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Venerdì, 27 Marzo 2026 15:28

Il governo tra l'assedio di Arcore, il declino della Lega e le trappole del terzo polo

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​"In politica, ciò che conta non è quello che succede, ma quello che si riesce a far credere che sia successo."

— Giulio Andreotti


​Il panorama politico italiano, in questo marzo 2026, appare come un campo di battaglia dove le alleanze storiche vacillano e le nuove strategie elettorali diventano l'unica moneta di scambio per la sopravvivenza. Giorgia Meloni si trova a gestire una crisi multidimensionale: l’erosione interna della sua maggioranza, provocata dalle mire di Marina Berlusconi, si intreccia con il declino della Lega e l'opportunismo tattico di Renzi e Calenda.
​La spina nel fianco: Marina Berlusconi e il caso Forza Italia

​Il sospetto che la Premier ha sempre nutrito verso Arcore si è trasformato in una certezza operativa. Marina Berlusconi è emersa come vera "regista" politica, spingendo Forza Italia verso un centro liberale meno schiacciato sulle posizioni di Fratelli d'Italia. Le dimissioni di Gasparri e l'interim al Turismo preso dalla Meloni sono i segnali di un asse che non regge più, costringendo la Premier a cercare rifugio istituzionale nei colloqui con il Presidente Mattarella.
​La Lega di Salvini tra "Fronte del Nord" e l'ombra di Vannacci

​Mentre Forza Italia cambia pelle, la Lega di Matteo Salvini attraversa una crisi d'identità senza precedenti. Il leader leghista, stretto tra l'assoluzione nel processo Open Arms e il malcontento della "vecchia guardia" settentrionale, deve affrontare due fronti interni:

​Il Fronte del Nord: I governatori Zaia e Fedriga spingono per un ritorno alle origini autonomiste, stanchi di una gestione troppo centralista e "romana".
​La minaccia Vannacci: L'eurodeputato continua a catalizzare il voto più radicale, alimentando voci di una possibile scissione che ridurrebbe la Lega a un partito di nicchia, privando la Meloni di un alleato fondamentale ma ormai logoro.

​Le mosse di Renzi e Calenda: il ritorno del Terzo Polo

​In questo caos, Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno ripreso a muoversi con l'obiettivo di diventare l'ago della bilancia. Nonostante le passate rotture, la discussione sulla nuova legge elettorale — lo Stabilicum — li ha riportati al centro della scena:

​Carlo Calenda e il "Sì" di merito: Il leader di Azione ha sorpreso molti schierandosi a favore della riforma della giustizia al referendum. La sua strategia è chiara: distinguersi dal "No" ideologico del PD per accreditarsi come opposizione responsabile e liberale, pronta a dialogare con la Meloni su temi specifici (come il nucleare e le riforme istituzionali) pur criticando duramente la gestione economica del governo.
​Matteo Renzi e il "gioco del cerino": Il leader di Italia Viva, dopo essersi ufficialmente "dimesso da tutto", lavora nell'ombra per logorare il rapporto tra Meloni e i suoi alleati. Renzi punta a una riforma elettorale che preveda sbarramenti bassi o premi di coalizione che rendano il suo 3-4% indispensabile per qualsiasi maggioranza futura, strizzando l'occhio sia a Marina Berlusconi che ai settori moderati del centrosinistra.

​La battaglia per lo Stabilicum

​La proposta del centrodestra punta a un sistema proporzionale con un premio di governabilità per chi raggiunge il 40%, o un ballottaggio tra i primi due schieramenti. Per le opposizioni, guidate da Schlein e Conte, è un "abito su misura" per blindare FdI. Tuttavia, la posizione di Calenda e i silenzi tattici di Renzi complicano il fronte del "No", offrendo alla Meloni una possibile sponda per far passare la riforma anche senza l'unanimità della sua coalizione.
​Un equilibrio precario

​Tra inchieste giudiziarie che lambiscono via della Scrofa e i debiti che agitano figure vicine alla Premier, il governo si trova in una fase di "assedio". La sfida per Giorgia Meloni non è più solo programmatica, ma di pura sopravvivenza politica: deve mediare tra l'aggressività di Marina Berlusconi, la debolezza di Salvini e le trappole tese dai "due Matteo" (Salvini e Renzi) e da Calenda.

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