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Venerdì, 11 Agosto 2017 18:47

Festival delle lettere d'amore a Torrevecchia Teatina

 la vincitrice della diciassettesima edizione del Concorso internazionale Lettera d’amore Barbara Alberti

 

La manifestazione si è aperta col crisma dell’internazionalità allorché sono saliti sul palco i Bhangra Boys and girls, formazione di danza orientale del Punjab, comparsa in numerosi film indiani di Bollywood. Protagonista indiscussa della serata è stata la lettera d’amore in tutte le sue declinazioni, così come è stata concepita dai vincitori del concorso. Aissa Sow, che in lingua francese si è espressa ringraziando l’organizzazione, indossava un abito lungo bianco, in Senegal considerato colore del lutto. La donna è stata assistente domiciliare di un anziano a cui dopo la morte ha dedicato una bellissima lettera d’amore e d’addio in italiano, lettera che ha contenuto le sue prime parole scritte nella nostra lingua. Commozione e lacrime del Presidente della giuria Vito Moretti alla lettura del testo della veneziana Katia Enzo, che, cesellando frasi vibranti d’emozione, ha ricordato i giorni indimenticabili condivisi col suo cavallo, fino al suo doloroso abbattimento, in un racconto che ha toccato le corde di tutto l’uditorio. Originali, brillanti alcune lettere, perfino divertenti, come nel caso di quella scritta da Alessandra Nepa: “Siete state una mano tesa ai miei pensieri, conoscete tutto di me, i nidi del mio cuore vi appartengono. Mi svelo in voi che vi lasciate condurre da me lungo i chilometri di carta che abbiamo percorso e percorriamo insieme”. Avete indovinato a chi l’ha dedicata? No? E allora un altro pezzettino della lettera: “Avete visto la mia piccola mano scrivere l'alfabeto a scuola, mi avete guardata mentre vi cercavo nella borsa. E poi, ancora, la penna con cui ho scritto il primo “ti amo”, quella con cui ho sputato fuori il mio dolore, la solita degli appunti in università a cui finisce l'inchiostro nel bel mezzo di una lezione”. Ecco: una lettera d’amore dedicata alle penne, alle penne della propria vita che come compagne silenziose hanno scandito tutti i nostri momenti più importanti. Michela Bresciani, di Trento, si è invece divertita con una storia “splatter”, raccontando un amore impossibile tra un pasticcere e una delle sue aiutanti, un pasticcere diventato celebre: “Eri diventato una celebrità, i tir in autostrada ti ritraevano sui portelloni, i registi francesi ti dedicavano camei nei loro film, i calciatori sudamericani esultavano alla tua maniera davanti alle telecamere. Tutto il mondo conosceva la tua larga faccia di marzapane, i tuoi denti di pasta di zucchero, le tue mani dolci di crema”. Il pasticcere chiede all’aiutante di confezionare in una sola notte trecento sacher. Lei, innamoratissima di lui, sognando e presentendo chissà quali scenari d’amore, si presta: “Domani, quando tutti gli altri lavoranti saranno a riposo, verrai in laboratorio, tu sola, aprirai con queste chiavi, mi preparerai trecento torte Sacher entro la mezzanotte, di quelle grandi. Trecento. Non una di più non una di meno. Quando avrai finito le lascerai in laboratorio e te ne andrai. Riuscirai a farlo? Ricordo di averti risposto con un cenno della testa, perché la lingua mi si era incollata in gola. Il Meringa si fida di me. Di me sola. Mi ha scelta tra tutte. Sono la prescelta. L’indomani feci come mi avevi ordinato. Le trecento torte Sacher più cioccolatose che la storia dell’impero asburgico ricordi”. Lei fa le trecento torte, ma poi che succede? “Ma soprattutto: cosa diavolo te ne saresti fatto di trecento Sacher a mezzanotte? La curiosità mi divorava. Tornai in laboratorio per dare una sbirciatina attraverso le finestre. Le luci erano accese. Tu eri lì in mezzo alle Sacher, o a quel che ne rimaneva. Le stavi divorando a due a due, ingurgitandole con rabbiosa violenza. Facevi impressione. Soprattutto i tuoi occhi: non erano gli occhi di un goloso che se la spassa. Piuttosto quelli di un assassino che ha deciso di premere il grilletto. Ti mancavano due sole torte. Ti fermasti, chiudesti gli occhi e le ingoiasti di forza. Fu come una bomba atomica. Lo spostamento d’aria mi scaraventò in mezzo alla strada”. Finale esplosivo di un inglorioso amore. A conclusione della serata, la vincitrice Barbara Alberti ha sollevato al cielo sorseggiando, alla maniera del Premio Strega, un bicchiere dalla bottiglia “Lettera d’amore”, novità enologica di una cantina abruzzese. In chiusura, ultima esibizione dei Bhangra boys and girls, che hanno coinvolto nella danza gli spettatori in un abbraccio festoso e gioioso capace di liberare verso l’alto le emozioni sprigionate nella serata. Il nostro mondo ha ancora bisogno e forse ancor più di ieri di lettere d’amore.

Ultima modifica il Lunedì, 14 Agosto 2017 15:24

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