Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


 

Lunedì, 01 Febbraio 2016 17:03

Pep Marchegiani, quando il bello è un boomerang. Farchione, “prova a shoccarci e infrangere nuovi tabù”

Pep Marchegiani alcune opere di qualche anno fa Pep Marchegiani alcune opere di qualche anno fa

“Vorrei Mangiarti – Voce del Verbo Cannibale” Marchegiani, “è un modo per dire che siamo vittime del consumo, produciamo il bello ma è un boomerang”. Critica di Antonio Farchione

Sarà inaugurata alle 17 di mercoledì 3 Febbraio, presso il Museo D’Arte Moderna “Vittoria Colonna”, “Vorrei Mangiarti – Voce del Verbo Cannibale”, la mostra personale di Pep Marchegiani, uno degli artisti più diretti e irriverenti, considerato ad oggi uno dei maggiori esponenti dell’Arte Contemporanea. Per l’artista si tratta di un vero e proprio “esordio” in città, dove espone per la prima volta.

“Lavoro da un po’ a questo progetto – confessa l’artista Pep Marchegiani – E sono davvero molto emozionato di portarlo a Pescara, dove non avevo ancora mai esposto. Vorrei Mangiarti-Voce del Verbo Cannibale è un modo per dire che siamo vittime del consumo, produciamo il bello ma è un boomerang: l'essere umano, per sua natura, è avvezzo a produrre oltre i propri bisogni, accumula e smaltisce gli scarti nei mari, nei cieli e all'interno della propria mente. Questo il concept dell'esposizione, che è itinerante, presentata in anteprima a Venezia in occasione della Biennale, prima di Pescara è a Bari: è una somma di riflessioni sui luoghi comuni contemporanei legati al mondo dell’alimentazione, ma anche e soprattutto a quello dell’ambiente e mette insieme rappresentazioni di un futuro che mi auguro non vedremo mai. Sono emozionato anche per il luogo, il Vittoria Colonna è un museo davvero bellissimo perché è dentro la città, dialoga con essa. Esposizione, ma anche promozione di talenti e solidarietà: da tempo collaboro con l'istituto d'arte Bellisario dove mi sono formato e una rappresentanza di 16 artisti farà parte integrante della mostra con una serie di video installazioni sul senso dell'esistenza che saranno proiettate da domani e fino al 10 marzo all'Urban Box. Sempre lì farà base il progetto di sostegno solidale che è legato al mio impegno nel mondo della moda con le magliette di My Tshirt con cui collaboro che sosterranno l’associazione a cui siamo molto vicini. Difficoltà ce ne sono tante nel mondo dell’arte, specie nel proporre un ricambio generazionale, l’artista è anche un imprenditore di se stesso e di ciò di cui si fa portatore, ma viviamo in una Repubblica secondo me fondata sulla cultura e ogni volta che ci accorgiamo di questo i risultati si vedono e un mondo ampio e creativo si scopre e si mette in moto”

Componente ludica e cinismo

di Antonio Farchione

I miti sono stati tra le prime invenzioni dell’uomo primitivo. È attraverso questi che si è cercato di interpretare i fatti terreni rafforzandone le storie ricorrendo ad una forza superiore: la forza divina. Gli innumerevoli racconti usciti dalla fantasia degli antichi scrittori, inoltre, erano arricchiti quasi sempre da un’entità bizzarra e geniale che entrava in scena operando tra il ludico ed il serio. L’importanza del gioco, però, non era solo una prerogativa dei miti. Ribadita anche agli inizi del secolo scorso da Huizinga, storico spesso discusso, per il quale il gioco è addirittura una costante nella vita dell’uomo, a tal punto che nel suo saggio Homo ludens, paradossalmente arriva ad oscurare non solo l’irrazionalità del presente ma anche quella del passato.

Nei lavori di Marchegiani la componente ludica, così come l’ironia al limite del cinismo, sono alquanto evidenti. In essi, inoltre, l’abilità creativa rimanda anche a scelte formali di certe pubblicità in cui predominante è un gioco di ammiccamenti semiotici tra significanti e significati. L’attività ludica da cui Marchegiani attinge a piene mani, va nella direzione opposta rispetto al pensiero di Huizinga. Per l’Artista il principio del gioco non è fonte di una visione unica del mondo all’insegna di un’utopica felicità che rimanda ad un’esperienza di vita del tipo “famiglia del Mulino Bianco”. Ci trasmette una sua visione di gioco in cui temi pruriginosi come la fame o la guerra sono forme di giochi, ma anche la crudeltà può essere una fonte di diversivo. Insomma, per Marchegiani il gioco non è una sorta di categoria estetica che vuole imbiancare per comodità un’esistenza, al contrario non disdegna di mostrare quelle “stanze della vita” incrostate e rese maleodoranti dalla morte o da memorie scomode. Ma al di là delle diverse soluzioni iconografiche che vedono una commistione di esseri umani con esseri animali o di esseri animali con oggetti o ancora di cose con uomini, qual è il senso del lavoro di Marchegiani? L’Artista va collocato in quel filone di arte contemporaneo in cui chi vi fa parte si preoccupa prevalentemente “di alimentare opere choc e di coltivare un ottimo ufficio stampa di se stessi […] [e] per sopravvivere allo strapotere dei media, […] l’artista deve essere in grado di rilanciare la sfida sul medesimo piano” (Beatrice). In questo contesto, l’orgia di tematiche che Marchegiani ci propone e che vanno dall’attuale problema ambientale, alla guerra, alla fame nel mondo, alla conoscenza, alla biotecnologia, al ruolo delle Nazioni Unite, e così via discorrendo, sintetizzano forse l’unico vero problema che è causa di quanto urlato platealmente dall’Artista: una pericolosa separazione tra potere e politica. Fino a non molto tempo fa lo Stato-Nazione riuniva al suo interno sia il potere, quale abilità di fare le cose, e sia la politica, quale abilità di prendere decisione circa le cose da fare. Oggi quella forza che teneva uniti potere e politica è in crisi e ha perso gran parte della sua capacità di coesione; il potere è migrato verso il mondo virtuale di Internet, difficile da controllare. Il potere è approdato in una sorta di Nuovo Mondo in cui ognuno vorrebbe avere la sua parte ed imporre delle regole. È, a ben vedere, da quello stesso mondo che il nostro Artista attinge copiosamente le innumerevoli immagini che poi studia come assemblare tra di loro.

La politica, invece, dal canto suo, non più dotata di potere, trova la sua ragion d’essere tra i confini limitati di una città, di una regione, di una Nazione. Questo smembramento, raccontato dalle immagini di Marchegiani, producono nella società una sfiducia verso le istituzioni, ma anche una sfiducia, non meno pericolosa, verso le potenzialità personali che si ritiene non siano più in grado di essere fonte di aiuto sia nel nostro ruolo di cittadini privati che in quello di cittadini pubblici. Siamo sempre più consapevoli che anche quando la politica dovesse mostrare un impegno concreto su questioni attuali come il fenomeno dell’immigrazione in Europa, o della lotta al terrorismo, o anche dell’ Italian sounding, ecc. presto questa ostentazione di buoni propositi si rileverà un nulla di fatto in quanto verrà a galla la triste verità: non si ha più il potere per mettere in atto quanto necessario per dare seguito alle decisioni importanti di cui sopra. Il risultato è un mondo abitato da mostri come quelli creati da Marchegiani. Per dirla con le parole di Bauman, “ci troviamo tra due fuochi, per così dire, in un processo di cambiamento: non sappiamo più dove siamo e non sappiamo nemmeno dove stiamo andando”. Questo Marchegiani l’ha colto molto bene e, sornione, facendosi una bella risata, prova a scioccarci e, nel frattempo, tasta nuovi territori artistici e prova ad infrangere nuovi tabù.

L'evento

L'evento culturale, artistico e insieme sociale presentato oggi in Comune, andrà avanti fino al 29 febbraio, coinvolge anche l’Agbe e l’Istituto d’Arte Bellisario. “Siamo partiti da una riflessione sull'esistenza – chiude FedericoBarone, uno degli artisti del Bellisario coinvolti - ognuno di noi ha sviluppato il tema in modo proprio in base al risultato verso cui questa riflessione lo ha portato. Abbiamo lavorato su quello che vediamo intorno a noi e sugli input ricevuto dal nostro mondo. Non sono messaggi negativi, dalle riflessioni viene fuori la voglia di fare prendere in mano le iniziative e cambiare ciò che non funziona”. Presenti alla conferenza gli assessori a Cultura e Turismo e Grandi Eventi Giovanni Di Iacovo e Giacomo Cuzzi, Pep Marchegiani, Alessia Addari, motore organizzativo, Massimo Parenti dell’Agbe e i 16 giovani artisti coinvolti nella mostra provenienti dall’istituto d’arte Bellisario.

Ultima modifica il Lunedì, 01 Febbraio 2016 17:16