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Lunedì, 20 Febbraio 2017 18:20

Abruzzo e turismo, quelle buone occasioni mancate.

alcune bellezze d'Abruzzo che rendono il territorio unico alcune bellezze d'Abruzzo che rendono il territorio unico

Di Angela Curatolo

“Nanismo politico”, così si legge in una nota di oggi del WWF e Legambiente circa la bocciatura del Parco Marino della Suprema Corte. L'immagine rispecchia il momento che si sta vivendo, soprattutto in Abruzzo.

 

 

La perimetrazione poteva evitare la bocciatura? E' andata così, spallucce coordinate con braccia allargate, testa bassa e un “che cosa possiamo fare?”

Così l'Abruzzo rischia di vedere la risorsa turismo sempre più  in seria difficoltà.

Turismo: “vocazione”, “fiore all'occhiello”, “eccellenza”, “questa regione è fortunata tra fiumi, mare, colline e montagne”. Quante volte dalle bocche degli eletti sono uscite queste parole, ormai pronunciate senza un filo di compartecipazione, ragionamento logico, tutto da copione, frasi obsolete, consumate. E mentre gli amministratori le 'declamavano' come una brutta poesia, i negozi cominciavano a chiudere, le eccellenze si trasferivano, le strade e il territorio perdevano forza ogni giorno in più, mentre nei fiumi e nel mare scorrevano i liquami, il resto è storia recente che tutti sanno.

Arte, cultura, archeologia, bellezze naturali, cucina, vini, accoglienza... L'Abruzzo è pieno di risorse, rimane una realtà: ma tutto va curato, seguito, manutentato, progettato e attuato, soprattutto. Calcolato al centesimo, insomma.

La terra trema, la maggior parte delle persone che vivono nelle zone altamente sismiche non intendono andare via, mentre la costa tende a svuotarsi, in molti decidono di trasferirsi. E gli addetti ai lavori, quelli che investono, si chiedono: come andrà questa stagione? Come andrà?

E tutto tace, nessuna idea rivoluzionaria dagli amministratori regionali che vengono pagati oltre 9mila euro al mese. Passa oggi che passa domani, con le solite azioni politiche, "adda passà la nuttata".

Si annunciano tante azioni sul sociale ma la gente non vuole il contentino, vuole lavorare essere indipendente. E il lavoro non è soltanto pubblico, il cosiddetto "posct fiss", se si puntasse seriamente sul turismo in armonia con i luoghi, molti privati investirebbero volentieri qui e chi desidera aprire un'attività commerciale potrebbe essere incoraggiato a farlo, il commercio ha bisogno di gente che passa e frequenta.

Le amministrazioni devono impegnarsi per fornire i servizi, i cittadini pagano strade, verde, illuminazione, piazze, parchi, strutture; deve investire sul decoro urbano e, prima di tutto sulla sicurezza del territorio, certo tutte cose trite e ritrite, già dette, mai fatte, però. Con presupposti seri e allora si che si può ripartire, permettere alle eccellenze di esprimersi e farsi conoscere, all'ambiente di prosperare, indicare i luoghi come “fiore all'occhiello”.

Allora si che si può parlare di “vocazione” turistica. E' tutto possibile se lo vuole. Lo si vuole? Oppure si vuol proseguire a perdere occasioni importanti per il turismo?

Ultima modifica il Martedì, 21 Febbraio 2017 12:26