Difficile commentare una partita di calcio interrotta a causa di un terremoto: alle 21.18 (quando in campo si è al 31’ del primo tempo) tutto lo stadio avverte la forte scossa di magnitudo 5.9 e l’arbitro sospende il gioco richiamando le due squadre vicino alle panchine. In molti abbandonano gli spalti e corrono via, ma il direttore di gara, consultati i due capitani, dopo qualche minuto decide di riprendere la gara. Di lì a poco si scatena anche un violentissimo temporale che manda a casa altri spettatori.
Quando le ostilità riprendono, all’inizio della ripresa, si gioca davvero in un ambiente surreale, per pochi intimi. Anche i tifosi della Nord, per protesta contro la decisione di continuare, non sono tornati sugli spalti, e il pubblico rimasto, più che seguire le scarse trame di gioco, si preoccupa di sapere cosa è successo nelle zone del sisma.
Per la cronaca, il Pescara sceso in campo contro l’Atalanta, è letteralmente non pervenuto: nessun tiro in porta, nessun pallone giocabile per il centravanti Manaj. A nulla servono gli innesti di Pepe e Mitrita per cercare di rivitalizzare lo sterile reparto offensivo. Gli ospiti, dopo aver sfiorato il gol due volte nel primo tempo (occasionissima per Zukanovic e traversa di Calandra), lo trovano al 15’ della ripresa con lo stesso Calandra, abile a deviare di testa sugli sviluppi di un corner: prima rete in serie A per il giovane difensore nerazzurro che (almeno lui) avrà un bel ricordo di questa serata.
Si dovrebbe parlare del Pescara in crisi di gioco e di risultati ma, almeno per una volta, il calcio passa in secondo piano.






