladies and gentlemen' ma presentarsi semplicemente con 'dear colleagues'. E se ci si rivolgeva a una donna sarebbe stato sbagliato presumere il suo stato civile: al 'signora' o 'signorina' va preferito Ms, signorina.

'In ogni contenuto testuale o audiovisuale va assicurata la diversità' e in 'qualsiasi panel va rispettato l’equilibrio di genere'. Dire 'anziani' può essere offensivo, meglio usare 'popolazione più adulta', era l’invito di Palazzo Berlaymont. E piuttosto che scrivere o dire che una persona 'è disabile', era preferibile affermare che una persona 'ha una disabilità'. Quanto al tema dell’orientamento sessuale, mai dire 'un gay' ma piuttosto 'una persona gay'. Usare la formula 'una coppia lesbica' e non 'due lesbiche'. Anche nella rappresentazione di una famiglia vocaboli come 'marito', 'moglie', 'padre' o 'madre' non rispecchiano il linguaggio inclusivo voluto dall’Ue. L’indirizzo restava quello della neutralità.

Secondo le linee guida persino Buon Natale non era più adeguata come espressione, era 'preferibile' festività. Bruxelles alle tante critiche mosse, ha risposto: "Non vietiamo o scoraggiamo l’uso della parola Natale, è ovvio. Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani sono parte della ricca eredità europea". Union of Equality, 30 pagine, dettava che "Ognuno in Ue ha il diritto di essere trattato in maniera eguale" senza riferimenti di "genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale. Le parole e le immagini che usiamo nella nostra comunicazione quotidiana trasmettono un messaggio su chi siamo e chi non siamo", sicuramente inconfutabile il principio.

La Commissione europea ha annunciato il ritiro delle linee guida sul linguaggio, che hanno provocato critiche e un’alzata di scudi da più parti perchè sconsigliano l’uso di una serie di espressioni consuete, compreso “Buon Natale”. In una dichiarazione, la Commissaria all’Uguaglianza Helena Dalli definisce il documento che contiene tali linee guida “inadeguato allo scopo prefisso” e “non maturo”, nonchè sotto gli standard richiesti dalla Commissione.

Era proprio lei che lo aveva spinto:

"L’iniziativa delle linee guida aveva lo scopo di illustrare la diversità della cultura europea e di mostrare la natura inclusiva della Commissione. Tuttavia, la versione pubblicata delle linee guida non è funzionale a questo scopo. Non è un documento maturo e non va incontro ai nostri standard qualitativi. Quindi lo ritiro e lavoreremo ancora su questo documento".

Sarebbe meglio lavorare su altre strade e lasciare le persone libere di esprimersi come desiderino, nei limiti dell'educazione, chiaro. Altre cose fanno male e rendono diversi, alle parole si può sopravvivere, limitarle significa censura e vortice senza uscita.

La censura delle parole è pericolosa.

Da qualche tempo ormai le Istituzioni "sconsigliano" parole, un altro modo per sovrastare l'identità di popolo e individuale. Le fondamenta su cui poggia l'assunto che si possa plasmare un linguaggio per andare verso l'uguaglianza è errato alla radice. Il linguaggio è la conseguenza dei tempi e dei fatti e non il contrario.

Si dovrebbero invitare i politici europei e degli Stati Membri a lasciare liberi di esprimersi i 500 milioni di cittadini, rinunciare a riprogrammare il loro lessico collegato a ricordi, tradizioni, momenti.

Le strade dell'integrazione sono infinite, è sempre meglio aggiungere e mai levare, mai! I modi per includere non devono passare per la cancellazione delle parole e espressioni. Sarebbe una violenza per un Popolo.

Ultima modifica il Giovedì, 02 Dicembre 2021 12:39

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