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Giovedì, 01 Settembre 2022 17:25

I nuovi atteggiamenti e strategie che oggi la politica può permettersi.

Scritto da Angela Curatolo
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Niente cene come una volta, oggi solo ‘verità’...

Bisogna migliorare, andare avanti, anche in politica! Certo i paragoni si fanno con il passato, il cambiamento alla fine è arrivato, ma forse non è così che ce lo aspettavamo. E si pensa a cosa è cambiato davvero e cosa è rimasto uguale. I problemi del cittadino sono sempre là, il potere della politica è nelle mani di pochi e nonostante tutto il governo non conquista la stabilità prospettata. In compenso cambiano gli atteggiamenti dei politici.

Cambiano gli atteggiamenti e si adottano nuove strategie non solo per quanto riguarda il modo di porgersi nelle campagne elettorali, che si protraggono all’infinito, ma soprattutto durante il mandato. Tanti spot, annunci, sorrisi e paillettes davanti ai social e tv.

Ecco tre atteggiamenti ricorrenti, solo alcuni, elezioni a parte.

1 ‘Verità’ ad oltranza durante le elezioni.

Tutti i candidati provano ad essere se stessi, ma come disse il comico Jim Carrey , “non puoi essere te stesso perché non esiste davvero un te stesso” e finisci per interpretare sempre un personaggio. La campagna elettorale per le politiche del 2022 comincia ad essere caratterizzata, non dai programmi, non dai personaggi o partiti che sono sempre gli stessi, ma da strategie. Una di queste forse ispirata dal film Viva L’Italia con Michele Placido: narra di un politico che, colpito da improvvisa patologia, dice verità come un fiume in piena.

Ed ecco che molti candidati si fanno ‘verbo di verità’: se non si abbassano i prezzi dobbiamo intervenire con dure misure di razionamento di gas e consumi; tassa extra profitti potrebbe andare oltre 25%; c’è chi dice no allo scostamento di bilancio, aumentare il debito per non tagliare la spesa ( costituzione, art 81, come riformulato nel 2012). Alcuni non temono di annunciare possibili aumenti.

E d’altronde erano tutti al Governo, cosa potrebbero dire per essere credibili: la verità.

Il fatto è che le alternative di voto sono ridotte a tal punto che sembra un poker tra amici. Un atteggiamento che permette di non migliorarsi, auto ripararsi, un espediente per giustificare gli errori consapevoli, non tanto passati ma futuri.

2 Tutto è Complottismo quando dà adito a riflessioni scomode.

Durante i propri mandati alcuni non hanno voglia di rispondere a domande e il desiderio è cercare di sfuggire dal pressing dei giornali.

Grazie al cielo c’è il complottismo! Così di fronte a qualsiasi spunto di riflessione che non si compenetra nel protocollo preconfezionato di linea politica, non c’è discussione, dialogo, automaticamente diventa spam e viene accantonato tra le teorie complottistiche strumentali. Perciò chi vuol far parte della realtà credibile, benpensante, deve adeguarsi e lasciare incolti i terreni su cui la politica al potere ha deciso di non misurarsi. E’ una strategia che riesce a prendere tempo, quello che occorre. E poi permette di evitare di rispondere alle domande dei giornalisti, con un “è un complotto, è strumentale” si ha la meglio.

3 Segnalare diventa sinonimo di lamentarsi.

La politica deve ascoltare… almeno questo, si è sempre pensato, non può essere tolto al cittadino. Sino a qualche anno fa il politico tendeva l’orecchio al cittadino, anche al più insopportabile e provocatore, si confutava e non ci si tirava indietro nel cercare di comprendersi, tutti figli di un tentativo di democrazia, scambio, partecipazione, in cerca di equilibrio.

Un atteggiamento, però, si sta insinuando nella politica da alcuni anni: rispondere alle criticità con un semplice 'basta lamentarsi'.

Sarà la pandemia o la delusione di quel famoso tentativo di equilibrio ma il cittadino reagisce sempre meno, reagisce con il silenzio e l’isolamento. Insomma abbozza per evitare scocciature.

Da qualche tempo c’è un muro insormontabile tra cittadino e politica, che la maggior parte degli incaricati mostra di non essere interessato ad abbattere.

Questa lontananza rende i detentori pro tempore di poltrone politiche avulsi dalla realtà e distratti dalla macro politica a danno delle problematiche quotidiane dei cittadini. Problemi che esigono soluzione e solo chi è in carica, e tanto ha lottato per esserci, può risolvere. Tralasciando il malcontento di tanti che fanno fatica a sostenere le basilari spese di gestione domestica, ci sono problematiche comuni, come quelle urbane, economia, sanità, scuola, ambiente, società, cultura… non devono e non possono essere taciute, il politico deve essere contento di venirne a conoscenza attraverso i cittadini per poter agire.

Ci sono politici che appaiono infastiditi, invece, da tanta solerzia: preferirebbero che le cose avvenissero in altro modo?

La funzione ‘K’ prevede, costantemente, coloro che si sentono parte di una società di diritto, eterogenea, democratica, imparziale e civile. Dove si devono far valere le proprie ragioni, è importante non tacere e segnalare attraverso qualsiasi mezzo, per farsi ascoltare, il mal funzionamento non deve restare un segreto ma essere condiviso per la soluzione.

Tutti devono sapere quando c’è una criticità, per poi decidere e opinare. Questo è il carburante di una società politica che si attiva per migliorare.

Invece alcuni, con espressione infastidita, scambiano la segnalazione con il termine lamentela.

Il cittadino, seppur si 'lamenta', va ascoltato. Altrimenti significa che non si è portati a fare politica, che si fonda soprattutto sull’ascolto, il dialogo, il confronto e la comunanza.

Fare politica è sfida per migliorare la convivenza: non appare tra le attività prescritte dal medico quindi, ai primi sintomi di insostenibilità si può declinare il mandato, volendo.

Probabilmente oggi taluna politica può permettersi di stupirci con nuovi atteggiamenti perché ha trovato nuove strategie.

chiacchiere da ape