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Milioni di americani tra sogni e realtà

VIAGGi

di Lino Manocchia

CAMBRIDGE (NY)-B r r r, che freddo! E’ arrivato, sul primo binario meteorologico, il “direttissimo INVERNO” che avvolge metà del meraviglioso Pianeta Terra.


 

Lassù, sulla immensa lastra azzurra, dense nubi bianche passano rapide, nascondendo anche il sole, per poi rovesciare tanta neve.

Gli uccellini in cerca di becchime, abbondante a primavera, fanno a gara per il “successo”. Da qualche camino appaiono le prime nuvole nere di

fumo, da lontano giunge la voce rauca delle anitre in cerca di nuovi lidi, a scuola nidiate di giovani promesse del futuro attendono alle lezioni degli

insegnanti. Gli ingressi delle case sono adornati con grosse zucche arancioni e fusti di granturco, lontana memoria dei primi pellegrini che

“invasero” la terra di Colombo.


Laggiù nella metropoli, a 130 miglia, il via vai di 36 mila taxi si fonde col traffico umano

impegnato a scegliere l’abito e il cappotto invernali che fanno mostra nelle magiche vetrine

della Quinta Strada.

Spettacolo indescrivibile, il periodo che precede il Thanksgiven, antivigilia del Natale. Le fabbriche di vestiti e cappotti di Cinatown e quelli del Long Island non conoscono soste.

A dozzine, agli angoli della città, magnifici alberi aspettano di essere acquistati ed addobbati dai genitori’ mentre i bambini, ansiosi, aspettano

Santa Claus, mentre la famiglia visita il Radio City Musical per ammirare lo spettacolo delle 33 magnifiche Rockettes (foto d'apertura).

B r r r, che freddo! Quel freddo senza pietà anche per i senza tetto e per gli anziani cavalli delle carrozzelle napoletane, allineate lungo la 58ma strada del Central Park, in attesa di turisti.

Lo stato della Grande Mela ospita anche Cambridge, unica con i suoi 16 mila oriundi europei, dove nel 1890, nel “Cambridge Hotel”, il prof Charlie Watson Thounsend creò la deliziosa Apple pie (Torta di mele col gelato). I turisti si soffermano a rimirare la interminabile, vecchia, lenta carovana ferroviaria che emette a

tratti un urlo rauco, mentre a sera, nel rinnovato teatro “Habbard Hall”, assistono ad opere celebri, con tenori la cui voce il tempo non riesce a scolorire.

Ma, ahimè, tutto questo è un sogno. Il sole, lassù, è soffocato da dense nubi nere che lottano tra di loro. Fuori, l’erba frustata dalla pioggia che scroscia a catinelle, prova a schiantare al suolo prima dell’arrivo del vento, micidiale, incurante della miseria, fatta di morti e distruzione, che crea con le sue folate. E’ un spettacolo orripilante, reso più impressionante dai fulmini che vagheggiano nell’atmosfera e si schiantano senza pietà, senza un “concetto” accettabile.

Uno spettacolo che chiamano “ Tornado” che noi oseremmo definire ”Punizione Divina”, con il vento freddo e pioggia in una parte della

Terra, caldo soffocante che toglie il respiro, un lezzo, nell’altra sponda.

L’indomani si contano le vittime. Quante abitazioni sono volate in aria, quanti autofurgoni non reggono, capovolti ai margini delle autostrade, manca la luce e ce ne vorrà prima di rivedere il cielo azzurro.

Sogno e realtà, parte della vita umana senza pietà.

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