Nel mondo, in un 1 Paese su 3, il diritto alla libertà religiosa non è pienamente rispettato. L’Africa il continente più aggredito. Cina e Corea del Nord si confermano maglia nera.
"La libertà religiosa non è un diritto di serie B, non è una libertà che viene dopo altre o che può essere addirittura dimenticata a beneficio di sedicenti nuove libertà o diritti". Lo afferma la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio alla presentazione della XVI edizione del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, a cura ricordando le parole di Papa Francesco sul pericolo di "persecuzione educata travestita di cultura, modernità e progresso". E' "profondamente sbagliato pensare che per accogliere l'altro si debba negare la propria identità, compresa l'identità religiosa". Il diritto alla libertà religiosa "purtroppo, viene ancora oggi calpestato in troppe nazioni del mondo. E troppo spesso nella quasi totale indifferenza", aggiungendo alla negazione del "diritto di professare la propria fede" anche "l'umiliazione dell'oblio. E questo è doppiamente inaccettabile, perché tacere sulla negazione della libertà religiosa equivale ad esserne complici. Noi non intendiamo farlo. È dovere di tutti difendere la libertà religiosa".
"Il pluralismo religioso e' un principio fondamentale" negli Usa e in India: cosi' Joe Biden, nel discorso con cui ha accolto alla Casa Bianca il premier indiano Narendra Modi, criticato da molti per le discriminazioni e le violenze nel suo Paese contro i musulmani e le altre minoranze religiose. "Equità secondo la legge, libertà di espressione, pluralismo religioso e diversità del nostro popolo: questi principi fondamentali hanno resistito e si sono evoluti, anche se hanno affrontato sfide nel corso della storia di ciascuna delle nostre nazioni", ha detto Biden.
Rapporto Acs 2023
Il diritto umano fondamentale alla libertà di religione è violato in un Paese su tre (31%), in 61 nazioni su 196. 61 Paesi, e che in 49 di questi è il governo che perseguita i propri cittadini per motivi religiosi, con scarsa reazione da parte della comunità internazionale. In totale, quasi 4,9 miliardi di persone, pari al 62% della popolazione mondiale, vivono in nazioni in cui la libertà religiosa è fortemente limitata.
Il Rapporto 2023 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato dalla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), denuncia come le minacce contro questo diritto siano sempre più gravi. Viene effettuato ogni due anni. La persecuzione in odio alla fede è complessivamente peggiorata, e l'impunità dei persecutori è più diffusa. Lo studio copre il periodo compreso tra gennaio 2021 e dicembre 2022, e rappresenta l'unico Rapporto non governativo che analizza il rispetto e le violazioni del diritto sancito dall'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in tutto il mondo, per tutte le religioni.
In 47 di questi Paesi la situazione è peggiorata da quando è stata pubblicata la precedente edizione del Rapporto, mentre le cose sono migliorate solo in nove di essi.
Ci sono tuttavia anche casi di comunità religiose maggioritarie perseguitate, come in Nicaragua e Nigeria.
Al fine di quantificare numericamente la persecuzione ai danni delle comunità cristiane, dai 28 Paesi caldi possiamo escludere Camerun, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico perché il fenomeno persecutorio, molto cruento, interessa porzioni relativamente piccole dei rispettivi territori, nelle quali la maggioranza religiosa non è quella cristiana. Se escludiamo tali nazioni, il totale dei cristiani che vivono in terre di persecuzione è pari a oltre 307 milioni di fedeli.
L'impunità è sempre più diffusa. L'impunità è diventata una costante in tutto il mondo e in 36 paesi gli aggressori sono perseguiti raramente, o addirittura mai, per i loro crimini.



