Prima sconfitta per il nuovo tecnico biancazzurro Grassadonia: la Spal espugna l'Adriatico con un rigore dell'ex Valoti.
Niente da fare per il Delfino, chiamato a dare continuità al prezioso successo colto quattro giorni fa a Cittadella: gli estensi portano a casa l'intera posta in palio rilanciandosi così in ottica playoff, ma facendo sprofondare il Pescara quando mancano ormai solo 11 partite al termine del campionato.
Tanti i rimpianti per i padroni di casa, che contestano le decisioni sempre avverse dell'arbitro La Penna, a partire dal dubbio penalty assegnato agli ospiti dopo soli 8' e trasformato da Valoti; lo stesso direttore di gara non accorda però al 12' un rigore ai biancazzurri che reclamano vivacemente per un fallo di mano in area estense; infine, a completare il tutto, la doppia ammonizione rifilata a Drudi, che al 43' lascia il Delfino in inferiorità numerica. Nella ripresa, seppur con un uomo in meno, il Pescara prova comunque a cercare il gol del pareggio, ma i tentativi di Guth e Scognamiglio vanno fuori di un soffio.
Nonostante la disperata posizione in classifica, crede ancora nel miracolo salvezza il tecnico Grassadonia: "Non voglio parlare dell'arbitro: ci penserà qualcun altro a giudicare il suo operato. Il risultato odierno è negativo, ma la prestazione è stata positiva perché anche in dieci la squadra è rimasta viva fino alla fine. Da qui ripartiremo lunedì, non vediamo l'ora di tornare in campo".
Il Pescara batte per una rete a zero il Cittadella al Tombolato, la decide Odgaard nel finale. È ormai chiarissimo il piano tattico di Grassadonia: difendere il pareggio fino agli ultimi 20’, per poi provare a vincere in extremis. Non cura, ma medicina di guerra. Ad ogni modo, a questo punto della stagione, non c’è idea che non valga la pena di perseguire.
Un gol di Busellato al 92' regala un insperato (ma meritato) pareggio al Pescara contro il Lecce: all'Adriatico finisce 1-1.
Il Pescara del neo mister Grassadonia strappa al Frosinone di Alessandro Nesta un pareggio senza reti che spiega – con miserabile accuratezza – la crisi profonda del calcio italiano. Si sono fronteggiati due allenatori giovani, i quali hanno con coscienza e volontà costruito una partita di inaccettabile noia, dicendosene poi – entrambi – del tutto soddisfatti. Solo passaggi orizzontali e nemmeno l’ombra di un’idea offensiva, tutto sacrificato sull’altare dell’equilibrio. L’offerta del nulla come alibi, con i tecnici che evidentemente ritengono conveniente abdicare al proprio ruolo ed affidare al caso l’esito di una partita o di una stagione. Di qui, il più decotto dei luoghi comuni: “Partita decisa dagli episodi”. Ad ogni modo, Grassadonia può farsi scudo di molte cose ed in fin dei conti un pareggio fuori casa all’esordio, da ultimo in classifica, non è un cattivo risultato. Si salvi questo ma questo solo. Di qui in avanti bisognerà provare a vincere qualche partita.
Ennesimo passo falso casalingo del Delfino contro una diretta concorrente nella lotta salvezza: all’Adriatico la Reggina si impone per 2-0.
La sconfitta odierna (la quarta consecutiva in campionato) rappresenta senza dubbio il punto più basso della mediocre stagione dei biancazzurri, che contro i calabresi hanno letteralmente toccato il fondo: ultimo posto in classifica, con 16 punti dopo 21 gare, e zona salvezza distante ormai 6 lunghezze. Non convincono le scelte iniziali di mister Breda, che sembra non avere più in pugno le redini della squadra: con Omeonga schierato in cabina di regìa e Rigoni relegato a mezzala, il Pescara regala il primo tempo agli ospiti, che nel secondo tempo raccolgono i frutti della costante superiorità (65% di possesso palla) andando a segno con Denis (73’) e Montalto (79’). Se la gode il tecnico Baroni, da dicembre sulla panchina amaranto, che coglie l’ennesimo successo contro la sua ex squadra.
In silenzio stampa la società biancazzurra: nessun tesserato è autorizzato a rilasciare dichiarazioni; il momento d’altronde è cruciale: martedì prossimo, nel turno infrasettimanale, il Delfino sarà ospite della capolista Empoli.
Il Pescara perde al Bentegodi per tre reti a una, un risultato forse bugiardo in termini di prestazione ma che riflette la distanza che oggi esiste tra queste due squadre. Il nuovo modulo – l’albero di natale – ha consentito di creare qualche occasione in più, tuttavia la squadra che ha peggior difesa e peggior attacco del campionato perde anche se gioca discretamente, è una questione di struttura.