Intitolata alla memoria del Vicebrigadiere Ermando Parete, militare del Corpo che, in vita, ha instancabilmente testimoniato gli orrori dell’Olocausto.
Il nuovo complesso di Lungomare Papa Giovanni XXIII, che insiste su un’area complessiva di circa 7.500 mq, realizzato nel rispetto delle più recenti normative tecniche e moderni standard costruttivi in tema di abbattimento delle barriere architettoniche, di efficienza energetica e sicurezza sismica, si inserisce nel generale contesto di riqualificazione della riviera sud di Pescara.
“L’allocazione dei Reparti del Corpo presso la nuova struttura”, come ha sottolineato il Comandante Generale nel suo intervento nel corso della cerimonia, “oltre a permettere il conseguimento di un rilevante risparmio per l’erario in termini di minori oneri di affitto in precedenza sostenuti, in linea con il processo di spending review in atto presso la Pubblica Amministrazione, soddisfa le esigenze logistiche ed operative del Corpo, a vantaggio dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione di servizio sul territorio, a beneficio dell’intera collettività.”
All’alzabandiera sulle note dell’inno nazionale, è seguito il momento particolarmente toccante dello scoprimento di una targa a ricordo delle vittime di Rigopiano e di tutti i soccorritori che, con generoso altruismo e sprezzo del pericolo, salvarono gli undici sopravvissuti.
La cerimonia è proseguita con la benedizione della caserma impartita dal Cappellano militare della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza de L’Aquila - don Claudio Recchiuti, con la scopertura della targa posta nell’atrio della caserma intitolata al Vicebrigadiere Ermando Parete e con il taglio del nastro tricolore effettuato dalla nipote del sottufficiale, l’Avv. Donatella Parete, madrina della cerimonia.
Dopo la visita dei locali della nuova caserma, il tradizionale brindisi augurale.
Vicebrigadiere Ermando Parete
Nasce ad Abbateggio (Pescara) il 15.02.1923.
Arruolatosi nella Guardia di Finanza nel maggio del 1942 presso la Scuola Alpina di Predazzo, dopo un periodo di addestramento viene assegnato il 6.11.1942 all’11° Battaglione Mobilitato del Corpo e quindi con esso inviato al fronte nord-orientale.
L’8.09.1943, giorno dell’armistizio, dopo aver deposto le armi, è fatto prigioniero dai partigiani di Tito, che tuttavia consentono il suo rientro in Italia.
A Cimadolmo (Treviso) in data 18.07.1944 viene catturato dalle SS.
Per non tradire il giuramento prestato all’Italia e alla Guardia di Finanza, si rifiuta di combattere a fianco dei tedeschi.
Deportato nei campi di concentramento prima in Friuli e poi in Germania, viene destinato al campo di sterminio di Dachau.
Internato numero 142192 è avviato ai lavori forzati, subendo pestaggi e torture.
Nel 1945, liberato dalla Settima Armata americana, riesce a rientrare in Patria e raggiungere Abbateggio.






