“Aprire nuove strutture di assistenza ai poveri vuol dire che la situazione economica del paese sta peggiorando, la lista dei poveri è in costante aumento, grazie anche all'apporto degli immigrati in costante aumento come si evince dalla cronaca di questi giorni.” Questa la riflessione di Gabriele Di Stefano consigliere comunale gruppo misto. “Ciò vuol dire che la classe politica tutta non riesce ad individuare la strada giusta per portare questo paese fuori dalla crisi. Pertanto posso affermare che se da una parte l'apertura di nuove strutture di assistenza è positiva, dall'altra segna un fallimento della politica nazionale.”
“Sarebbe il caso che la politica locale oltre a trovare le opportunità di lavoro sul proprio territorio incentivando l’artigianato, il commercio ed una politica attenta allo sviluppo turistico, - afferma - si muovesse anche verso la regione ed il governo nazionale affinché aiutino le poche ditte esistenti a non chiudere e soprattutto ad incentivare nuove attività per dare lavoro e dignità alle persone ed anche per creare l’indotto che permetta di dare nuovo vigore al made in Italy come una volta, quando qui si produceva, si comprava e si esportava prodotti nazionali, creando quel circolo vizioso che permetteva agli investimenti di rimanere in Italia, per esempio nelle Marche si producevano scarpe, borse cinture, pelletteria varia, a Como la seta, da noi decine di fabbriche di confezioni, sta scomparendo anche l’agricoltura.”
“Oggi invece i prodotti vengono tutti o quasi tutti dall’estero e di conseguenza i nostri soldi vanno a finire oltre confine, senza ricadute benefiche sulla nostra economia”
Osserva ”Lo stato attuale delle cose è che la classe politica responsabile della situazione sta attuando una politica che non porta allo sviluppo ed alla crescita economica e sociale del Paese. “ Opina poi: ”se l’Italia non riparte evidentemente le scelte non sono quelle giuste.”
Per Di Stefano solo “Dando lavoro, sicurezza e dignità e soprattutto spendendo bene i pochi fondi rimasti, evitando le grandi incompiute, che stanno danneggiando le nostre città, non saranno più necessarie mense dei poveri, né dare assistenza tramite bonus e altri incentivi, che sono solo palliativi umilianti o che creano solo situazioni precarie ed illusorie”.






