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Giovedì, 27 Marzo 2025 12:35

Alessandrini (M5S) su aumento IRPEF: Marsilio e la destra trattano il ceto medio come “ bancomat” e lo chiamano "taglio delle tasse"

“Per coloro che hanno redditi tra 28mila e 50mila euro l’aliquota IRPEF quasi raddoppierà, passando dall’1,73% al 3,23%, un aumento spropositato di +1,5%"

“La Giunta regionale guidata dal Presidente Marsilio, nella giornata di ieri, 25 marzo 2025, ha approvato l’ennesima stangata nei confronti delle famiglie abruzzesi. Con delibera n. 178-C ha varato una riforma fiscale che colpisce i lavoratori e le piccole imprese, mascherandola come un intervento per salvare la sanità del nostro territorio. Ma la realtà è ben diversa. Ci troviamo di fronte a una manovra iniqua e socialmente insostenibile che farà cassa sulle spalle del ceto medio per coprire i disastri sanitari delle quattro ASL ma, all’atto pratico, non si risolverà nulla”, dichiara la Consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Erika Alessandrini.

“Per coloro che hanno redditi tra 28mila e 50mila euro l’aliquota IRPEF quasi raddoppierà, passando dall’1,73% al 3,23%, un aumento spropositato di +1,5%, che penalizzerà lavoratori dipendenti, autonomi e piccoli imprenditori. Per chi supera i 50mila euro, l’aliquota salirà al 3,33%, portandosi al limite massimo consentito dalla legge nazionale. La Giunta Marsilio ha scelto di non lasciare margine per future manovre di emergenza, preferendo spremere tutto e subito, senza alcuna visione a lungo termine. Infine la stima di 44,7 milioni di euro di entrate aggiuntive annue si basa su proiezioni datate al 2022, ignorando l’attuale crisi economica e la possibile contrazione dei redditi nel 2025. Numeri gonfiati e irreali, buoni solo a rimpolpare la costante propaganda che la destra porta avanti da più di sei anni”, prosegue Alessandrini.

“Hanno addirittura l’ardire e la sfrontatezza di presentare questa manovra come 'un abbassamento delle tasse' grazie alla riduzione dello 0,1% per i redditi sotto i 28.000 euro, forse pensando che i cittadini abruzzesi siano incapaci di fare 2 semplici calcoli. Una riduzione di pochi euro l’anno per le famiglie con redditi più bassi, che dovranno comunque continuare a pagare il privato per potersi curare. Una riduzione ridicola rispetto all’aumento mostruoso che, invece, impatta sul secondo scaglione. Chi guadagna appena più di 28mila euro viene colpito in pieno, con un balzo del +1,5%. In pratica, il ceto medio paga per tutti, mentre Marsilio racconta favole a cui non crede più nessuno, specie se a narrarle è quel centrodestra che, finora, ha sempre dichiarato di voler abbassare le tasse. Addirittura, oltre al danno la beffa: da una parte Verrecchia, Quaglieri e Sospiri definiscono ‘equilibrata" una manovra che quasi raddoppia le tasse al ceto medio, come se non riguardasse le stesse famiglie che già fanno i conti con nuovi sacrifici dovuti alle scelte nefaste del governo Meloni.

Il Presidente Marsilio sostiene che le nuove tasse verranno destinate alla copertura dei disavanzi delle ASL, ma perché gli abruzzesi devono pagare per le inefficienze di chi governa? Non c’è una sola riga nella legge che preveda riforme per migliorare la gestione sanitaria regionale, nessun piano per ridurre gli sprechi, nessuna strategia per garantire servizi migliori. A rendere questa manovra ancora più inaccettabile è il fatto che la Regione Abruzzo abbia lasciato fermi milioni di euro del PNRR destinati proprio alla sanità territoriale, come peraltro denunciato dalla CGIL. Soldi già disponibili per costruire Case di Comunità, migliorare i servizi di prossimità e rafforzare la rete territoriale che avrebbero potuto alleggerire la pressione sugli ospedali e migliorare l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini. Marsilio e la sua destra non solo aumentano le tasse, ma lasciano anche inutilizzati i fondi europei che avrebbero potuto dare un sollievo ad una condizione non più sostenibile”.

Erika Alessandrini, Consigliera regionale M5S, conclude con fermezza: "Marsilio e la sua Giunta parlano di taglio delle tasse, ma la verità è che stanno spolpando il ceto medio per coprire i buchi della loro malagestione sanitaria. La riduzione dello 0,1% è una miseria che serve solo a nascondere l’aumento spropositato per chi guadagna appena di più. Se avessero davvero voluto aiutare gli abruzzesi, avrebbero riformato le ASL, combattuto gli sprechi e usato i fondi PNRR già disponibili per potenziare la sanità territoriale. Invece, hanno scelto la strada più facile: tassare chi non può scappare. È ora di dire basta a questa presa in giro. Devono andare a casa”.

“Non possiamo dare un altro salasso alle famiglie abruzzesi e i cittadini meritano una sanità migliore”.

Lo affermano il segretario della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, quello della Cisl Abruzzo Molise, Gianni Notaro, quello della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, e quello della Ugl Abruzzo, Carlo Pentola, a proposito dell’aumento dell’addizionale Irpef. “La comunicazione del presidente - dicono i segretari - è ben costruita: ‘...ci sarà una diminuzione delle imposte per i cittadini meno abbienti ed un aumento per gli altri abruzzesi…’, è il mantra che ci viene ripetuto. Peccato che molti di coloro che percepiscono bassi redditi sono nella cosiddetta no tax area e dunque a loro non si applica nessuna imposta Irpef per specifica disposizione della legge delle Stato. Per i restanti cittadini, ovvero coloro che percepiscono un reddito superiore agli 8.500 euro e fino a 28.000 euro, la Regione abbassa l'aliquota Irpef soltanto dello 0,1%, mentre per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro l’aliquota viene incrementata di ben 2 punti percentuali e del 2,1 % per i redditi oltre 50.000 euro”. “In termini pratici - spiegano - ciò significa che con la rimodulazione proposta coloro che hanno redditi fino a 28.000 euro non avranno alcun vantaggio economico oppure potranno avere al massimo un beneficio di 2 euro mensili mentre coloro che guadagnano da 28.000 in su riceveranno un aumento consistente delle tasse. Alla fine a guadagnarci non saranno i ceti meno abbienti ma la Regione Abruzzo che intascherà ben 45 milioni di tasse in più prelevate dalle tasse degli abruzzesi. Se davvero si vuole avvantaggiare il ceto meno abbiente si abbassi la prima aliquota all’1,23% (dunque con una diminuzione dello 0,5%) e si facciano le operazioni di rimodulazione a parità di gettito totale”. “Perché il vero nodo della questione - vanno avanti i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - è che la Regione Abruzzo destina solo una piccola parte del gettito totale delle addizionali Irpef e Irap per finanziare la sanità mentre la grossa parte si perde nei mille rivoli di spese superflue. Ed è per questo motivo che oggi aumenta la tassazione regionale. Con la conseguenza che i cittadini abruzzesi dovranno pagare più tasse per avere servizi sempre più scadenti. Infatti, l’aumento delle tasse servirà esclusivamente a pagare il deficit sanitario, ma non a migliorare una sanità che nella nostra regione è allo sbando. Lo dimostra il fatto che gli abruzzesi devono pagare per curarsi, che coloro che non hanno le risorse rinunciano alle cure e che sempre più abruzzesi vanno a curarsi fuori regione”. “Tutto ciò mentre la Regione è in ritardo nella spesa dei fondi PNRR destinati alla sanità, oltre il danno la beffa: si lasciano parcheggiate risorse economiche disponibili e si mettono le mani nelle tasche dei cittadini. Il presidente Marsilio e l’assessore al Bilancio Quaglieri non si sono neanche degnati di convocare al tavolo le parti sociali per discutere di questa manovra iniqua. Il sindacato - annunciano Ranieri, Notaro, Lombardo e Pentola - si mobiliterà a tutela dei cittadini e per fermare la deriva del sistema sanitario abruzzese”.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Marzo 2025 12:48