Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


 

Venerdì, 02 Ottobre 2026 19:35

Abruzzo, nel primo semestre di quest’anno il miglior saldo commerciale dal 2020

 

L’Osservatorio di CNA e DiSEGS della d’Annunzio: «Tra i settori produttivi bene soprattutto il farmaceutico.

Quanto alle destinazioni ottimi risultati con Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito, ma non con la Cina»

 

PESCARA – Il miglior saldo commerciale tra esportazioni ed importazioni che l’Abruzzo registri nel primo semestre dell’anno dal 2020 ad oggi, e questo grazie soprattutto alle performance registrate dai comparti della farmaceutica, della chimica, degli alimentari e del tessile. Tutto ciò nel momento in cui si conferma un andamento più problematico per mezzi di trasporto ed elettronica, almeno rispetto all’anno passato. E mentre tra i Paesi oggetto degli scambi, a contendersi il primato di esportazioni e importazioni sono soprattutto Unione Europea, Stati Uniti e Cina, ma con risultati opposti. Sono solo alcuni degli aspetti più significativi dello scenario disegnato dal “Rapporto sul commercio estero dell’Abruzzo”, studio che rappresenta la prima pietra del rapporto di collaborazione avviato tra la CNA Abruzzo e il Dipartimento di Studi Socio-Economici, Gestionali e Statistici (DiSEGS) dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara: un’intesa che ha preso le forme di una collaborazione che apre le porte del mondo dell’università e della ricerca alle micro, piccole e medie imprese, per accrescerne il patrimonio di conoscenze e migliorarne la capacità competitiva.

Il rapporto è stato presentato stamattina a Pescara nel corso di una conferenza stampa alla presenza del Direttore della CNA Abruzzo, Silvio Calice, del Direttore del Dipartimento, il Professor Davide Quaglione e dei docenti Antonio Gattone, Dario D’Ingiullo e Iacopo Odoardi.

Mai in Abruzzo, dal 2020 ad oggi - e torniamo al merito della elaborazione - il primo semestre dell’anno era stato così prodigo di risultati positivi. Perché il saldo commerciale tra quanto esportato e quanto importato issa l’asticella a favore della prima voce di ben 3 miliardi e 343 milioni di euro, superando largamente quanto avvenuto negli anni precedenti, dove per trovare il secondo miglior risultato occorre guardare al 2025, con un saldo attivo di 2 miliardi e 451 milioni. Laddove i numeri attuali sono vicini a un valore quasi doppio rispetto ad anni come il 2020 o il 2022.

L’analisi dell’andamento dei vari settori nel 2026, ragionando in termini di differenza del saldo commerciale, chiarisce a chi possa essere intestato il deciso cambio di passo nel saldo tra quanto esce dall’Abruzzo e quanto entra: competizione in cui a vincere per distacco è il comparto farmaceutico che fa riferimento soprattutto all’Aquilano, con un miliardo e 933 milioni; seguito dai mezzi di trasporto riferibili come area produttiva alla provincia di Chieti (854 milioni). Prima di alimentari e bevande (241); macchinari e gomma, oltre alla plastica (188 ciascuno); altre manifatture (117); tessile e abbigliamento (57); apparecchi elettrici (45); metalli (34). Mentre all’opposto, con il segno negativo, e dunque con le cifre delle importazioni che superano quanto esportato, compaiono chimica (-106 milioni); legno e carta (-100); agricoltura e pesca (-88); elettronica (-42).

Tra le province, è ovviamente il territorio aquilano a primeggiare in forza della spinta della farmaceutica, con 1.771 milioni (+426 rispetto a un anno fa), seguito dalla provincia di Chieti (1.617; +431 sul 2025) e dal Teramano (348 milioni; +45). Unico caso negativo è il Pescarese: con 393 milioni in meno, 9 in meno anche sul 2025.

Significativo, infine, quanto al rapporto di scambio con gli altri Paesi, il quadro di destinazioni e arrivi: ma mentre la bilancia è saldamente positiva nel rapporto con Stati Uniti (2 miliardi e 146 milioni in più), Unione europea (+1.657, con Francia e Germania a fare parte del leone), Gran Bretagna (+310), di tutt’altro tenore l’andamento del rapporto con la Cina, dove il saldo è decisamente negativo: -973 milioni.

Per Calice la nascita dell’Osservatorio punta a «modernizzare anche il sistema della rappresentanza, per poi indirizzare in modo più mirato anche la proposta rivolta alle istituzioni e alla politica. Quanto al quadro che si delinea dall’analisi, se da una parte si può evidenziare una condizione di buona salute del rapporto commerciale con l’estero, dall’altro si segnalano punti sui quali, nel tempo, possono emergere possibili criticità e difficoltà, magari con ricadute soprattutto nel mondo della micro e piccola impresa».

Sulla nascita e gli obiettivi dell’Osservatorio si è soffermato anche il professor Quaglione: «Il nostro è un dipartimento relativamente giovane, e del legame con il territorio abbiamo fatto sin dal nostro atto di nascita una missione. Il rapporto nato con la CNA offre in questo senso una opportunità strategica, soprattutto per far sì che le tante informazioni che girano si possano sedimentare, avere una ricaduta positiva sulle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, che rappresentano un fattore di coesione sociale, di presidio sui territori. Soprattutto per quel che riguarda le aree interne».