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Lunedì, 23 Novembre 2015 08:58

“La grande guerra dalla parte di chi cercò di evitarla”

Scritto da Luciano Pellegrini

All’Auditorium dell’Università D’Annunzio di Chieti, si è svolta la Conferenza concerto di Piero Pulini, storico e musicista di Trieste.

 

L’argomento della conferenza è stato “La grande guerra dalla parte di chi cercò di evitarla”, Pacifisti, renitenti, disertori, ammutinati. In questo spettacolo storico musicale, gli attori hanno raccontato e cantato, le vicende dei soldati delle nazioni che hanno partecipato alla guerra e che hanno cercato di evitarla, fraternizzando con i nemici. La platea ha partecipato in silenzio, con attenzione, coinvolta da questa esibizione forte, riflessiva, che non mostra i suoi cento anni. Il racconto sembra attuale per gli ultimi eventi che stiamo vivendo. Il rifiuto alla guerra sembra non essere accettato, si combatte per far emergere il proprio dio. Papa Francesco ad alta voce ha gridato che è una bestemmia ed ha maledetto coloro che fanno la guerra.

Piero Pulini, voce narrante e sax è stato accompagnato da Paolo Vernier (voce), Riccardo Morpurgo (pianoforte), Olivia Scarpa (fagotto). La lettura è stata intervallata con le canzoni di protesta, inni alla rivolta, che raccontano le condizioni di vita dei soldati che hanno disapprovato il conflitto.

Leggendo i testi proiettati sullo schermo, ho riflettuto su queste strofe: siamo tutti condannati, siamo noi i sacrificati – sono un soldato ma non mi piace – o voi miei fratelli, datevi come saluto una mano fraterna, e non piombo - se tutti rifiutassero di imbracciare le armi (per difendere gli interessi di pochissimi) i conflitti terminerebbero o nemmeno avrebbero inizio.

Piero Pulini ha evidenziato il ruolo fondamentale delle mamme che protestarono per l’arruolamento dei loro figli. La protesta è rievocata nel brano “I didn’t raise my boy to be a soldier”. (Non ho educato il mio ragazzo per essere un soldato).

I cosiddetti “scemi di guerra”, furono soldati che crollarono psicologicamente per gli orrori della guerra che stavano vivendo, impazzirono e spesso furono internati nei manicomi.

Il professore Stefano Trinchese, della facoltà di Lettere e Filosofia, ha introdotto lo spettacolo con utili riferimenti storici.