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Mercoledì, 01 Luglio 2020 19:07

Miseri spezzoni di chiese di Amatrice, un video per ricordare

Scritto da redenz
 foto del 26 Giugno 2020. foto del 26 Giugno 2020. autore della foto Camillo Berardi

Con sottofondo “Matrix Pulcherrima” (Amatrice Bellissima), di  Camillo Berardi e versi di Concetta Persico. Nel quarto anno dopo sisma, ad Amatrice restano soltanto cumuli di macerie e miseri spezzoni di chiese inutilmente puntellati.

Amatrice è un comune della provincia di Rieti nel Lazio dal 1927, essendo appartenuto storicamente all’Abruzzo sotto i regni di Sicilia, di Napoli, delle Due Sicilie, restando inclusa di volta in volta nel Giustizierato d’Abruzzo (1265-1273), nell’Abruzzo Ulteriore (1273-1806), nell’Abruzzo Ulteriore II (1806-1860) e nella provincia dell’Aquila (1860-1927). 

Sta terminando il quarto anno dopo il tragico terremoto che ha distrutto la cittadina di Amatrice e i borghi circostanti, seminando morte e dolore e suscitando commozioni indelebili. Lo scenario del borgo appenninico, nella quinta estate dal sisma, è agghiacciante, essendo diventato un deserto desolante privo di vita, presidiato ancora oggi da vigilanza armata per 24 ore su 24 e costellato da cartelli che indicano:

 

“AREA SOTTOPOSTA A VIGILANZA ARMATA”

 “SCAVI”

E’ SEVERAMENTE VIETATO

AVVICINARSI AI CIGLI DEGLI SCAVI

AVVICINARSI ALLA BENNA IN FUNZIONE

SOSTARE PRESSO LE SCARRPATE

DEPOSITARE MATERIALE SUI CIGLI

“NO SELFIE  LUOGO DI RISPETTO”

Nel centro storico del paese, cumuli di macerie seppelliscono ancora il borgo scomparso, nel quale non c’è traccia di un cantiere che possa far sperare ad una rinascita a breve della ridente cittadina. Dal deserto impressionante di pietre, emergono i miserrimi spezzoni delle chiese di Amatrice, insignificanti lacerti ingabbiati e messi in sicurezza tardivamente da faraoniche strutture metalliche, frammenti che s’identificano in realtà surreali.

Finché ad Amatrice resteranno le macerie e militari in sorveglianza armata, giorno e notte, sarà difficile immaginare la rinascita del borgo, per il quale - tra l’altro - non è stato redatto ancora  il piano di ricostruzione.
Uno scenario fantasma, ricco di mistero e di speranza che avanza nel nulla di un vuoto profondo e di un silenzio abissale. Chissà per quanto tempo ancora.
La foto allegata, scattata il 26 Giugno 2020, mostra i miseri frammenti della chiesa di Sant’Emidio che era il noto “Museo Nicola Filotesio” di Amatrice.    

Di seguito, viene proposta la visione del video con il canto “Matrix Pulcherrima” (Amatrice Bellissima), con musica di Camillo Berardi e versi di Concetta Persico, autori legatissimi al loro paese natio, un filmato realizzato con immagini che documentano patentemente la situazione drammatica di questo borgo che è stato raso al suolo dall’azione sismica e dalla mancata messa in sicurezza degli edifici e dei monumenti che erano rimasti in piedi dopo il tragico scuotimento del 24 agosto 2016.

 

Ultima modifica il Giovedì, 02 Luglio 2020 13:45