“Non esiste non si può fare. Abbiate sempre un dubbio, leggete tutto, informatevi, solo con un'accurata cultura e conoscenza si può essere liberi di scegliere”. Un messaggio frutto di una lunga esperienza personale, un iter che ha portato a forgiare il carattere di Arturo Porreca, cantante e musicista sin dall'età di 11 anni.
Artista montesilvanese, che, attraverso la musica, si racconta e condivide la propria lezione di vita in una canzone.
Dopo le polemiche e curiosità suscitate da "La mia città", dedicata a Montesilvano, incide e produce, “Geova mi ha tolto il sorriso” affrontando un tema taboo: la religione.
Un testo autobiografico che rivela l'iter personale: “Ricordo che decisi di battezzarmi vedendo la devozione di mio padre”, dice: “Le regole erano rigide, io già suonavo la fisarmonica ai matrimoni e un giorno fui richiamato perchè cantai Vita spericolata di Vasco Rossi”. Descrive i momenti della propria infanzia. “Vivere nella paura di sbagliare, perchè ti dicono che a Geova dispiace”. Nel testo: "vorresti uscire e vivere no non lo puoi fare". Porreca spiega: "fratello non pensare che la via del paradiso sia facile, le tentazioni del demonio sono tante ma tu non devi cedere, si ma con il suo paradiso Geova mi ha tolto il sorriso".
A 28 anni Porreca decide di lasciare i testimoni di Geova, seguire la propria carriera musicale, “divenni un apostata e quindi mia madre non potè più parlarmi”.
E a chi gli chiede come sia maturata questa scelta risponde: “mi sono reso conto che l'Universo è immenso, ci sono infinite Galassie e ho cercato altre risposte”. Rivela, “è stato difficile uscire, io mi sono autoresettato, mi ha aiutato la forza di volontà”.
Oggi la sua idea è che “le religioni siano l'oppio dei popoli”.



