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Giovedì, 03 Giugno 2021 18:48

Brusca chiese scusa ai familiari delle vittime in una video intervista di 5 anni fa.

Fratello di Giuseppe Di Matteo, "Umanamente non si potrà mai perdonare."

"Ho riflettuto e ho deciso di rilasciare questa intervista: non so dove mi porta, cosa succederà, spero solo di essere capito. Ho deciso (di farlo) per fare i conti con me stesso, perché è arrivato il momento di metterci la faccia, anche se non posso per motivi di sicurezza, ma è nello spirito e nell'anima [che è nata l'intenzione] di farlo. Di poter chiedere scusa, perdono, a tutti i familiari delle vittime, a cui ho creato tanto dolore e tanto dispiacere". Così il mafioso stragista pentito Giovanni Brusca in in un'intervista a Zek e Arte France, 5 anni fa, pubblicata col video inedito dal sito del Corriere della Sera e dalla Stampa.

L'uomo che si è autoaccusato di aver premuto il telecomando che fece esplodere il tritolo che provocò la strage di Capaci, già in altre occasioni, soprattutto durante i processi, dopo la sua collaborazione, che all'inizio fu controversa, aveva chiesto perdono ai familiari delle vittime e allo Stato. L'ultima volta nel febbraio 2019 deponendo al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio a Palermo disse. "Chiedo perdono a tutte le vittime di mafia". "Ho cercato (in questi anni da collaboratore di giustizia) - dice Brusca nell'intervista video - di dare il mio contributo, il più possibile, e dare un minimo di spiegazione ai tanti che cercano verità e giustizia. E chiedo scusa principalmente a mio figlio e a mia moglie, che per causa mia hanno sofferto e stanno pagando anche indirettamente quelle che sono state le mie scelte di vita: prima da mafioso, poi da collaboratore di giustizia, perché purtroppo nel nostro Paese chi collabora con la giustizia viene sempre denigrato, viene sempre disprezzato, quando invece credo che sia una scelta di vita importantissima, morale, giudiziaria ma soprattutto umana. Perché consente di mettere fine a questo, Cosa nostra, che io chiamo una catena di morte, una fabbrica di morte, né più né meno. Un'agonia continua".

"Rispettiamo le leggi e le sentenze dello Stato. Ma Giovanni Brusca non potrò mai perdonarlo. Mi ha ucciso il figlio che conosceva bene e con cui ha giocato a casa. Nel mio cuore come posso perdonarlo?". Lo dice la madre del piccolo Giuseppe Di Matteo, Franca Castellese attraverso il suo avvocato Monica Genovese che spiega anche i motivi del mancato perdono. "Non c'è mai stata una forma di pentimento pubblico per quello che ha fatto. Durante i processi Brusca non ha mai chiesto scusa alla famiglia per un delitto - sottolinea l'avvocato - che non è solo un omicidio di mafia ma un crimine orrendo".

"Umanamente non si potrà mai perdonare. Per me il dolore della morte di mio fratello non si rimarginerà mai, per mia madre la sofferenza è ancora più grande. Ma abbiamo fiducia nella magistratura che ci è stata sempre vicina. Se non crediamo nella magistratura non crediamo più nello Stato. Brusca ha ucciso mio fratello ma espiato la pena nel rispetto della legge". Aggiunge Nicola Di Matteo, fratello del piccolo Giuseppe, il bimbo rapito il 23 novembre 1993, all'età di 12 anni, in un maneggio di Piana degli Albanesi, da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, tornato ieri in libertà.

AnSa

Ultima modifica il Giovedì, 03 Giugno 2021 18:58

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