Gli eletti sono stati eletti per governare. Ne hanno un obbligo imperativo. Sostengono che dare vita ad un governo sia difficile perché le distanze ideologiche e programmatiche sono storiche ed enormi.
Mi pare strano. Non credo che tutti non siano d'accordo sui seguenti tre punti.
1)- Nella situazione in cui si trova il paese è possibile credere che tutti i partiti non siano d'accordo sul fatto di cercare di arrestare la tendenza in essere per cui chi è ricco diventa sempre più ricco e chi è povero diventa sempre più povero? O qualcuno, sotto banco, difende il "quaeta non movere?
2)- E' possibile che non ci sia un accordo al recupero dei cento miliardi di euro che ogni anno foraggiano la corruzione e a rimettere questa ingente somma sul circuito della sana economia? Forse qualcuno di quelli che dovrebbero governare, sotto banco difende il "Cicero pro domo sua"?
3)- E' possibile che qualcuno sia contrario ad applicare la Costituzione e mi riferisco all'art.53 che, imperativamente, sancisce che le imposte le devono pagare, non solo parzialmente ma integralmente, chi può e chi può in maniera progressiva? Si tratta di un "punctum dolens" di cui qualcuno, sempre deputato a governare, non vuole parlare?
Tutti sono d'accordo a parlare con tutti e di tutto ma con celata riserva. Con la riserva che non si scoperchi, eventualmente, un vaso di Pandora. Si può ammettere che si apra una discussione su come attuare questi punti ma nessuno di questi tre dovrebbe essere messo in discussione. Montesilvano, 29 aprile 2018



