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Giovedì, 23 Giugno 2016 10:13

A Tricarico, “Raduno delle Maschere Antropologiche”.

Scritto da di Luciano Pellegrini
Un momento della sfilata Un momento della sfilata foto di Luciano Pellegrini

E’ inopportuno parlare di maschere nel mese di Giugno? Sembra proprio di no. A Tricarico, un comune di 5.605 abitanti della provincia di Matera in Basilicata, ogni anno si rinnova lo svolgimento del “Raduno delle Maschere Antropologiche”, una manifestazione interessante e un bell’esempio per la riscoperta della cultura popolare.

 

Questo appuntamento è organizzato dalla Pro loco del paese insieme ad altri enti.  E’ inoltre una occasione di incontro e di confronto con le tradizioni di altre regioni d’Italia e d’Europa, per rafforzare il passaggio della tradizione dal vecchio al giovane.

Infatti, nei paesi che vivono una generalizzata situazione di processi di abbandono, c’è una sorta di resistenza culturale per continuare le tradizioni. Il carnevale riesce ad unire la comunità locale e la fa socializzare, rafforzando la tradizione e la sua identità. A portare avanti queste iniziative della cultura popolare, che è la vera cultura benché emarginata, ci sono i giovani che nei piccoli paesi e con grandi sacrifici, cercano di non far perdere questa memoria locale. La speranza è che il paese non scompaia.

Il programma di quest’anno, ha previsto la presentazione dei prodotti tipici locali delle località che hanno partecipato all’evento, con banchi per la degustazione, l’informazione e l’acquisto.

Il carnevale tradizionalmente inizia il 17 gennaio, proprio con la festività di Sant’Antonio Abate, patrono anche degli animali. La devozione popolare accomuna a questa festività la benedizione degli animali domestici, oggi fuori moda! Il lungo periodo carnevalesco che inizia in questo mese, quando gli animali si svegliano dal letargo, termina a febbraio, quando si sveglia la natura. C’è un legame in tutti i riti del carnevale, che è quello di scongiurare, allontanare ed annullare gli influssi maligni. Con esso si celebrano i riti propiziatori, che danno sollievo ai malanni e procurano l’abbondanza dei raccolti. La chiusura del carnevale si festeggia con il funerale e il lamento funebre del fantoccio bruciato.

Un altro momento comune è il rumore procurato dai campanacci che agitati, potrebbero rappresentare un “qualcosa” per scacciare il malanno o forse per ricordare il ritorno delle greggi e delle mandrie…, il suono della transumanza.

Oltre agli otto comuni lucani che aderiscono alla Rete delle maschere antropologiche lucane, (Aliano MT, con “Le Maschere Cornute”; Cirigliano MT, con “Le Stagioni”; Lavello PT, con “Il Domino”; Montescaglioso MT, con “Il Carnevalone”; San Mauro Forte MT, con “I Campanacci”; Satriano PT, con “U’ Rumit e l’Urs”; Teana PT, con “L’Orso” e Tricarico MT, con “Le Maschere), hanno partecipato le maschere  sarde provenienti da Mamoiada NU con i Mamuthones e Issohadores; Orani NU con Su Bundhu; Ottana NU con Boes e Merdules. Dalla Lombardia, Ardesio BG con La Scasada del Zenerù, e BERGAMO, con l’Arlecchino Bergamasco. Dalla Calabria, Alessandria del Carretto CS con, Pojicinèll Biell. Dalla Sicilia, Cattafi MS con A Maschira. Dalla Campania, Montemarano AV con La Tarantella. Dall’Abruzzo, Chieti con “I Pulcinella Abruzzesi”. Dalla Spagna, Unanua con Los Mamuxarros. 

Le maschere vengono realizzate per rappresentare la tradizione animale o vegetale. La sfilata delle maschere dei 18 comuni, applauditi dal numeroso pubblico, ha procurato tante riflessioni. Il paese più piccolo è Cirigliano MT con 350 abitanti ed il più grande Bergamo con 119 248 abitanti. Non c’è paragone!

Solo cinque comuni superano i 5mila abitanti. Tricarico, Chieti, Bergamo, Lavello e Montescaglioso.

Il lato positivo dei piccoli comuni è che si lavora facilmente insieme ed è facile tramandare la tradizione da padre, figlio, nipoti, essendo pochi. Il paese partecipa. Al contrario, nel comune grande si lavora in incognito, senza supporto e con il menefreghismo sia dell’amministrazione che dei cittadini. Non c’è ricambio generazionale che potrebbe avvenire solo fra i partecipanti, ma essendo anziani, devono sperare solo nei nipoti. E’ difficile … !

La mia riflessione può sembrare di parte, ma è la fotografia della realtà. A Chieti, grazie al Professore Stoppa, c’è la ricerca appassionata degli abiti, dei gioielli, del loro accostamento e del modo di camminare. Inoltre c’è un evento ogni mese.

Si è instaurato immediatamente fra i gruppi mascherati un clima di amicizia e collaborazione, tanto è vero che ci saranno dei gemellaggi.

Non è stato facile sfilare per ore con gli abiti pesantissimi ed una temperatura che sfiorava i 30 gradi. Gli applausi della immensa folla ai figuranti sono stati tutti meritati.           

E’ opportuno fornire informazioni sulla ritualità delle maschere partecipanti, sia animali che vegetali.

I Pulcinella Abruzzesi di Chieti, 52mila abitanti, fanno parte del CTT “Compagnia Tradizioni Teatine”, che riunisce anche l’associazione Teatina “Lu Ramajetto“. Spiega il professor Francesco Stoppa, docente universitario della Università D’Annunzio e direttore del CATA, il Centro di antropologia per il turismo abruzzese, che la maschera di Pulcinella di Chieti è il progenitore delle maschere attuali. E’ una maschera vegetale e rappresenta una figura mitologica. E’ un vero e proprio semidio che riporta ordine nel mondo vegetale sulla terra, dopo l'inverno. L'abito si contraddistingue per un alto cappello a cono con lo scheletro di canna, che unisce la terra al cielo, ed è il simbolo di un personaggio con potere religioso. E' arricchito da numerosi pon pon in lana, che rappresentano i fiori, mentre i nastri colorati sono i nuovi germogli. I pulcinella hanno anche una mazza fiorita, sempre con anima in canna, rivestita di nastri colorati, una frusta e la bandoliera che rappresentano attributi di un potere apotropaico, per allontanare o annullare gli influssi maligni, come i campanacci che, agitati, scacciano il male. E’ una tradizione che trae origine dai riti dei popoli italici che in questo periodo - aggiunge Stoppa - davano inizio a feste di propiziazioni primaverili. Secondo lo storico Paolo Toschi, i pulcinella sono figure presenti nella cultura tradizionale italiana e sono i progenitori del teatro dell'arte. I costumi, una volta realizzati, sono indossati dagli iscritti e da chi ne farà richiesta, e sfileranno in manifestazioni storiche, quali il carnevale di Chieti.

SAN MAURO FORTE è un comune di 1.658 abitanti della provincia di Matera in Basilicata. I CAMPANACCI è una festa di antichissima tradizione, si svolge a partire dal 16 gennaio ed ha origine sia nei riti pagani propiziatori legati al culto della fecondità della terra ed alla transumanza e sia nelle celebrazioni sacre in onore di Sant'Antonio Abate. Hanno anche funzioni di sollievo dai malanni. I campanacci sono di sesso maschile e femminile, dipende dalla larghezza finale del campanaccio. Il campanaccio femminile è più largo… i secondi più lunghi. I campanacci vengono suonati, con il loro fragoroso trambusto tenendoli tra le gambe

 

MONTESCAGLIOSO è un comune di 10 078 abitanti della provincia di Matera in Basilicata. - IL CARNEVALONE risale al 7 febbraio del 1638 e rappresenta il vecchio destinato a finire sul rogo per propiziare il nuovo ciclo stagionale. Ci sono molti personaggi, l’U' FUS, (Il fuso), la Parca, (una figura di origine greca), che tesse e regge il filo del destino e della vita. La ‘’Quaremma’’, la moglie di Carnevalone, con in braccio ‘’Carnevalicchio’’ simbolo dell’anno nuovo che inizia.

 

LAVELLO è un comune di 13.750 abitanti della provincia di potenza. - Il DOMINO è la maschera tradizionale, misteriosa ed affascinante. È realizzata da una lunga tunica in raso rosso con cappuccio che nasconde il viso e la mantella che copre le spalle. Legata a tracolla una sacca contenente cioccolatini e caramelle. Il colore del Domino cambia in base al ceto sociale. Il rosso è il colore del Popolo.

 

TEANA è un comune di 674 abitanti della provincia di Potenza – Il protagonista è L’ORSO, che simboleggia la natura selvaggia. Infatti il corteo parte dai boschi. Altri protagonisti sono una sposa, uno sposo, quattro carabinieri, un prete ed il suo sacrestano, un giudice, due medici. Appena carnevale è processato e morto, l’orso lo prende e lo restituisce al bosco, così la scena si conclude dove era iniziata.

 

CIRIGLIANO è un comune in provincia di Matera con 355 abitanti. LE STAGIONI sono rappresentate dalle maschere che simboleggiano una coltivazione tipica di ognuna dei mesi dell'anno, esaltando per ognuno di essi, le tradizioni proprie. Alla fine, la processione funeraria di Carnevale, che pone fine ai festeggiamenti e che si conclude con l’incenerimento del fantoccio e i pianti strazianti della moglie, Quaremma, che ha perso il marito.

 

SATRIANO è un comune di 2.412 abitanti, della provincia di Potenza in Basilicata. U RUMIT E LURS, la foresta che cammina, gli uomini albero, è ritenuto il più antico, caratteristico, suggestivo e misterioso carnevale della Basilicata. L'unicità di questo rito carnevalesco è data dalla presenza di tre maschere tipiche (L'urs) l’Uomo animale, vestito di pelli di pecora o di capra che rappresenta una maschera di prosperità, buona sorte e successo.  (U'rumit) l’Uomo vegetale, l’albero vagante, una maschera silenziosa coperta di foglie rampicanti e tralci d'edera, una maschera molto importante e rappresentativa, simbolo di povertà e penuria. (A Quares'm) Coperta da un manto nero di stoffa e porta sul capo una culla che contiene al suo interno il proprio figlio concepito durante il periodo del Carnevale, di cui però non si conosce il padre.  U'rumit vuole lanciare un messaggio ecologista universale che è un rovesciamento dei valori: ristabilire il rapporto con la terra per rispettare gli uomini e le donne che la abiteranno in futuro.  

ALIANO è un comune di 1.065 abitanti della provincia di Matera - LE MASCHERE CORNUTE sono infatti grottesche e diaboliche figure di animali. Hanno il volto coperto da una spaventosa maschera fatta di argilla e cartapesta con un grosso naso e grandi corna. Sulla testa portano penne di gallo sistemate a mo’ di capelli, ed in mano il “ciuccigno”, una sorta di bastone molle fatta di pelli di pecora rinsecchite ed arrotolate, con il quale colpiscono sulla schiena chi intralcia il corteo. Ad Aliano è sepolto Carlo Levi, che qui ha trascorso il confino impostogli dal regime fascista e qui ha scelto di dimorare per l’eternità.

 

TRICARICO MT, è un comune di 5400 abitanti in provincia di Matera. Le maschere di Tricarico (L’màsh-k-r nel dialetto tricaricese), costituiscono una tradizione di culture ancestrali, legato, si ritiene, a riti di fertilità. Mucche e tori, impersonati da uomini (la partecipazione è interdetta alle donne) rappresentano una mandria in transumanza nella quale i partecipanti mimano l'andatura ed i movimenti degli animali, comprese le "prove di monta" dei tori sulle vacche.

ALESSANDRIA DEL CARRETTO è un comune italiano di 478 abitanti della provincia di Cosenza. E’ un Piccolo Borgo Montano del Pollino Orientale. POJJCINNELL BIELL

(Pulcinella bello) è la perfetta personificazione del bene e del bello. Quello bello è vestito con pantaloni bianchi, camicia chiara, anfibi ai piedi e sul viso una maschera verniciata di bianco, con un volto roseo e anonimo, come una maschera deve essere.
Il cappelletto, come copricapo, è abbellito da nastri colorati, piume, coccarde coloratissime, medaglie, medaglioni, fazzoletti ricamati e addobbi vari. La caratteristica del cappelletto della maschera bella è lo specchio sul davanti, quasi a significare che la maschera copre e nasconde il volto, ma la realtà non sfugge a chi anima la maschera, che verrà rincorsa con ilarità e simpatia.
Per completare questa festosa maschera c’è “u scruiazzo”, (un bastone di legno, lavorato con incisioni varie dai falegnami locali). In cima allo “scruiazzo” ci sono delle palline di lana colorate. Questa particolare maschera, mentre si aggira per il paese e tra le case, porta tanta allegria e buonumore. I suoi coriandoli sono rappresentati dalla farina.
La tradizione racconta che questo costume è legato ai fidanzamenti ufficiali. Infatti, la prima volta che il fidanzato faceva il suo ingresso a casa della promessa sposa, si presentava vestito da POJJCINNELL BIELL e come suo primo dono, portava “u scruiazzo”.

ARDESIO è un comune di 3 651 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Si trova in alta Val Seriana, Alpi Orobie, sulla sponda sinistra del fiume Serio. LA SCASADA DEL ZENERU’, (scacciare l’inverno), si rappresenta il 31 gennaio, l’appuntamento astronomico che dà il via ai giorni della merla, considerata fin dall’antichità cerniera tra inverno e primavera. Alle prime ombre notturne, i ragazzi muniti di campanacci, Tolle,(un congegno che fa rumore) e "cioche", si incamminano per le vie strette di Ardesio, pronti a scacciare l'inverno. Bisogna fare un gran rumore per allontanare un altro terribile inverno. Il "Zenerù" viene rappresentato da un fantoccio realizzato da alcuni giovani, ogni anno con sembianze diverse. Questo fantoccio rappresenta la fredda stagione, che verrà simbolicamente cacciata bruciandolo. 

BERGAMO BG – DUCATO DI PIAZZA PONTIDA ASSOCIAZIONE ARLECCHINO BERGAMASCO.  Nel corteo di Mezza Quaresima, proposta dalla storica associazione culturale Ducato di Piazza Pontida, ogni anno viene considerato un tema diverso. Il “rasgamento” che è un servizio, una istituzione, un lavoro pubblico che non ha funzionato o ha creato disagio ai cittadini durante l’anno, è appeso al collo della “vecia”, (che personifica la Quaresima) e viene segata e bruciata sul falò al termine della sfilata dei carri di carnevale per le vie cittadine. La sfilata viene aperta dal Duca in carrozza e si conclude con il rogo della “vecchia, in piazza Pontida, una delle più antiche di Bergamo bassa, il cuore della Bergamo popolare.

CATTAFI è una frazione di 780 abitanti della provincia di Messina. Sorge su un'altura a circa 120 m sul livello del mare. A MASCHIRA, è tipica del luogo e rievoca la cacciata di un'orda di pirati saraceni da parte degli antichi abitanti del vecchio casale di Cattafi. E’ un costume d'origine eurasiatica, che si mostrava nelle grandi occasioni, quale segno di potere e di comando. L'abito, fortemente multicolore, è rappresentato da un alto copricapo conico, variopinto e tempestato di pietre preziose, una camiciola bianca, intersecata da nastri coloratissimi, un corto pantalone, con sopra una gonna, a sua volta arricchita da trine di svariati colori e svolazzanti, che iniziano dalla vita, guanti rigorosamente bianchi ed una frusta, intrecciato ancora una volta da stoffe variopinte, simbolo di forza, vigoria ed efficacia.

MAMOIADA è un comune di 2547 abitanti della provincia di Nuoro. Il misterioso ed antico carnevale con protagonisti i MAMUTHONES E ISSOHADORES è diventato l’immagine del paese. I Mamuthones, curvi sotto il peso dei campanacci, con il volto coperto da una maschera lignea nera, si muovono lentamente in modo ritmato su due file parallele e con un colpo di spalla agitano tutta la sonagliera, che ha un suono particolare. Gli Issohadores li scortano con passi e salti più agili, vestiti con maschera bianca e corpetto rosso. Lanciano il laccio (nel dialetto mamoiadino soha), all’'improvviso, catturando le giovani donne in segno di buon auspicio, di buona salute e fertilità, o l'amico scelto nella folla, in segno di affetto, per poi rilasciarlo immediatamente. Il rumoroso ballo dei sonagli serve per allontanare il male e favorire annate agricole abbondanti.

ORANI è un comune di 2894 abitanti della provincia di Nuoro. SU BUNDHU, (il VENTO), nasce come festa propiziatoria della fertilità e dell’abbondanza delle messi. I tre argomenti sono: il vento che raffigura il fecondatore del mondo vegetale; il bove che raffigura il fecondatore del mondo animale; l’uomo in quanto portatore del seme umano.
Madre Natura, riceve le offerte propiziate dai tre portatori. A lei spetterà il compito di accettare i semi, infonderne il soffio vitale e cullarli entro il proprio ventre cavernoso. Su Bundu indossa abiti da contadino, un cappotto largo, una camicia, pantaloni di velluto, gambali di cuoio, e una grossa maschera di sughero con corna, un naso prominente, il pizzo e i baffi. Dalla sua fronte spuntano due corna appuntite. Su Bundu afferra un grande forcone di legno e mima il rito della semina emettendo le sue caratteristiche grida che richiamano l’attenzione divertita degli spettatori.  

OTTANA è un comune di 2.337 abitanti della provincia di Nuoro. I Boes ed i Merdules sono due maschere tipiche della tradizione del carnevale di Ottana e tra le più conosciute in tutta la Sardegna. Rappresentano la lotta tra l'istinto animalesco e la ragione umana. Tanto è vero che nelle esibizioni carnevalesche il Boe, (il bue), viene inseguito, frustato e catturato dal Merdule, (il guardiano dei buoi) ed insieme danno vita alla parodia con vivaci lotte.

MONTEMARANO è un comune di 3.140 abitanti della provincia di Avellino. Il personaggio più rappresentativo del Carnevale è un PULCINELLA con il suo caratteristico costume bianco e rosso, l'alto cappello, il bastone simbolo di autorità. Dà ordini ai figuranti, si fa spazio tra la folla e distribuisce dolciumi al pubblico. La maschera viene accompagnata dalla tarantella montemaranese, una Tarantella autoctona del paese. La tarantella è improvvisata con arrangiamenti anche in stile jazz, grazie al clarinetto. La fisarmonica, il tamburello, il canto, richiamano le persone a ballare.

UNANUA è un comune spagnolo ubicato a quota 1400m sui Pirenei. E’ compresa nella comunità autonoma della Navarra, la capitale è Pamplona. LOS MAMUXARROS è un carnevale rurale, i personaggi sono vestiti di bianco con una fascia rossa in vita. Indossano una maschera di bronzo sul viso la cui origine è sconosciuta, un gran foulard colorato sulla testa ed uno intorno al collo. Muniti di lunghi bastoni, minacciano e cercano di colpire chiunque capiti loro a tiro. Le persone prese di mira generalmente sono giovani donne che si devono inginocchiare per farsi segnare una croce in fronte dal mamuxarro e poi dargli un bacio sul ginocchio.

Considerazioni

Tricarico ubicato a 698 m. è un comune ben amministrato, ha uno dei centri storici medioevali più importanti e meglio conservati della Basilicata e propone un notevole patrimonio monumentale ed artistico che si riallaccia al periodo arabo normanno, come il quartiere arabo saraceno. Sino al 1582 c’erano 52 chiese, oggi aperte al culto ce ne sono 14 e diversi conventi. Ci sono sei porte di accesso alla città, oltre a musei, monumenti, torri. La visita alla Torre Normanna, alta 27 metri e con pareti spesse oltre 5 metri, è interessante anche per una particolarità che attrae il visitatore. Arrivati in cima alla torre, se ci si mette sulla pietra posta al centro del piano e si parla, si ascolta la propria voce rimbombare come se si fosse in una caverna.  Il centro storico è pavimentato con ciottolato, sistemato e pulito. Il turista è accolto con educazione e può visitare la città a qualsiasi ora perché i negozi sono aperti. Il circondario boschivo è costituito da querce e si estende per circa 2500 ettari, con una produzione di funghi porcini e tartufi neri. E ‘un comune dove c’è cultura, tradizione, educazione e ambiente. Importante è questo evento che è uno scambio fra la cultura e la tradizione, perché la cultura crea la comunità.

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