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Il Pescara perde a Cosenza per tre reti a zero al termine di una partita mai giocata. I padroni di casa risolvono tutto in mezz’ora, con disarmante semplicità. Segnano, nell’ordine, Tremolada, Carretta e ancora Tremolada, contro un avversario inesistente. Il dato tecnico della partita semplicemente non esiste (Machin sbaglierà un rigore, ma la sconfitta sarebbe stata comunque inevitabile). Il Pescara è virtualmente in serie C (la “matematica” arriverà a breve) e la retrocessione è meritatissima.

Il Pescara agguanta il pari al Rigamonti di Brescia, campo storicamente ostico. Alla rete di Jagiello nel primo tempo, risponde l’ex Dessena alla mezz’ora della ripresa. I biancazzurri escono con due punti dalle due difficili trasferte di Monza e Brescia, un bottino discreto che tuttavia risulta ancora del tutto insufficiente all’obiettivo playout. Molte cose sono andate storte: in primo luogo la positività al covid di Machin; in secondo luogo la vittoria dell’Ascoli a Monza. Il quartultimo posto dista quattro punti ed è occupato dal Cosenza, che domani sarà ospite del Venezia. Un’eventuale vittoria calabrese significherebbe lo scivolamento del Pescara a sei punti dall’Ascoli in quota playout.

Il Pescara esce sconfitto per una rete a zero (Meggiorini) dal Menti di Vicenza e complica ulteriormente la sua corsa ai playout. Biancazzurri mai realmente in partita, a tratti in balia degli avversari che costruiscono numerose occasioni da rete. Il risultato finale poteva essere anche più largo. Sono sei i punti che dividono il Pescara dal quartultimo posto occupato dalla Reggiana, un’impresa ancora possibile solo in teoria, ogni idea in tal senso si infrange contro la realtà di una squadra incapace di vincere.

Un buon Pescara esce con un pareggio senza reti dallo scontro con il Pordenone allo Stadio Guido Teghil di Lignano Sabbiadoro (L'impianto di casa, il Bottecchia, non rispetta gli standard previsti dalla serie B). Risultato bugiardo, le squadre hanno creato molte occasioni da rete. La prestazione dei biancazzurri legittima mister Grassadonia a prendersela con la sfortuna, soprattutto per le numerose e rilevanti opportunità costruite dai suoi nel secondo tempo. Il Pescara di oggi probabilmente avrebbe meritato la vittoria.

Il Pescara batte per una rete a zero il Cittadella al Tombolato, la decide Odgaard nel finale. È ormai chiarissimo il piano tattico di Grassadonia: difendere il pareggio fino agli ultimi 20’, per poi provare a vincere in extremis. Non cura, ma medicina di guerra. Ad ogni modo, a questo punto della stagione, non c’è idea che non valga la pena di perseguire.

Il Pescara del neo mister Grassadonia strappa al Frosinone di Alessandro Nesta un pareggio senza reti che spiega – con miserabile accuratezza – la crisi profonda del calcio italiano. Si sono fronteggiati due allenatori giovani, i quali hanno con coscienza e volontà costruito una partita di inaccettabile noia, dicendosene poi – entrambi – del tutto soddisfatti. Solo passaggi orizzontali e nemmeno l’ombra di un’idea offensiva, tutto sacrificato sull’altare dell’equilibrio. L’offerta del nulla come alibi, con i tecnici che evidentemente ritengono conveniente abdicare al proprio ruolo ed affidare al caso l’esito di una partita o di una stagione. Di qui, il più decotto dei luoghi comuni: “Partita decisa dagli episodi”. Ad ogni modo, Grassadonia può farsi scudo di molte cose ed in fin dei conti un pareggio fuori casa all’esordio, da ultimo in classifica, non è un cattivo risultato. Si salvi questo ma questo solo. Di qui in avanti bisognerà provare a vincere qualche partita.

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