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Martedì, 22 Aprile 2025 15:44

Papa Francesco: "Oltre l’Homo Economicus: etica, spiritualità e dignità nell’era del profitto"

di Carlo Di Stanislao

"L’uomo vale più per quello che è che per quello che ha."
— Papa Francesco, Evangelii Gaudium

Il 21 aprile 2025, giorno liturgicamente dedicato all’angelo custode e, simbolicamente, alla custodia divina della vita e dello spirito, Papa Francesco è salito al Padre. In un tempo segnato dalla frenesia del profitto e dall’egemonia della logica di mercato, la sua voce è stata — e continua ad essere — una delle più alte e limpide nel denunciare l’impoverimento antropologico dell’uomo ridotto a “homo economicus”. Nessun giorno poteva essere più eloquente di quello affidato all’angelo per salutare un pontefice che ha saputo incarnare la custodia evangelica della dignità umana e della Creazione.

Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha insistito nel mettere in discussione una visione dell’uomo dominata dall’egoismo produttivo e dalla corsa all’arricchimento personale, propria del capitalismo finanziario. Un sistema che egli ha più volte definito “un’economia che uccide”, perché alimenta disuguaglianze, distrugge la terra e trasforma i rapporti in strumenti di profitto. A questa deriva, il Pontefice ha contrapposto una visione integrale dell’essere umano, fondata sulla solidarietà, sulla fraternità e sulla spiritualità.

Eppure, Francesco non è stato principalmente un teologo sistematico, bensì un profeta del nostro tempo: più rivoluzionario sul piano pastorale che dottrinale, ha saputo toccare le coscienze non tanto con definizioni astratte, ma con gesti concreti, parole accessibili e una forza comunicativa diretta, popolare, evangelica. Il cuore del suo messaggio è stato la misericordia, il perdono e la fratellanza: tre pilastri che ha rilanciato come antidoti alla cultura dello scarto e dell’indifferenza. Il suo Vangelo non è stato quello della perfezione dottrinale, ma quello dell’abbraccio al figlio prodigo, della vicinanza ai feriti della storia, della Chiesa come "ospedale da campo".

Ma Francesco non è stato solo un pastore: è stato anche un pensatore profondo, capace di dialogare con la grande tradizione filosofica occidentale. Accanto all'ispirazione francescana — San Francesco d’Assisi, figura guida della povertà, della mitezza e della fraternità cosmica — il suo pensiero si è nutrito di autori come Spinoza, Kant, Bergson e Blondel.

Spinoza, con la sua concezione dell’uomo come parte della natura divina, ci invita a superare l’individualismo per comprendere la nostra interdipendenza.
Kant pone la dignità umana al centro della morale, affermando che ogni persona deve essere trattata come fine e mai come mezzo: un principio che riecheggia nelle parole di Francesco quando denuncia l’“usa e getta” applicato non solo agli oggetti, ma anche alle persone.
Henri Bergson, con la sua idea di slancio vitale (élan vital), restituisce all’essere umano la dimensione creativa, interiore, spirituale, che sfugge a ogni logica di mercato.
Infine, Maurice Blondel, filosofo dell’azione, pone l’accento sull’apertura dell’uomo alla trascendenza attraverso l’agire concreto, richiamando l’unità tra fede e vita, tra contemplazione e impegno.

È in questo orizzonte culturale e teologico che Francesco ha maturato la sua critica a un’economia che idolatra il profitto e sacrifica il valore umano. Secondo il teologo Vito Mancuso, il pensiero del Papa si configura come una “rivoluzione spirituale e antropologica”, perché invita a rimettere al centro non l’avere, ma l’essere; non la competizione, ma la compassione. Francesco, afferma Mancuso, «è stato un profeta che ha parlato alla coscienza del mondo, non solo ai credenti».

Anche la professoressa Giuseppina Perrone, filosofa e studiosa del personalismo, ha sottolineato come Francesco recuperi una visione relazionale dell’essere umano: l’io esiste nel tu, l’identità si forma nel dialogo, la realizzazione personale passa attraverso la cura degli altri. Secondo Perrone, il suo magistero si collega direttamente al pensiero di Blondel e a una spiritualità dell’impegno, capace di trasformare l’economia e la politica a partire dall’etica.

Nel cuore della sua proposta risuona un appello urgente: ripensare l’economia alla luce della giustizia, della fraternità e della custodia del creato. In un mondo che misura tutto in termini di denaro e potere, Francesco ha ricordato che vi sono cose “inutili” — come l’amore, l’arte, la preghiera, la solidarietà — che sono le più necessarie. Ha denunciato con forza il mito della meritocrazia assoluta, dell’individuo autosufficiente, e ha invitato a riconoscere la fragilità come luogo teologico, antropologico, politico.

Oggi, il suo insegnamento resta come una bussola per il nostro tempo disorientato, e la sua morte nel giorno dell’angelo appare come un segno: Francesco, il custode dell’umano, è ora affidato al Custode celeste, e il suo messaggio continua a guidarci verso una conversione del cuore, della mente e delle strutture.

Siamo più dell’homo economicus. Siamo persone in relazione, chiamate alla cura, alla giustizia, alla pace. L'eredità di Papa Francesco ci spinge a vivere, costruire e sognare un mondo dove ogni essere umano sia rispettato per ciò che è, e non per ciò che possiede.

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