Gli infermieri segnalano difficoltà per questa ragione del triage che si articola: raccolta di dati; rilevamento parametri vitali e registrazione; assegnazione codice colore di gravità, per le criticità si creano lunghe attese a cui sono sottoposti i pazienti prima di accedere alla visita medica. Per il Nursind due infermieri dedicati al triage “appaiono del tutto insufficienti, ne sarebbero necessari almeno tre con il supporto di un o.s.s. ed un amministrativo.
E “gli enormi carichi di lavoro mettono a rischio i pazienti e gli stessi professionisti che, oltretutto, sono esposti ad uno stress psicofisico inaccettabile dal quale consegue un potenziale incremento di errori e di conseguenti denunce da parte dei pazienti e dei loro familiari; sovente, le estenuanti attese dei pazienti e dei loro accompagnatori degenerano in irriferibili ed ingrate aggressioni verbali e persino fisiche.” Il personale di vigilanza armata, inoltre, appare impreparato ad affrontare i numerosi eventi critici che ripetutamente accadono, si legge in una lettera alle competenti autorità politiche e amministrative. Al Pronto Soccorso, oltre 98.000 accessi annui (dati desumibili dai flussi trimestrali EMUR ); con tale affluenza il personale infermieristico, o.s.s. e medico è attualmente “del tutto carente.”
“Il problema è trasversale a tutta l’Azienda e per poterlo gestire, è necessario conoscerne i dati; proponiamo quindi, la costituzione di un gruppo multidisciplinare con l’obiettivo di esaminare gli indici di sovraffollamento, utilizzando per le simulazioni l’algoritmo NEDOCS (National Emergency Department Overcrowding Study), allo scopo di pianificare interventi di riorganizzazione e razionalizzazione dei processi.”



