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Lunedì, 01 Agosto 2022 19:58

L’Abruzzo e il gioco: una tradizione antica

Scritto da Rednze

L’Italia è un Paese molto legato alle proprie tradizioni e le singole regioni non mancano mai dimostrarlo.

Non si tratta solo di usi e costumi tipici, ma anche di alcuni aspetti culturali e folkloristici, come può essere il gioco. In Abruzzo, in particolare, sono numerose le attività ludiche che hanno animato intere generazioni di ragazzini e che oggi, però, sembrano essersi perse nel tempo. Un gioco molto gettonato era ad esempio “A 'ppìccicamure”, praticato in occasione delle feste patronali: in sostanza i piccoli si divertivano a lanciare delle monete verso un muro, nel tentativo di mandarle il più vicine possibile alla parete così da vincere le monete degli altri partecipanti. Il Cocuzzaro, invece, prevedeva che ai giocatori, disposti in cerchio, venisse assegnato un numero che poteva essere enunciato dalla filastrocca cantata dal “cocuzzaro”, incaricato di recitare una filastrocca. A quel punto il bambino corrispondente avrebbe dovuto rispondere e chiamare un altro numero e chi si distraeva pagava pegno.

Di tutt’altro tenore era il “Santill”, che prendeva il nome da un mattone posizionato in verticale e sul quale venivano appoggiate delle monete. I giocatori dovevano colpire il mattone con un pezzo di mattonella per vincere le monetine che sarebbero cadute più vicine a quest’ultima. Va da sé che una volta erano proprio gli oggetti di fortuna a garantire il divertimento ai più piccoli. Non mancavano, infatti, giochi che richiedevano l’utilizzo dei bottoni dei vestiti oppure di corde e spago.

La Campania e la Sicilia sono note per la tradizione dei giochi di carte, ma anche regioni come l’Abruzzo riescono a dire la loro sul tema. Le carte deriverebbero dalla Cina o dal Medio Oriente e la loro prima traccia storica risalirebbe all’anno 1120, poi gli spagnoli le avrebbero importate in Europa facendole conoscere anche agli italiani: quelle lombarde sarebbero state le prime carte regionali a prendere vita nello Stivale, mentre in Abruzzo i mazzi caratteristici hanno visto la luce solo nel 2011, su volontà del comitato “Mostre ceramiche antiche e moderne”.

Le carte abruzzesi sono contrassegnate dagli stessi semi di quelle napoletane, non a caso le più utilizzate in passato. Si evince dunque che i giochi tipici dell’Abruzzo siano gli stessi che si vedono nel Meridione. Pertanto, anche in Abruzzo ogni appassionato di carte sa come si gioca e si calcolano punteggi a Scopa o ha familiarità con coppe, denari, spade e bastoni, con la differenza che questi ultimi omaggiano la città di Pescara. Ne è prova il motto “Audere semper” presente sull’asso, in riferimento al celebre poeta locale Gabriele d’Annunzio. Le coppe, invece, celano un tributo a Teramo, conosciuta per la ceramica di Castelli. L’asso raffigura i paesaggi dell’arte maiolicara e sul 4 si legge la frase “A lo parlare agi mesura” che riporta alla mente la lotta tra le fazioni teramane dei Melatino e dei de Valle.

I denari sono legati all’Aquila e sull’asso è possibile apprezzare un’aquila imperiale con tanto di corona, che reca tra gli artigli la “Bolla d’oro” dell’imperatore Federico II. Infine, le spade sono relative a Chieti e la lama raffigurata nell’asso richiama alla mente il Guerriero di Capestrano che proprio di recente è stato inserito nello stemma della regione. Insomma, anche se sono nate soltanto di recente, anche le carte abruzzesi riescono a narrare un bel pezzo di storia locale ed entrano già a pieno merito nel microcosmo delle tradizioni regionali.

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