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Venerdì, 22 Dicembre 2017 13:30

Riti e spiritualità. Dalla caverna agli extraterrestri,riposizionamento delle religioni

Scritto da di Enrico Gambacorta

di Enrico Gambacorta

Alcune considerazioni, sintetiche e disseminate a volo d'uccello, ai fini di una riflessione sulla propria posizione ed, eventualmente, per una ricerca di riposizionamento in questo globo terraqueo che rappresenta un granellino di sabbia nell'immenso e sconosciuto universo.

L'essere umano, dopo aver abbandonato la caverna ed aver lasciata la savana, conscio del suo handicap, ha tentato di superarsi per vedere meglio e cercare aiuto. Di handicap si parla e si scrive ancora oggi con frasi e parole differenti.

"La nostra imbecillità, che è poi, non dimentichiamo, la caratteristica propria dell'umano" (Maurizio Ferraris, pag.18, L'Imbecillità è una cosa seria, ed. Il Mulino). Nell'età arcaica gli sciamani intercedevano con il soprannaturale. Esisteva il dio dei raccolti. Lo si implorava per le piogge e favorire i raccolti. lo si supplicava con sacrifici umani. In Cina il giovane più bello si immolava al fiume. Sacrifici umani si praticavano anche in Messico. Secondo alcuni trattasi di una millenaria tradizione sacrificale mesoamericana continuata anche con gli Aztechi. In Egitto i servitori del regnante venivano sacrificati per seguire il defunto Faraone e servirlo anche nell'aldilà.

L'epoca degli sciamani comincia a perdere terreno verso il VI° secolo avanti Cristo con l'avvento di qualcuno che comincia a riflettere.

Appaiono cioè i primi pensatori che hanno cominciato a far uso del cervello per scandagliare se stessi e tutto il resto. In Cina il filosofo cinese Lao Tzè (604 a.C-530 a.C) ipotizza un dio non antropomorfo ma come un processo naturale ed in movimento. Parla del nostro mondo come un riflesso di un altro mondo. Il nostro sarebbe quello visibile a fronte di un altro invisibile.

Confucio (551 a.C.-479 a.C), sempre cinese, filosofo e maestro di vita, alla domanda dei discepoli: Maestro ma dopo la morte che sarà di noi? Risponde: Figlioli miei, se non sappiamo da dove siamo venuti come possiamo sapere dove andremo! Sempre Confucio, l'educatore del popolo cinese, raccomanda saldamente l'importanza delle cerimonie. Il libro dei riti era ritenuto e conservato come qualcosa di sacro. Anche in Grecia, nel V° secolo, si comincia a riflettere. Socrate (469 a.C.-399 a.C.), il Grande, afferma: "so di non sapere".

Finora, ritengo, che questa sia ancora la più grande scoperta del genere umano. Ancora Socrate parlando della morte: "Altra cosa non è se non il distacco dell'anima dal corpo. E il corpo, per conto suo, separato dall'anima e distinto; così pure l'anima, separata dal corpo, per conto suo e distinta". (Pag.104, Platone il processo e morte di Socrate, Rizzoli, ed. BUR 1949). Sempre in Grecia, nel IV° secolo, Platone (427-347 a.C.) immagina il mondo delle idee (l'iperuranio) la cui proiezione sarebbe il nostro mondo (il mito della caverna).

A seguire le varie religioni appaiono nell'Oriente e nell'Occidente basate su un credo diversamente caratterizzato. Ognuna delle quali crede di essere la depositaria della verità. Agli sciamani si sostituiscono i sacerdoti. C'è un richiamo all'altro mondo nel vangelo secondo Giovanni (Gv 8,21-30) Gesù dice: "Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo".

Dante Alighieri, il Grande, "nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza" (Inferno - Canto ventiseiesimo). Il francese René Descartes (1596-1650) si accorge di esistere e con il "cogito ergo sum" prova la sua esistenza. Il filosofo tedesco Ludwig Andreas Feuerbach (1804-1872) pur criticando le religioni ne afferma la utilità.

Oggi si parla e si scrive (ultimamente Marco Columbro) di alieni, di esseri extraterrestri. C'è qualcuno che ci crede. In ogni caso, è opportuno considerarli come ipotesi. Ultimamente, Albert Einstein (1879-1955) che, dopo aver affermato, categoricamente, che in questo mondo gli infiniti sono due: la stupidità umana e l'universo (anche se di quest'ultimo non è sicuro) arriva alla conclusione che la spiegazione del tutto per lui è un mistero.